Christoph Blocher all’Albisgüetli

Feb 7 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 226 Views • Commenti disabilitati su Christoph Blocher all’Albisgüetli

Segue dal numero precedente

Lo scorso 19 gennaio 2018 ha avuto luogo il 30° incontro dell’UDC del canton Zurigo. Riportiamo qui di seguito la seconda puntata del discorso di Christoph Blocher.

Se soltanto degli uomini e delle donne della tempra di Ochsenbein governassero oggi nella Berna federale! Non avrebbero scambiato bacetti, avrebbero solo parlato in chiari termini! Perché Ochsenbein sapeva molto bene che gli abbracci sono spesso seguiti da bastonate.

Le truppe francesi ritornarono nelle loro caserme e la Costituzione federale svizzera nacque. Contrariamente agli altri paesi europei, la Svizzera riuscì a fondare uno Stato nazionale liberale.

Le tendenze a creare degli Stati nazionali liberali democratici e rispettosi dei diritti civili si manifestarono in tutta l’Europa a metà del 19° secolo. I principi e i monarchi le temevano e le combattevano con la violenza. Molti paesi dovettero attendere ancora quasi 100 anni la libertà e la democrazia.

Il movimento verso lo Stato nazionale mirava a realizzare uno Stato di diritto liberale, ossia il contrario di ciò che avrebbero più tardi voluto il nazional-socialismo e tutte le altre forme di socialismo. Il socialismo, in qualunque sua forma, cerca di distruggere lo Stato nazionale liberale. L’idea del socialismo consiste nel dare tutto il potere allo Stato o al governo. Nello Stato nazionale svizzero, il potere appartiene alle cittadine e ai cittadini.

Lo Stato nazionale liberale ha una tradizione di oltre 170 anni in Svizzera. Esso ci ha portato la pace e la prosperità. Questa tradizione è sempre viva da noi. In altri Stati, queste idee liberali furono combattute e scoppiarono delle guerre spaventose.

• Ricordate le disastrose guerre europee, la guerra franco-tedesca del 1871, la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda. Pensate agli oltre 100 milioni di morti di cui il socialismo, che imperversa sotto diverse forme nel mondo, è responsabile.  La Svizzera è sopravvissuta in pace perché era decisa a difendere senza compromessi la sua libertà, la sua indipendenza e la sua democrazia, perché la sua fede nella libertà e nella neutralità permanente e armata era incrollabile.

• Lo Stato federale è anche sopravvissuto a quella che, senza dubbio, fu una delle sue più gravi crisi giusto 100 anni fa. A quell’epoca, dei deputati politici di sinistra avevano provocato uno sciopero generale di stampo bolscevico per far cadere la democrazia rimpiazzandola con una dittatura del proletariato. Se questo tentativo non fosse fallito di fronte alla resistenza della destra politica, e in particolare della giovane UDC che a quell’epoca si batté strenuamente, avremmo vissuto gli orrori di cui l’Unione sovietica ci aveva dato l’esempio: regime arbitrario, terrore, innumerevoli morti, crollo economico, in breve una completa catastrofe umanitaria. Le coraggiose parole di Fritz Bopp, fondatore del partito dei contadini zurighesi – divenuto più tardi UDC – bene descrivono la resistenza borghese contro questo progettato colpo di Stato. Ecco cosa dichiarò, in sostanza, di fronte al Consiglio nazionale: L’appello a celebrare il primo anniversario dello Stato bolscevico è già una ragione sufficiente per mostrarsi prudenti. Coloro che conoscono anche minimamente l’Unione sovietica bolscevica, giungono per forza di cose alla conclusione che questo presunto regime statale è in totale contraddizione con le condizioni svizzere, con una Svizzera che vuole restare una repubblica democratica.
Dobbiamo cedere?, chiedeva Fritz Bopp, per poi rispondere immediatamente alla sua stessa domanda: “NO, dico io, mai! È meglio lasciarsi seppellire sotto questa cupola che accettare che la bandiera rossa vi sia issata. (…) Se capitoliamo oggi, avremo capitolato per sempre”4

La maniera con cui i media, anche in Svizzera, celebrano il 100° anniversario della rivoluzione comunista è allarmante. Sembra che molte persone non abbiano ancora capito il profondo disprezzo per l’umanità insito in tutte le varianti del socialismo, che sia rosso, marrone o rosa. Oggi più che mai, non abbiamo il diritto di capitolare di fronte alla bieca faccia del socialismo.

