Cinquant’anni del “Theater am Stadtpark” di San Gallo

Giu 28 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 202 Views • Commenti disabilitati su Cinquant’anni del “Theater am Stadtpark” di San Gallo

Spazio musicale

Sono venuto a San Gallo per vedere due spettacoli particolari: il “Fidelio” allestito per commemorare i cinquant’anni di esistenza del teatro costruito nel parco della città nonché “Il pirata” di Bellini con Joyce El-Khoury, una cantante che si è fatta molto onore recentemente nella “Traviata” a Londra.

Mezzo secolo fa il vecchio teatro-bomboniera in pieno centro chiuse i battenti e l’attività venne trasferita nella nuova sede. Questa presenta all’esterno una architettura nuda, animata dal solo gioco delle masse, e all’interno una sala curiosamente asimmetrica. Naturalmente soluzioni di tal genere suscitano commenti contrastanti, tanto più che proprio di fronte si possono ammirare le dignitose ed eleganti forme della Tonhalle. Per ciò che concerne gli spettacoli il teatro sangallese ha sempre mostrato un notevole coraggio nella scelta delle opere, non di rado eseguite, almeno sul piano musicale, in modo più che lodevole. Così mi sono recato in questa città con la speranza di godere, vista anche l’occasione commemorativa, un grande “Fidelio”. Purtroppo non è stato il caso e la lettura dello spartito orchestrale come pure le prestazioni di alcuni cantanti hanno lasciato a desiderare. La regia e le scene di Jan Schmidt-Garre, poi, non meritano commenti. Un punto però non può essere taciuto: il fatto che, non appena Leonora ha sventato l’uccisione del marito da parte di Pizarro, Leonora stessa e il carceriere gettino l’odiato governatore nella tomba scavata per Florestano, lo ricoprano con tutto quanto si trovano tra le mani, entrino loro medesimi nella tomba e calpestino Pizarro a tutta forza, come se stessero pigiando l’uva in una botte, porta una disgustosa volgarità nel momento più sublime della vicenda e svaluta la statura morale dell’eroica protagonista.

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La vicenda del “Pirata”, libretto di Felice Romani e musica di Vincenzo Bellini, ha un antefatto complesso che porta a questa situazione: Gualtiero, conte di Montalto, spodestato e diventato pirata, vuole riavere Imogene, la donna che ama e che ricambia il suo amore, costretta però a nozze non volute con il duca Ernesto di Caldora. Si giunge a un duello tra i due uomini. Gualtiero uccide Ernesto, si consegna spontaneamente alla giustizia e viene condannato a morte mentre Imogene impazzisce. Benchè il pirata dia il titolo all’opera, vero protagonista è il personaggio di Imogene. La donna ha un carattere forte e lo dimostra quando dichiara senza reticenze al marito che continua ad amare il rivale. Ma gli avvenimenti si accaniscono in tal numero e con tale violenza contro di lei che la portano, colpo dopo colpo, alla follia. Ebbe sicuramente ragione Bellini quando, in contrasto con il Romani, volle che l’opera finisse con la demenza di Imogene e non con l’autodenuncia e la condanna di Gualtiero (il che da un certo punto di vista sarebbe stato logico, considerato il titolo del melodramma, e magari opportuno, perché avrebbe sicuramente accontentato un tenore famoso come il Rubini).

Sul versante musicale la sfortunata moglie di Ernesto si pone in primo piano fin dall’inizio accogliendo generosamente il pirata (non ancora riconosciuto) e i suoi compagni naufraghi, poi raccontando ad Adele, la dama di compagnia, un terribile sogno. Soffermiamoci un momento sul trattamento dell’episodio da parte del compositore. Per i primi quattro versi, nei quali Imogene narra i fatti sognati, il Catanese scrisse una specie di arioso molto concitato. Per i due successivi, in cui la donna si sente terribilmente sola, la musica fa affiorare un sentimento di grande tristezza. Con gli ultimi due si arriva al livello di capolavoro: il sentimento si scioglie in una melodia pura, aerea e dolcemente sinuosa, che anticipa i momenti più affascinanti delle opere composte successivamente. Detto questo, bisogna aggiungere subito che la maggiore ammirazione spetta alla scena finale: una lunga introduzione orchestrale piena di desolazione e di lamenti, un recitativo accurato e flessibile che esplora ogni moto dell’animo di Imogene, un’aria protesa a innalzare angelicamente il personaggio e infine una cabaletta che, grazie a salti audaci della voce riflettenti tormenti e allucinazioni, ma anche grazie a pause in cui trova spazio una intima sofferenza, si spinge largamente oltre i limiti e i valori soliti dei pezzi di tal genere.

