Con corna o senza corna, questo è il problema

Nov 2 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 151 Views • Commenti disabilitati su Con corna o senza corna, questo è il problema

Eros N. Mellini

Indubbiamente, qualcuno si chiederà se veramente valga la pena di scomodare il popolo per votare su un tema che, almeno a chiunque non sia una mucca, potrebbe sembrare banale. È vero che l’importanza della decisione non sarà esistenziale per la Svizzera, non è la “madre di tutte le battaglie”, e che – sia l’esito delle urne un SÌ o un NO – nemmeno Jean-Pascal Delamuraz si azzarderebbe a parlare di “domenica nera per la Svizzera”. Ma prendere questa votazione come pretesto per  denigrare la democrazia diretta, è sbagliato e fuorviante. Semmai è proprio la dimostrazione che in Svizzera, chi ha a cuore un argomento e, soprattutto, riesce a creare un sufficiente consenso attorno a esso, ha l’opportunità di portarlo di fronte al popolo che sentenzierà inappellabilmente (o quasi, non mi risulta infatti che ci sia una Convenzione europea dei diritti dei bovini cornuti cui appellarsi).

L’antefatto e la proposta

Se ho ben capito, tale Armin Capaul, contadino di montagna, scrive una lettera al consigliere federale Johann Schneider-Ammann, proponendogli di introdurre un sussidio o contributo o premio – comunque vogliamo chiamarlo – che incentivi i proprietari di bovini e capre a lasciare loro in testa quegli attributi che il maschio umano (in questo caso le corna sono metaforiche, ma sembra provochino più dolore di quanto l’asportazione di quelle vere potrà mai arrecare agli animali) tenta spesso invano di nascondere. Il ministro –  e questo dimostra ancora una volta l’unicità del rapporto fra i politici e i cittadini svizzeri in confronto ad altri Stati – gli risponde con una bella lettera di cui non conosco il dettaglio dei contenuti, ma che una fonte degna di fede mi dice terminare: “altrimenti può semplicemente lanciare un’iniziativa popolare.” Verosimilmente, Schneider-Ammann tutto s’aspettava fuorché di essere preso in parola. Invece, il signor Capaul ha fatto buon uso dei diritti popolari e – sorpresa, sorpresa – è riuscito a raccogliere le 100’000 firme necessarie (in effetti ne ha raccolte oltre 120’000). E ora la si dovrà votare e tutto lascia credere che possa godere di un vasto consenso. Capaul ha infatti avuto l’accortezza di non proporre un divieto (parola che suscita istintivamente opposizione) di tagliare le corna agli animali, chiede semplicemente di premiare quelli che mucche e capre se le tengono come la natura le ha fatte. E siccome – fortunatamente, dico io -l’amore per gli animali è diffuso indipendentemente dagli steccati partitici, il timore che l’operazione li possa far soffrire avrà per molti il sopravvento su qualsiasi ragione tecnica avanzata dagli oppositori.

Una votazione inutile e ridicola?

Inutile no, un tema che interessa oltre 120’000 cittadini diventa automaticamente degno di considerazione. Ridicola? Solo a un esame superficiale e, soprattutto, agli occhi di coloro cui la democrazia diretta dà fastidio in quanto ostacola la loro brama di potere e quindi pensano di strumentalizzare la fattispecie per affermare che i diritti popolari vanno limitati, che il numero di firme richiesto deve essere sensibilmente aumentato mentre, al contrario, va accorciato il termine accordato per la loro raccolta. Oppure agli occhi di quei neo-Svizzeri dalla firma ancora “bagnata” che, dal pulpito fatiscente del loro paese d’origine, si arrogano il diritto di criticare la nostra democrazia diretta che ci manda a votare a ogni piè sospinto.

Alcune cose che è bene ricordare

A costoro vorrei ricordare che con il passaporto rossocrociato – che continuo a considerare troppo spesso ottenuto con eccessiva facilità – non hanno acquisito solo diritti (tanti), bensì anche dei doveri (pochi) fra cui quello di votare. Che senza l’occhio vigile del popolo grazie alla democrazia diretta, il nostro paese sarebbe già da tempo ridotto male come quello che hanno lasciato, nel quale ci si limita a eleggere dei deputati di cui, anche se ne fanno poi peggio di Bertoldo, non c’è alcuna alcuna possibilità di correggere l’operato. Poi, che proprio e solo grazie alla democrazia diretta la Svizzera è finora riuscita a star fuori da quell’UE dalla quale sempre più movimenti nazionali vorrebbero staccarsi  ma di cui, appunto perché non possono esprimersi in votazione popolare, devono invece continuare a subire i malandazzi.

Infine che, se essere chiamato tre o quattro volte l’anno alle urne lo ritieni fastidioso, la Svizzera non te la meriti.

Personalmente, preferisco votare mille iniziative sulle corna delle mucche, che non rischiare anche una sola volta di non essere chiamato a esprimermi su un’adesione all’UE.

Perciò, teniamoci stretta l’autodeterminazione il prossimo 25 novembre. E votiamo pure anche a favore dei simpatici bovini.

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