Dazi: Trump firma sanzioni e tariffe contro la Cina per 60 miliardi. Pechino: “Pronti alle misure necessarie”

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Dr. Francesco Mendolia

(Oggi ho finito di scrivere questi appunti ed è il 23 marzo 2018. Il 23 marzo del 1857 viene installato a New York il primo ascensore)

Il presidente – che solo a novembre stringeva la mano del presidente cinese e firmava accordi – ha detto di aver un “rispetto enorme” per Xi Jiping e che vede Pechino come “un amico”, ma “abbiamo un deficit commerciale di 504 miliardi di dollari, qualcuno dice 375 miliardi in base al modo in cui si calcola. È comunque il deficit più ampio mai registrato da un paese ed è fuori controllo”. Omissis. Se l’UE tira un sospiro di sollievo, il governo cinese non sta a guardare e promette di prendere “tutte le misure necessarie per difendere gli interessi del paese”. Omissis.

(di F. Q. | 22 marzo 2018)

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“Io a quell’incontro c’ero. Gheddafi gli pagò 20 milioni”

Moftah Missouri è stato ambasciatore, responsabile del dossier Francia, consigliere di Gheddafi, poliglotta e interprete negli incontri più delicati. A cominciare da quello fra il colonnello e l’allora ministro dell’interno francese Nicolas Sarkozy durante la visita a Tripoli del 6 ottobre 2005.

«Sono stato ambasciatore e responsabile del desk Francia. Nel 2005 quando Sarkozy era ministro dell’interno ho tradotto l’incontro con Gheddafi a Tripoli».

Cosa si dissero?

«Fu Sarkozy a introdurre il discorso dicendo che era sua intenzione candidarsi alle presidenziali francesi. Gheddafi rispose che come amico non avrebbe esitato ad aiutarlo. Non parlarono di soldi, ma il concetto era chiaro. Gheddafi disse che è un bene avere un amico come presidente francese. E sottolineò: Ti incoraggio e sono pronto ad aiutarti».

Come si è arrivati ai soldi?

«Dopo qualche tempo ho visto la bozza della lettera d’accordo per finanziare la campagna elettorale di Sarkozy sulla scrivania di Gheddafi. Non ricordo il giorno esatto, ma il mese sì. La data del documento era dicembre 2006. In calce aveva firmato Moussa Kussa (il potente capo dei servizi segreti libici per l’estero riparato in Qatar, nda) e la lettera era indirizzata a Gheddafi».

Cosa c’era scritto?

«Ricordo bene di aver letto che la cifra proposta era di 50 milioni di euro, ma poi Gheddafi decise di versare 20 milioni di dollari. I personaggi indicati da parte francese per la finalizzazione dell’accordo erano Brice Hortefeux (ex ministro, alleato politico e amico personale di Sarkozy anche lui interrogato due giorni fa, nda) e l’intermediario franco-libanese Ziad Takieddine (che ha ammesso di aver portato delle valigette con 5 milioni di euro a Sarkozy e il suo entourage fra fine 2006 e il 2007, dopo la lettera di Moussa Kussa, nda). Da parte libica s’indicava Bashir Saleh (capo di gabinetto di Gheddafi, nda) e se non sbaglio Abdallah Senoussi (cognato del colonnello e capo dei servizi interni, nda). Non so come i soldi siano stati versati, ma queste persone dovevano occuparsene».

Come ha saputo che Gheddafi stanziò solo 20 milioni di dollari?

«Durante un’intervista alla vigilia dei bombardamenti della NATO nel marzo 2011, Gheddafi disse a una giornalista francese che aveva aiutato la campagna elettorale di Sarkozy. Alla domanda su quanti soldi avesse versato rispose che non si ricordava la cifra. Qualche giorno dopo Gheddafi mi rivelò che il contributo libico a Sarkozy era stato di 20 milioni di dollari».

Gheddafi non le confidò cosa pensava del cambio di fronte radicale di Sarkozy da amico a nemico?

«No, a parte qualche dichiarazione alla stampa sul fatto che aveva problemi mentali. Probabilmente, ma è una mia analisi, Sarkozy era rimasto sbalordito della mancata realizzazione di diversi contratti con la Libia (anche in campo energetico, nda) firmati durante la visita di Gheddafi a Parigi (nel dicembre 2007 dopo l’elezione all’Eliseo, nda), dove fu accolto con tutti gli onori».

I ribelli volevano il colonnello vivo, ma fu ucciso durante la cattura. Cosa ne pensa?

«Non ho informazioni dirette, ma molti in Libia pensano che sia stato un agente dei francesi infiltrato a premere il grilletto. Così non avrebbe potuto raccontare tante cose».

(Fausto Biloslavo – Gio, 22/03/2018 – 10:15 il giornale.it)

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Quanto costa lo champagne della Formula 1?

Omissis. Una bottiglia di champagne aperta sul podio dai piloti di Formula 1 costa circa 3mila dollari. La produzione è di Carbon, un’azienda francese specializzata nella realizzazione dello champagne da ormai cento anni. La bevanda viene lavorata in 21 step ed è una delle migliori della Francia, paese leader nella produzione di champagne. Carbon fornisce alla Formula 1 tre bottiglie differenti per ogni vincitore – tutte e tre realizzate in carbonio – che si distinguono per colore. Dorata per chi arrivata al primo posto, argentata per il secondo, bronzo per il terzo. Omissis

(Supereva)

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“A Pasqua stazione spaziale cinese può cadere sull’Italia”. L’allarme della Protezione Civile

La navicella Tiangong 1 è alla deriva dal 2016. Frammenti potrebbero precipitare nelle regioni a sud dell’Emilia-Romagna tra il 28 marzo e il 4 aprile.

(23/03/2018 08:34 CET Huffpost)

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Esiste un vino da 300 mila euro a bottiglia, prodotto in Italia

Omissis. Il vino in questione si chiama Perseo&Medusa, realizzato con uve bianche coltivate sulle terrazze dell’isola del Giglio, affacciate sul mare, e prodotto in edizione limitata (solo 600 bottiglie). Omissis.

Ad acquistare il vino prodotto sull’Isola del Giglio sono appassionati e investitori che arrivano da tutto il mondo. La bottiglia numero 3 della vendemmia 2014 è stata battuta all’asta qualche giorno fa. Le offerte sono arrivate da Miami, Hong Kong, Dubai e New Delhi. Alla fine ad aggiudicarsela è stato un imprenditore di Shanghai che l’ha pagata 330 mila euro.

Il nome del vino, Perseo&Medusa, evoca l’eterna battaglia fra la natura e l’uomo. Tutti gli acquirenti ricevono una valigetta in cui sono custodite due bottiglie: una da bere, l’altra da conservare, adornata con un bracciale da bicipite realizzato a mano. Omissis.

(Supereva)

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