De Medici o Savonarola?

Mag 20 • L'opinione, Prima Pagina • 304 Views • Commenti disabilitati su De Medici o Savonarola?

Eros N. Mellini

I novelli “Piagnoni”

L’atteggiamento di coloro che pensano di dover porre rimedio a una situazione del mondo destinata – ma solo secondo le loro apocalittiche visioni – a implodere a causa dell’inquinamento causato dall’uomo, mi fa pensare alla Firenze del quindicesimo secolo e alla battaglia sostenuta da Fra’ Girolamo Savonarola e dai suoi “Piagnoni”. Quest’ultimi – a parte l’obiettivo politico antimediceo del ritorno alla Repubblica di Firenze – erano dei bigotti fondamentalisti del Cristianesimo, esattamente come i turbo-ecologisti di oggi lo sono nei confronti dell’ambiente.

Da una parte Lorenzo il Magnifico (e i suoi “Pallanti”) che, dopo essere stato l’autore di un’evoluzione che aveva portato Firenze all’apice della politica, dell’economia e della cultura europee – con il relativo benessere e alto livello di vita che ne derivava – la governava ora illuminatamente. Dall’altro, un esaltato che – perché convinto che per guadagnarsi il Paradiso nell’aldilà occorresse soffrire anticipatamente le pene dell’Inferno nell’aldiqua – voleva imporre la sofferenza a tutti, volenti o nolenti, incurante di sapere se la preferenza dei suoi concittadini andasse nello stesso senso o fosse invece di ben più prosaica natura. Che poi il buon Girolamo si sia guadagnato il Paradiso, è tutto da dimostrare, anche se la Chiesa ha deciso il primo passo della sua canonizzazione nel 1997. Quello che invece è certo, è che le sue apocalittiche profezie inerenti alla caduta di Firenze se non si fosse tornati alla Repubblica, furono smentite. La Repubblica fiorentina ebbe infatti qualche sprazzo di faticosa esistenza, ma dovette cedere il passo al ritorno dei Medici. È però un fatto che, forse grazie all’eloquenza drammatica del frate, parecchi animi fino ad allora “tiepidi”, finirono per abbracciare l’assurdo estremismo del predicatore.

I “Piagnoni” moderni del fondamentalismo ecologico fanno esattamente lo stesso. Incuranti del fatto che il moderno consumatore sta vivendo benissimo e non ha alcuna voglia di sottoporsi a restrizioni – dolorose quanto inutili, perché la terra sta dimostrando da miliardi di anni di saper regolare da sé i suoi cicli di vacche magre e grasse, di cambiamenti climatici che avvengono indipendentemente dalla misura in cui l’uomo vi collabora (altrimenti si dovrebbe chi c’era a inquinare nel periodo immediatamente precedente le grandi glaciazioni che fecero estinguere i dinosauri) – per porre rimedio a una prematura fine del mondo peraltro profetizzata solo da loro e con la stessa attendibilità del Savonarola.

Come per il Domenicano quattrocentesco le sofferenze dei peccatori erano cosa buona e giusta, per loro lo sono le rinunce a tutte quelle comodità della vita moderna che le generazioni che ci hanno preceduto hanno fatto di tutto per conquistare.

Con una differenza però: mentre i masochisti rinascimentali pagarono con la vita la loro arroganza, questi non rischiano nulla. Se vincono, i sacrifici e gli enormi costi li deve sopportare la comunità, se perdono … Beh, forche e roghi sono ormai fuori moda, alla peggio continueranno anche loro a godere dei comfort della vita moderna. Finché dura, meglio approfittarne no?, anche incappando in un tantino d’incoerenza.

Come ai tempi del Savonarola quasi tutti erano timorati di Dio, anche oggi quasi tutti sono, chi più chi meno, ecologisti nel limite delle loro possibilità. Allora la cosa non impediva di essere contrari al fondamentalismo religioso, oggi nulla impedisce di essere ragionevolmente rispettosi dell’ambiente senza tuttavia cadere nell’estremismo ecologico.

Queste riflessioni sono particolarmente opportune, perché siamo ormai in dirittura d’arrivo della votazione sull’infausta nuova legge sull’energia. Ma il discorso è di fondo. Due dottrine si contrappongono. L’una propugna la prosecuzione del progresso, cercando le soluzioni anti-inquinamento al suo interno, mediante il continuo miglioramento delle tecnologie (da cui deriva spesso già una diminuzione dei consumi, ma senza nulla togliere alle prestazioni). La seconda – ai miei occhi sciagurata – tende a farci retrocedere a tempi passati di cui tutti riconosciamo le scomodità e le ristrettezze, togliendoci o limitandoci il benessere anche in drastica misura. Una perversa vocazione al martirio che non mi sento certo di condividere. Preferisco mille volte la dimostrata concretezza di Lorenzo il Magnifico alle opinabili profezie apocalittiche dei Savonarola di turno, siano essi rinascimentali o contemporanei.

E così ho votato NO alla nuova legge sull’energia!

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