Consenso popolare all’accordo-quadro con l’UE versione Cassis?

Mag 6 • L'opinione, Prima Pagina • 126 Views • Commenti disabilitati su Consenso popolare all’accordo-quadro con l’UE versione Cassis?

I soliti sondaggi compiacenti e tendenziosi

Eros N. Mellini

La stampa ha dato recentemente grande risalto a un sondaggio che darebbe il consigliere federale Ignazio Cassis con il vento in poppa, in vista di una votazione popolare sull’accordo-quadro istituzionale con l’UE. In una versione, la sua, che di fatto nulla toglierebbe allo stato di sudditanza che in cui la Svizzera si troverebbe nei confronti di Bruxelles se sciaguratamente l’accordo andasse in porto.

Naturalmente ogni mezzo è buono per strappare l’agognato SÌ al popolo a questa ennesima operazione di servile sudditanza nei confronti dell’UE ideata dalla Berna federale (niente di nuovo in questo senso, se non che questo accordo è mille volte più pericoloso delle peraltro già assurde e infelici decisioni adottate finora, perché ci toglierebbe completamente la democrazia diretta che ha permesso fino a oggi di contenere parzialmente i danni) ma, pretendere che la maggioranza del popolo svizzero tenga agli accordi bilaterali fino al punto di rinunciare alla propria sovranità, ci sembra decisamente prendere per realtà i propri (sciagurati) desideri.

Scientemente si crea confusione nella mente della gente, mescolando in un unico calderone “accordo-quadro”, ”accordi bilaterali” e “libera circolazione”, facendo credere che siano tutti legati e quindi indispensabili per salvaguardare gli interessi della Svizzera.

In realtà, l’interesse della Svizzera è spesso sì presente, ma in misura nettamente inferiore a quello dell’UE, per cui chi paventa che una semplice rinuncia all’uno comporti la caduta di tutti gli altri, cavalca disinvoltamente la menzogna a meri fini personali (interessi economici ma, da parte di certi politici, anche ambizioni carrieristiche lautamente pagate in un qualunque gremio internazionale).

È quindi utile specificare, almeno a grandi, quali siano le caratteristiche dei tre termini menzionati sopra.

Accordi bilaterali: sono tutta una serie di accordi che la Svizzera ha stipulato, per facilitare i rapporti con l’UE in vari settori della politica: trasporti, economia, agricoltura, commercio, eccetera, i cui dettagli sono uniformati fra gli Stati membri dell’UE ma che noi, non facendone parte, dobbiamo regolamentare separatamente. Per la Svizzera, tali accordi sono stati, e dovrebbero tuttora essere, l’alternativa all’adesione all’UE ma, purtroppo, gran parte della Berna federale si ostina a interpretarli come una fase preliminare in vista di detta adesione (ricordate come Adolf Ogi aveva definito lo SEE, la cui adesione fu fortunatamente respinta dal popolo il 6 dicembre 1992?: Campo d’allenamento in vista dell’adesione all’UE). Non lo dicono ad alta voce, perché si sono resi conto che il popolo non ne vuole assolutamente sapere, però continuano subdolamente a spingere in quella direzione. Lo scopo, recondito solo per gli ingenui, è quello di mettere la Svizzera in una tale posizione di sudditanza dall’UE che il popolo dica: “ma in fondo, siamo già talmente dipendenti che non c’è più motivo di restarne fuori”. Gli accordi bilaterali con l’UE sono attualmente, salvo errore, oltre 120. E in gran parte funzionano abbastanza bene ma, come detto, sono di interesse reciproco quando non preponderante per l’UE. È quindi assurdo pensare che quest’ultima – in particolare quegli Stati (e l’abolizione dei bilaterali necessita dell’accordo unanime dei membri) che da uno o più accordi traggono il maggiore interesse – ne faccia saltare un intero pacchetto applicando la famigerata clausola ghigliottina.

