Civica: fra gaudio e isterica insofferenza

Ott 6 • L'opinione, Prima Pagina • 131 Visite • Commenti disabilitati su Civica: fra gaudio e isterica insofferenza

Eros N. Mellini

Lo scorso 24 settembre abbiamo votato, fra le altre cose, sulla reintroduzione dell’insegnamento delle civica nei programmi scolastici, quale materia a sé e con nota separata. La votazione era stata preceduta da una campagna di voto andata ben oltre i normali toni della contesa fra due opinioni diverse, sia per il volume dei mezzi utilizzati, sia per certi colpi bassi che non sono mancati.

Un vizio di fondo da parte degli oppositori

Il fronte degli oppositori era in gran parte costituito da un blocco di docenti toccati sul vivo dall’esplicita critica di non insegnare la civica secondo i dettami dell’articolo 23a della Legge sulla scuola – introdotto nel 2001 a seguito dell’iniziativa poi ritirata dei Giovani liberali radicali – che, di fatto, imponeva già l’insegnamento della materia in questione, seppure “spalmata” sulle ore di storia e senza nota a sé. E quindi affermavano, e affermano tuttora, che la civica non deve essere staccata dall’insegnamento della storia, pena la sua riduzione a un inutile nozionismo. Secondo loro, la civica va capita nel contesto della storia, bisogna che gli alunni capiscano come si è arrivati all’attuale sistema politico svizzero, non è importante che se ne conoscano i dettagli del suo funzionamento. Quindi l’attuale articolo 23a della legge è già sufficiente non solo, ma prevede il modo “giusto” d’insegnare la civica, al contrario di quanto prevedeva l’iniziativa e di quanto il popolo ha votato a grande maggioranza.

Peccato che il miracoloso articolo 23a, dal 2001 a oggi non è stato applicato, o lo è stato saltuariamente e in modo insufficiente, carenza evidenziata dallo studio della SUPSI del 2012, che ha dato spunto al lancio dell’iniziativa. In altre parole, gli oppositori non hanno fatto nulla per dar seguito alla legittima richiesta dei GLR del 2000 – o lo hanno fatto solo a spizzichi – poi, in campagna di voto, hanno preteso che il modo giusto di insegnare la civica fosse quello che per anni NON hanno adottato. Non c’è da meravigliarsi se il popolo votante li ha severamente sconfessati.

Il meschino utilizzo dell’attacco personale

In una campagna di voto si fa ogni tanto anche un uso un po’ ambiguo di affermazioni al limite della falsità, non si disdegna qualche scorrettezza dal punto di vista etico, ma si dovrebbe rigorosamente astenersi dall’attacco personale. Ciò non è stato il caso per questa votazione: il fatto che il primo firmatario dell’iniziativa che ha poi dato seguito alla modifica di legge fosse Alberto Siccardi, è stato strumentalizzato ad arte dal fronte degli oppositori, speculando sul fatto che costui faccia parte della categoria degli imprenditori, assurdamente invisa per principio a una parte dell’elettorato che le attribuisce tutti i mali che stanno affliggendo il paese. In certi commenti sui social network ho letto frasi del tipo “basta vedere chi è il primo firmatario per capire…”, lasciando subdolamente intendere che dietro ci sarebbero stati chissà quali interessi. Come se l’impegno a che i futuri cittadini siano ben preparati all’esercizio della democrazia diretta nascondesse chissà quali mire occulte a profitti personali. Contando su questa immagine negativa dell’imprenditore sfruttatore e schiavista ormai diffusa nel pregiudizio nostrano, sono arrivati a chiamare una modifica di legge del Gran Consiglio “Lex Siccardi”, con chiaro intento spregiativo. Evidentemente non ha funzionato, almeno non nella misura che auspicavano.

La “casta” è stata sconfitta

Da parte del fronte degli iniziativisti c’è stata, è vero, la stigmatizzazione dell’assurgersi a casta del corpo docente. Non si è andati troppo per il sottile, lo ammetto, c’è una non insignificante parte di docenti che fa il suo lavoro correttamente e senza pretese, e molti di questi ce l’hanno dimostrato dichiarandosi (confidenzialmente, per non urtare appunto la “casta”) d’accordo con la nostra causa. Ma molti altri, e questi non hanno avuto remore a palesarsi con affermazioni e toni che, senza dirlo a chiare lettere, non lasciavano dubbi a chi avesse orecchie per sentire e occhi per leggere sulla loro, neppure tanto intima, convinzione di essere degli intoccabili, per i quali qualsiasi critica è da considerarsi quale lesa maestà. E questi sono stati sconfitti severamente, in termini moderni letteralmente asfaltati.

Espressioni di isterica insofferenza

Il fragoroso (e per loro inaspettato) crollo del piedestallo su cui si erano issati, ha messo nel più completo marasma alcuni di loro che hanno dato fiato alle trombe di un’isterica insofferenza espressa dall’alto del pulpito dei social network. Tale Maurizio Cimarosti, docente alla scuola media di Barbengo – dimostrando che l’insegnamento della civica spalmato su altre materie non gli ha evidente appreso l’arte tipicamente democratica di saper perdere – ha pensato bene di esternare frasi come “A quanto pare l’ignoranza, la demagogia e il populismo hanno convinto il 71% dei ticinesi. Una brutta sconfitta per il Ticino e il prezzo lo pagheranno i nostri e vostri figli. Va bene: prima lezione di civica: una riflessione su questa deriva” e di pubblicare su Facebook la foto di Adolf Hitler con la didascalia “Un prodotto della democrazia”, paragonando la votazione sulla civica a nazismo. Un’altra insegnante della SPAI di Trevano così esprime il suo dispregio per la democrazia: “Ticino vergognoso sulla civica: ancora una volta il populismo becero e ignorante ha trionfato a discapito di una vera educazione alla cittadinanza! Svizzera su AVS pure vergognosa… e così si rinforzano la assicurazioni private e chi può pagare avrà una vecchiaia serena, per gli altri sono ca$$i amari!”. Al di là dei termini non esattamente consoni a una docente, ci si chiede quali valori siano in grado di trasmettere ai propri allievi degli insegnanti che manifestano tale spregio per il massimo valore tradizionale svizzero, quello della democrazia diretta. Se non condividono il sistema politico del paese che li sfama (abbondantemente e con parecchio companatico), devono solo andarsene, nessuno rimpiangerà la loro insofferenza. Adesso si è chiesto al capo-dipartimento Manuele Bertoli d’intervenire rigorosamente contro tali manifestazioni d’intolleranza, inammissibili da parte di chi dovrebbe essere tenuto a dare il buon esempio ai nostri giovani. Ma forse, che tutto non finisca a tarallucci e vino, è troppo sperare.

Vista la reiterata idiosincrasia all’insegnamento corretto della civica da parte di alcuni docenti, sarà quindi ancora maggiormente importante tenere un occhio attento sull’evolversi della situazione e vigilare a che i controlli biennali previsti dalla legge siano effettivamente eseguiti.

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