II. Il rifiuto dello SEE, la votazione popolare più importante dal 1848

Ma torniamo all’attualità più recente. 25 anni fa, nel 1992, la libertà del nostro paese fu ancora una volta messa a dura prova. Quasi tutta l’élite politica – il Consiglio federale, il Parlamento, l’amministrazione, le associazioni economiche, i sindacati, i media, la cultura – spingeva verso lo Spazio economico europeo (SEE). Questi ambienti erano affascinati dall’Unione europea. Volevano far parte di questa grande potenza. E quindi chiedevano che le Svizzere e gli Svizzeri firmassero un contratto che avrebbe costretto il nostro paese ad’accettare automaticamente, quindi senza alcun diritto di partecipazione, delle leggi UE e delle decisioni di giudici stranieri. Sarebbe stata la fine del diritto di voto, unico al mondo, di cui dispongono le cittadine e i cittadini svizzeri. La Svizzera sarebbe diventata una colonia dell’UE.

Un progetto inaccettabile per l’UDC. L’UDC zurighese prese la testa dell’opposizione. In questa stessa sala, l’UDC del canton Zurigo fu il primo partito svizzero a respingere, già il 3 luglio 1992, con 435 voti contro 14, l’adesione della Svizzera allo SEE, preludio di quella all’UE.

Fu il calcio d’avvio della battaglia per la libertà della Svizzera. Questa battaglia provocò anche una scissione con gli altri partiti di destra che, d’intesa con la sinistra, si preparavano ad abbandonare la Svizzera. Facciamo ancora fatica a comprendere perché questi ambienti,  cedendo alle pressioni di manager miopi, siano scivolati nel campo degli avversari della libertà.

4 Bollettino stenografico ufficiale del Consiglio nazionale, 12.11.1918, p. 437.

Ma il 6 dicembre 1992, le Svizzere e gli Svizzeri rifiutarono l’adesione allo SEE con una partecipazione di quasi l’80%!

Noi dell’UDC ci limitammo a esprimere delle riflessioni scontate in quella campagna di voto, lo scrutinio senza dubbio più importante del secolo scorso. Combattemmo con tutte le nostre forze la battaglia per l’indipendenza – che non risale al 1848, bensì al 1291 – e per la democrazia diretta, e alla fine vincemmo.

III. Gli scorsi 25 anni: privazione progressiva dei cittadini dei loro diritti

A che punto siamo oggi, Signore e Signori? Purtroppo, dobbiamo constatare che, durante i 25 anni passati, la classe politica della Berna federale ha fatto tutto quanto in suo potere per neutralizzare la decisione popolare del 6 dicembre 1992. Bisogna dirlo chiaro e netto: questi ambienti non hanno mai accettato il voto popolare del 1992.

Forse credevano in buona fede, prima della votazione sullo SEE, che la Svizzera avesse bisogno di questo accordo. Potremmo perfino ammettere che fosse stato un errore e che i loro pronostici sbagliati non fossero diffusi con l’intenzione d’ingannare il popolo e di tradire il paese.

Ma, Signore e Signori, le cose sono cambiate dal 1992. Dopo la decisione chiara e netta del popolo svizzero a favore della libertà, questi stessi ambienti non hanno mai smesso di minare subdolamente alla base questa decisione democratica. Dovevano aggirare l’ostacolo principale sulla via dell’adesione all’UE, ossia la volontà popolare, per raggiungere lo stesso il loro obiettivo. Sono addirittura arrivati a violare la Costituzione federale e a fare l’esatto contrario di ciò che essa stabilisce. Questi esecrabili sforzi sono sfociati in un colpo di Stato giuridico: da qualche anno, i tre poteri dello Stato esautorano il diritto di voto delle cittadine e dei cittadini, ponendo il diritto internazionale al di sopra di quello nazionale creato da popolo e cantoni.