E qui veniamo all’accordo di libera circolazione delle persone: questo fa parte dei sette accordi del pacchetto di Bilaterali I, legati appunto dalla clausola ghigliottina. In parole semplici, la rinuncia alla libera circolazione delle persone farebbe (il condizionale è più che mai d’obbligo) saltare gli altri sei – SEI e non TUTTI gli accordi bilaterali come la Berna federale affetta da servilismo nei confronti di Bruxelles lascia furbescamente credere. Questi accordi riguardano: libera circolazione delle persone, ostacoli tecnici al commercio (denominato anche MRA – «Mutual Recognition Agreement»), appalti pubblici, agricoltura, trasporti terrestri, trasporto aereo, ricerca. Ora, volete credere che i paesi del nord Europa, Germania in testa, rinuncino a un accordo che permette il transito a prezzi da bazar dei loro bisonti da 40 tonnellate sulla tratta più diretta nord-sud-nord, perché un alto dirigente UE obnubilato dai fumi dell’alcool si ostina a non voler rispettare le decisioni liberamente e democraticamente espresse dal popolo svizzero in materia di libera circolazione delle persone? La clausola ghigliottina può far paura – o meglio, far ostentare paura da chi è interessato alla completa sottomissione della Svizzera all’UE – ma la sua reale applicazione è ben lungi dall’essere una concreta possibilità.

Infine, l’accordo-quadro istituzionale: le questioni più inaccettabili – ma in dettaglio ce ne sono molte altre perlomeno discutibili – insite in questo accordo sono sostanzialmente tre:

  • La Svizzera riprenderà automaticamente tutte le decisioni e le leggi dichiarate unilateralmente da Bruxelles come «rilevanti per il mercato interno». È chiaro? Solo l’UE deciderà – conformemente ai suoi interessi – quali di queste saranno «rilevanti per il mercato interno», la Svizzera non avrà nulla da eccepire. E con oltre 120 accordi bilaterali con l’UE, è facile immaginare quale spazio di manovra rimarrà al nostro paese.
  • La Svizzera accetta la Corte di giustizia dell’UE quale ultima, inappellabile istanza giudiziaria in caso di divergenze d’opinione sull’interpretazione degli accordi bilaterali fra Berna e Bruxelles. Praticamente, la Svizzera si dovrebbe appellare al tribunale della controparte. È come se l’arbitro di una partita di calcio militasse nelle fila di una delle due squadre. Assurdo. Adesso, la “versione Cassis” vorrebbe un tribunale arbitrale con una presenza paritaria anche della Svizzera. Ma si tratta di un esercizio alibi, perché l’UE pretende che questo Tribunale arbitrale, per fattispecie che la Commissione UE unilateralmente dichiara essere «vincolanti per il mercato interno», debba assolutamente attenersi alle direttive della Corte di giustizia dell’UE. Per ogni litigio da risolvere, la Commissione UE deve quindi dapprima decidere se il caso sia di «importanza rilevante per il mercato interno» oppure no. E per tutte le controversie che Bruxelles considera «rilevanti per il mercato interno», ogni Tribunale arbitrale di cui l’UE fa parte deve dapprima trasmettere obbligatoriamente il dossier alla Corte di giustizia UE, affinché questa possa prendere al riguardo una cosiddetta decisione preventiva. Ciò che la Corte di giustizia UE emana quale sua «decisione preventiva» deve essere obbligatoriamente e totalmente ripreso dal Tribunale arbitrale.
  • La Svizzera accetta inoltre un diritto sanzionatorio da parte dell’UE nei confronti del nostro paese, qualora quest’ultimo non volesse o non potesse accettare una decisione della Corte di giustizia dell’UE. In altre parole, la Svizzera potrebbe sì ancora votare – si pensa così di salvare l’immagine della democrazia diretta – ma, qualora il risultato non fosse quello voluto dall’UE, questa avrebbe il diritto di emettere sanzioni, quali che poi siano, contro la Svizzera. Per portare un esempio di Christoph Blocher: tu sei libero di circolare a 200 all’ora sull’autostrada ma, se ti becchiamo, ti prendi una salata multa.

E, conscio di tutto questo, il popolo svizzero dovrebbe acconsentire, quasi con entusiasmo, alla sottoscrizione di un trattato di sottomissione sul quale il ministro degli affari esteri non ha ancora trovato il famoso tasto “reset”? Ma fateci un piacere!

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