Come Wawrinka

Set 26 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 414 Visite • Commenti disabilitati su Come Wawrinka

Roger Köppel, Consigliere nazionale, capo-redattore della Weltwoche

 

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Dalla Weltwoche del 15 settembre 2016 l’editoriale di Roger Köppel

Ciò che i liberali-radicali dovrebbero imparare dal campione di tennis

 

Dopo la guerra di logoramento affrontata dal tennista svizzero Stan Wawrinka, che a New York ha sconfitto con un impressionante spirito combattivo il serbo, dato per favorito, Novak Djokovic, quale programma contrario comincia a Berna la stagione politica autunnale. Programma contrario perché, nella Berna federale contano molto meno le virtù “wawrinkiane” dell’autodifesa allo stremo, della strenua resistenza agli attacchi stranieri. Sotto la cupola si sta invece rapidamente diffondendo lo spirito maligno della resa, del rintanarsi spaventati dall’odore di decomposizione di una sconfitta autoprovocata. La buona notizia è che si sta vedendo la luce. L’atmosfera dopo la non applicazione dell’articolo sull’immigrazione di massa da parte del Consiglio nazionale è pessima. I liberali-radicali mostrano facce allegre, ma la cattiva coscienza rimane percettibile. La maggior parte evita il contatto visivo diretto, altri si aggirano furtivamente con aria sofferente, ogni tanto lampeggia un sorriso ammiccante e cospiratorio in direzione dell’UDC. Alla gente è chiaro quanto sta succedendo, ma molti non lo vogliono ammettere. I liberali-radicali sono stati alla testa di chi tenta di affossare la decisione popolare contro l’immigrazione di massa. Delle esigenze della Costituzione non ne è stata realizzata alcuna: non c’è alcuna gestione autonoma dell’immigrazione. Non c’è alcuna preferenza indigena, solo un obbligo non vincolante di annuncio. Non c’è alcun contingente né alcun tetto massimo annuali tenuto conto dell’asilo. Non ci sono misure sociali d’accompagnamento come la limitazione del ricongiungimento familiare. Mai la volontà popolare è stata ignorata in modo così indegno. I commissari liberali-radicali responsabili attorno al Tremotino (personaggio dei fratelli Grimm, NdT) della giurisprudenza Kurt Fluri, festeggiano il loro strapazzo della Costituzione con una pantomima di un’applicazione riuscita. Fluri taccia addirittura i suoi critici di “bugiardi” con “opinioni totalitarie”. Ironia della sorte, è proprio il PLR che, per obbligo dittatoriale del gruppo, dispone di un’opinione unitaria sulla violazione della Costituzione. Gli argomenti stridono al punto di far vergognare alcuni addetti ai lavori.

Che cosa spinge i liberali-radicali? È cattiva volontà? Decadenza? O semplicemente pura incapacità? Non attribuiamo ai membri del PLR delle cattive intenzioni. Prendiamo per buono ciò che vanno dicendo da mesi: si deve difendere il benessere. Non si possono mettere a rischio gli interessi dell’economia con l’ostinata insistenza su una decisione popolare che minaccia soltanto di esporre il nostro paese alle probabili ire e alle sanzioni di Bruxelles. I borghesi affermano di arrendersi all’UE unicamente perché si aspettano un miglioramento della nostra competitività economica e attrattività. La riduzione dell’indipendenza svizzera – questa è la logica dei ben intenzionati traditori del popolo – è certamente brutta, ma è purtroppo necessaria per assicurare a lungo termine gli interessi della Svizzera nel mondo. Essi credono che la Svizzera potrà continuare nel suo successo se rinuncia alla sua autonomia o, perlomeno, se la relativizza molto. Questo è l’enorme errore, il vizio nel ragionamento degli abolitori della democrazia: essi vogliono sacrificare l’autodeterminazione per salvare il benessere. Peraltro, la massima autodeterminazione possibile è il primo presupposto del benessere in Svizzera: chi vuole difendere il benessere deve rafforzare l’autodeterminazione. Chi limita l’autodeterminazione distrugge il benessere. Queste non sono banalità tratte da un libro di testo d’educazione civica, bensì esperienze pratiche. La vulnerabile Svizzera deve rimanere libera e flessibile. Essa necessita di margini di manovra per poter reagire alle scosse. Niente illustra meglio questo concetto del disimpegno, lo scorso anno, del franco svizzero dall’euro: il settore dell’esportazione urlò per la rabbia, tuttavia oggi constatiamo che il 75% delle aziende d’esportazione ha concluso migliori affari dello scorso anno. Il motivo è che in Svizzera si può fare qualcosa; si può agire in modo diverso dagli altri, si è più liberi. E deve rimanere così. La realtà è invece che l’indipendente Svizzera sta andando a rotoli. I politici rifiutano di applicare le decisioni del popolo, vedi immigrazione di massa. I giudici mirano al potere. Il Tribunale federale di Losanna sta lavorando per subordinare completamente la Costituzione federale a norme straniere. Il Consiglio federale ambisce a integrare la Svizzera nell’UE mediante un accordo-quadro che esige la ripresa automatica del diritto europeo e la sottomissione della Svizzera alla corte suprema dell’UE. Nella testa di un a maggioranza, l’assoggettamento all’UE è già da un pezzo cosa fatta. L’uomo forte PLR Fluri dice spesso che la Costituzione federale è “secondaria” rispetto alle norme internazionali. E parla per molti. La volontà di autodeterminazione sta calando. E questo è pericolosissimo. Senza autodeterminazione non esiste benessere. Il dovere di tutti i benpensanti consiste perciò nel difendere l’autodeterminazione svizzera alla maniera di Wawrinka.

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