Come pretendere di rappresentare il popolo quando si disprezza il paese?

Apr 21 • Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 108 Visite • Commenti disabilitati su Come pretendere di rappresentare il popolo quando si disprezza il paese?

Stop agli affossatori della Svizzera

Il discorso di Christoph Blocher all’Albisgüetli

 

Il discorso di Christoph Blocher all’Albisgüetli

Siamo alla quarta e ultima puntata del discorso tenuto da Christoph Blocher al tradizionale congresso dell’UDC zurighese dell’Albisgüetli 2017.

Per un romanzo poliziesco, questo libro è un po’ noioso, ma si ha ciononostante l’impressione di entrare in una camera degli orrori, vedendo in che maniera diabolica vi sono trattati i diritti del popolo. Questi autoproclamatisi rappresentanti dell’élite intellettuale vi manifestano il loro più totale disprezzo del popolo e dei diritti democratici. Senza alcuno scrupolo.

I motivi sono evidenti: parecchie iniziative popolari di questi ultimi anni non sono gradite a queste signore e signori. Se le decisioni del popolo fossero state inverse, avrebbero senza dubbio espresso un elogio altrettanto fondato dell’iniziativa popolare. Sarebbe opportuno, ho letto in questo opuscolo, che il diritto d’iniziativa sia accompagnato da “disposizioni supplementari addomesticanti”. Si è utilizzata l’infelice parola “addomesticare” senza dubbio sperando che noi, ignoranti, non la comprendessimo. Grande errore, mi ricordo perfettamente di questa parola e del suo significato che ho appreso alla scuola di agricoltura: “addomesticare” significa rieducare delle bestie selvatiche, delle bestie feroci per farne degli animali domestici. Si paragonano quindi i nostri cittadini a dei lupi, a delle scimmie e a iene assetate di sangue che bisogna domare senza indugi.

Georg Kreis rileva con evidente rammarico: “Questo diritto popolare esiste, bisogna conviverci. Ma, aggiunge, questo diritto è utilizzato con sempre meno ritegno e con sempre più sfrontatezza.” (senza dubbio perché non siamo ancora addomesticati). E il signor Kreis ha l’idea formidabile e assolutamente originale di raddoppiare il numero richiesto di firme o, ancora meglio, di portarlo a 600’000 dimezzando contemporaneamente il termine di raccolta. Capisco finalmente a cosa servano tutti questi professori e dottori; mai una persona normale avrebbe avuto delle idee del genere. Scommetto che questo professore liberale-radicale non ha mai dovuto lanciare un’iniziativa, farla riuscire nonostante tutti gli ostacoli burocratici e raccogliere faticosamente delle firme. Mi ricordo semplicemente che il suo partito, il PLR, non riuscì a condurre in porto un’iniziativa popolare dal titolo peraltro accattivante “Iniziativa anti-burocrazia”. Eppure, il testo di questa iniziativa era talmente vago e morbido che perfino il comunista Zsyadis depose un intervento parlamentare analogo.

E il professor Kreis continua a filosofare: si potrebbe anche togliere ai gruppi parlamentari il diritto di lanciare iniziative, ma anche ciò sarebbe problematico, perché, per esempio, l’UDC ha ceduto l’iniziativa contro i minareti a un comitato indipendente.

Ho anche letto, durante le feste di fine anno, delle riflessioni su un “esame preliminare da parte dell’amministrazione federale”, su un “sovra sfruttamento del sistema politico”, su delle “osservazioni da stampare sui formulari per la raccolta delle firme”, quindi di una messa in guardia equivalente al teschio sulle bottiglie di veleno.

E poi altre farneticazioni concernenti un”Consiglio dei saggi”. Tutto ciò è scritto nero su bianco e non è uno scherzo! Infine, il signor Kreis evoca il desiderio a lui più caro: “Esattamente come il diritto d’iniziativa ha fatto la sua apparizione, potrebbe – in teoria – anche sparire”. Il suo auspicio è stato quasi esaudito nel 2016. Bisognerebbe sottoporre le iniziative “al Tribunale federale per un controllo redazionale”. I “giudici di Losanna e di Strasburgo” dovrebbero rifiutare l’applicazione di “disposizioni costituzionali contrarie ai diritti fondamentali”.

E poi ancora questo: da tempo, sembra, il diritto internazionale pubblico “non è più semplicemente il risultato di trattati fra governi”, bensì è diventato un “regime democratico legittimato”. Anche se una cosa è il contrario della democrazia, dei professori di diritto pubblico come Daniel Thürer, la dichiarano semplicemente democratica.