“È nell’essenza delle cattive azioni di generarne costantemente delle nuove.”5 La prossima tappa consiste nel sancire questo colpo di Stato con un accordo istituzionale che leghi la Svizzera alle istituzioni dell’UE. Signore e Signori, diffidate della Berna federale!

Manipolare una votazione con menzogne, false testimonianze e pronostici sbagliati è una cosa, ma che fare se il popolo vota lo stesso diversamente da quanto auspicato dalla maggioranza dei politici? Si è semplicemente tentato di non applicare la Costituzione federale, come è stato il caso con l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. La truffa costituzionale è diventata una regola di lavoro.

Conseguenza di questo rifiuto di rispettare la Costituzione federale, l’immigrazione spropositata continuerà, e le Svizzere e gli Svizzeri ne soffriranno sempre di più. I mentitori e i traditori tentano di dissimulare con una curiosa nomenclatura questa NON-applicazione della Costituzione, battezzandola “preferenza nazionale light”. E quando chiedete a questi malfattori se le norme costituzionali siano d’importanza secondaria, non hanno alcuna vergogna rispondervi: “Sì, è così. I trattati internazionali sono più importanti della Costituzione nazionale. Il che è normale. Altrimenti non si potrebbero più stipulare trattati con altri Stati.”6

5 Friedrich Schiller: "Wallenstein, ein dramatisches Gedicht", Tübingen 1800.
6 Intervista al consigliere nazionale Kurt Fluri nell'"Aargauer Zeitung", 10.7.2016, p. 5.

IV. Il colpo di Stato da parte di tutti i poteri dello Stato

Nel 2012, una corte composta da cinque giudici federali ha invertito la prassi in uso fino ad allora e statuito che il diritto internazionale sarebbe da lì in poi prevalso sulla Costituzione federale.7  Il Tribunale federale non si limita quindi più a “rispettare” il diritto internazionale, come è scritto nella Costituzione, ma gli dà la priorità rispetto al diritto costituzionale. Un’altra corte del Tribunale federale ha fatto un passo in più nel 2015, stabilendo che anche l’accordo di libera circolazione delle persone con l’UE è prioritario rispetto a una legge più recente adottata dal parlamento e basata sulla Costituzione.8

Un colpo di Stato silenzioso ha avuto luogo in questo paese: l’amministrazione, il governo, il legislativo e il Tribunale federale hanno neutralizzato l’organo costituente svizzero, dunque il popolo e i cantoni, e il legislatore, ossia il popolo. Si sono accaparrati un potere che loro non appartiene. Si tratta perciò di un colpo di Stato.

Le Svizzere e gli Svizzeri non possono più forgiare loro stessi il proprio avvenire. Non possono più decidere delle loro condizioni di vita. Delle istanze, organizzazioni e potenze straniere decidono che cosa va bene per loro.

È la fine dell’autodeterminazione. E i giudici federali hanno privato delle sue competenze non soltanto il popolo, ma anche il parlamento.

E, Signore e Signori, un parlamento federale che si limita a ricopiare le leggi e le prescrizioni dell’UE non ha più bisogno di un salario di 140’000 franchi l’anno per ogni suo membro. Uno scolaro di prima elementare potrebbe fare altrettanto e si contenterebbe di qualche franco e di una tavoletta di cioccolato!

Tutto ciò assomiglia stranamente ai colpi di Stato perpetrati da dittatori africani, solo che i giudici federali indossano abiti scuri invece di vestiti colorati. Almeno, il giudice federale UDC, il professor Hansjörg Seiler, s’è opposto ai suoi quattro colleghi9. Lo ringraziamo per il suo coraggio.
Continua nel prossimo numero

7 ATF 142 II 35, 26.11.2015.
8 ATF 139 I 16, 12.10.2012.
9 Heidi Gmür: Hintergründe eines umstrittenes Urteils, nella: "Neue Zürcher Zeitung" no 41, 19.2.2016, p. 16.

Comments are closed.

« »