“Il pirata” di San Gallo è cominciato così così. Ingiustificata, almeno nel profilo musicale, è stata la decisione di anteporre l’episodio del naufragio alla sinfonia. L’orchestra non ha trovato l’abituale compattezza. E il tenore Arthur Espiritu, alle prese con una parte scritta per una tessitura assai alta, si è disimpegnato in modo talvolta avventuroso. Ma a partire dall’incontro tra Imogene e Gualtiero nella sesta scena del primo atto lo spettacolo ha preso quota: già l’accuratezza dell’introduzione strumentale, prima del breve colloquio tra la protagonista e la dama di compagnia e prima dell’arrivo di Gualtiero, ha indicato che l’esecuzione si era spostata su un livello alto. Da quel momento l’orchestra ha lavorato con molta discrezione (talvolta troppa) ma sempre con una piena adesione alla sensibilità belliniana. Il tenore, a voce calda, si è via via rinfrancato e giunto al punto in cui si consegna volontariamente alla giustizia ha cantato tutto a fior di labbra con stile impeccabile e accenti toccanti. Mezzi robusti e solidi hanno permesso al baritono Marco Caria di dar vita in modo appropriato al “cattivo” Ernesto. E ora Joyce El-Khoury, l’interprete di Imogene. Possiede una voce non molto voluminosa ma di qualità ottima per il timbro limpido, morbido e caldo, per le mezzevoci di accattivante dolcezza e per la fluidità delle emissioni. È fraseggiatrice eccellente e sa piegare i suoi mezzi anche alle più minute esigenze dell’espressione. Nella scena della follia ha prodotto finezze squisite, che hanno tenuto il pubblico con il fiato sospeso. Forse qualche spettatore è rimasto sorpreso per la scarsa aggressività nella cabaletta finale; ma in fondo la cantante è rimasta in linea con una interpretazione delicata e volta soprattutto a penetrare nelle pieghe più riposte di un animo straziato. Da quanto ho scritto risulta evidente anche un grande apprezzamento per il direttore Pietro Rizzo: in teatro aleggiava veramente lo spirito di Bellini e questa credo sia la miglior lode che si possa fare a chi stava sul podio.

Concerto d’organo a Mendrisio

Il concerto che ogni anno, in questo periodo, si tiene nella Chiesa di San Sisinio a Mendrisio è per chi scrive e per tante altre persone un appuntamento particolarmente gradito. Innanzitutto attira il fascino del luogo: una chiesa vecchia di secoli e diversi edifici che con essa costituiscono un complesso compatto e coerente. Chi entra nel cortile ha l’impressione di abbandonare il mondo d’oggi e di immergersi nella storia. Inoltre la chiesa ospita dal 1768, quindi da duecentocinquanta anni, un organo Reina catalogato tra i migliori organi antichi del Ticino. Era naturale che il concerto di quest’anno mettesse in primo piano tale strumento. E bisogna riconoscere che il dovere commemorativo è stato assolto egregiamente. Come esecutore la Fondazione Prioria della Torre, che ha il compito di tutelare e valorizzare il patrimonio artistico e storico della Chiesa di San Sisinio, ha chiamato Stefano Molardi, una autorità nel campo della musica organistica. Questi ha svolto un programma assai vario e tale da mettere in evidenza i numerosi pregi dello strumento: Toccata prima e ciaccona di Muffat, “Voluntary II” di Beckwith, tre brani di Babell su altrettante arie dal “Rinaldo” di Händel, sonata in la maggiore di Arrighi, sonata in do minore di Pescetti e concerto BWV 980 di Bach, da Vivaldi. Ne ha dato versioni accuratissime, studiate in ogni particolare, permettendo agli ascoltatori di godere nel migliore dei modi, tra l’altro, la grande bellezza timbrica dei suoni. In più, come numero fuori programma, ha improvvisato una deliziosa melodia. Il pubblico, numeroso nonostante coincidenze con diverse manifestazioni, ha seguito il concerto nella massima concentrazione; applausi molto intensi.

Ora l’attenzione si appunta già sul secondo Concorso internazionale di organo antico, previsto per il 2020. La prima edizione, tenuta nel 2017, è stata coronata da un vivo successo, sia per il numero e la provenienza dei partecipanti, sia per l’alta qualità delle loro prestazioni.

 

Carlo Rezzonico

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