Questi atteggiamenti sono ben conosciuti nelle dittature. La dittatura socialista che dominava la Germania Est si chiamava “Repubblica democratica tedesca” (RDT). Peraltro non era né democratica, né repubblicana. Lo stesso stato d’animo permette di qualificare democratico il diritto internazionale. Ciò mi ricorda anche il presidente americano Nixon che, dopo l’effrazione nella sede del partito democratico, affermava: “When the president does it it’s not illegal” (se lo fa il presidente, non è illegale). O peggio, mi ricorda i professori di diritto del Terzo Reich che si gettarono fra le braccia di Hitler. Il principale giurista del dittatore, tale Carl Schmitt, affermava: “Il führer tutela il diritto”.

Si deve impedire, ho letto poi, che “i cittadini prendano delle decisioni tiranniche”. “Garanti dell’equità, i giudici devono maggiormente essere chiamati a partecipare al processo democratico.” Senza dubbio si sta pensando ai giudici che, con arbitrio tirannico, hanno stravolto nel 2015 la prassi giuridica adottata fino ad allora, ponendo in maniera generalizzata il diritto internazionale al di sopra di quello svizzero!

Sorprendono sempre l’immaginazione e la creatività di cui danno prova delle persone presunte intelligenti che cercano di rafforzare il loro potere a scapito di quello dei cittadini, mettendosi al comando quali dittatori autoproclamati. E non dimentichiamo che sono delle persone che hanno studiato e che lavorano per lo Stato, dunque che sono tutti pagati da coloro che tentano di estromettere dal potere, ossia i contribuenti.

VIII. 2017: Anno dell’indipendenza

Che cosa bisogna fare contro questo golpe, contro questa presa di potere, contro questo colpo di Stato?

Il fatto è che il popolo è in ebollizione. I governanti devono evitare di cullarsi nell’illusione che si possa, senza rischi, ignorare la volontà popolare e che tutto vada per il meglio semplicemente perché non ci sono manifestazioni nelle strade, non ci sono barricate o insurrezioni sanguinose. Non ci si deve lasciar trarre in inganno. Una parte considerevole del popolo è scandalizzata, in collera, furiosa.

Che cosa bisogna fare?

L’obiettivo principale per il 2017 deve essere quello d’impedire che il popolo, sovrano costituzionale, sia esautorato del potere.

Anche se l’UDC è il solo partito che difende senza compromessi la libertà, la prosperità, la pace e la qualità di vita delle Svizzere e degli Svizzeri, deve continuare a battersi. Deve farlo!

L’UDC ha una grande sfida da affrontare nel 2017:

− nel 2017 dobbiamo impedire un accordo-quadro istituzionale con l’UE. Non è tollerabile che la democrazia e l’autodeterminazione della Svizzera siano sacrificate e non vogliamo giudici stranieri!;

− nel 2017 l’iniziativa RASA o qualsiasi controprogetto che ponga il diritto internazionale al di sopra del diritto costituzionale non devono avere alcuna chance;

− nel 2017 bisogna mettere fine alla priorità del diritto internazionale sul diritto stabilito dal popolo e dai cantoni. Dobbiamo far passare l’iniziativa per l’autodeterminazione;

− nel 2017 l’UDC deve – e sarà ancora una volta il solo partito a farlo – vegliare sulla libertà del mercato svizzero del lavoro. Tutti gli altri partiti hanno deciso diversamente durante la sessione delle Camere dello scorso dicembre;

− nel 2017 l’UDC deve vegliare a che la libera circolazione delle persone sia fermata;

− nel 2017 la nuova strategia energetica, una totale assurdità burocratica, deve essere respinta. La nuova legge sull’energia impone delle spese supplementari fra i 150 e i 200 miliardi di franchi!

Che cosa cantavamo nella nostra gioventù? Dopo che abbiamo cantato questo ritornello, una settimana fa in Vallese, molti di voi mi hanno avvicinato affinché lo cantassimo ancora una volta stasera. E allora ascoltate la melodia e cantate tutti con me, e cantate forte affinché la presidente della Confederazione vi senta:

« Chi deve pagare?

Chi ha tanto denaro,

chi ha tanti soldi, soldi –

chi ha tanto denaro?

 

I cittadini devono pagare –

hanno così tanto denaro?

I cittadini danno i loro soldi, soldi –

fintanto che non hanno più denaro!»

 

È l’ora della resistenza, Signore e Signori, e l’UDC è purtroppo il solo partito che ancora si batte per i valori liberali che hanno fatto la forza e il successo della Svizzera.

Rimbocchiamoci le maniche! Abbiamo bisogno di democrazia e non di nemici della democrazia.

Non c’è posto qui per gli affossatori della Svizzera!

Solo così tutto andrà bene per il nostro piccolo e bellissimo paese liberale.

E potremo gridare con fiducia:

– Viva la Svizzera – Vive la Suisse – Es lebe die Schweiz

 

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