Chi fermerà con noi l’UFSP?

Nov 18 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 679 Visite • Commenti disabilitati su Chi fermerà con noi l’UFSP?

Logo UDC

Editoriale di Sebastian Frehner, consigliere nazionale, Basilea (BS)

Ancora una volta, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) dà prova della sua ideologia distante dai bisogni reali delle cittadine e dei cittadini. Con le sue campagne HIV eccentriche e provocatorie, i suoi discutibili studi sull’alcool e sulle salsicce o con i suoi progetti di legge ostili al consumo del tabacco, l’UFSP si erge a moralizzatore e a educatore del popolo. Parallelamente, questo servizio statalizza e centralizza sfacciatamente la sanità pubblica. Queste azioni minano la cultura svizzera della responsabilità individuale, costano centinaia di milioni di franchi ai contribuenti e sono diametralmente opposti alla nostra concezione liberale dello Stato e della democrazia. Benché anche la maggior parte degli altri partiti politici manifesti via media la sua irritazione di fronte a questa politica, l’UDC è sola al fronte quando si tratta di fermare l’UFSP con misure concrete (per esempio con tagli budgetari, blocco del personale, riduzione delle competenze dell’UFSP, rifiuto di nuove leggi esaltate dall’UFSP, eccetera). Questa constatazione giustifica quindi perfettamente il tenore del titolo: chi fermerà con noi l’UFSP?

Diverse misure statali lanciate dall’UFSP illustrano un’ideologia anacronistica e lungi dagli interessi effettivi dei cittadini:

  • Per esempio, il recente lancio di una campagna HIV più che discutibile e di contenuto pornografico. Senza preoccuparsi delle conseguenze nefaste di questa campagna, in particolare sui bambini e sugli adolescenti confrontati con queste immagini scabrose, l’UFSP si propone senza dubbio di educare la popolazione inculcandole un modo di vita aperto alla sessualità. Ricordiamo che l’UFSP ha pure sovvenzionato il centro di competenza per l’educazione sessuale di Lucerna, istituto nel frattempo chiuso, le cui idee di sessualizzazione precoce nelle scuole infantili e primarie avevano suscitato proteste nel pubblico, al punto di dover cessare l’attività.
  • L’UFSP pubblica regolarmente degli studi contestabili, strumentalizzandone abilmente i risultati auspicati prima ancora che le ricerche siano iniziate. Ultimi esempi: i presunti costi causati dal consumo di alcool alla società e all’economia, oppure lo studio anti-salsicce. Guardandole da vicino, si constata che spesso queste statistiche e studi non sono verificabili, sono poco scientifici e servono unicamente quali strumenti di propaganda.
  • Altro esempio: la prevenzione del tabagismo. Incapace d’ottenere un divieto del tabacco per via politica, l’UFSP ha scelto di moltiplicare le misure di disturbo, prescrizioni, divieti e restrizioni contro i consumatori e contro il settore, finché il commercio del tabacco non sarà più possibile. Il tabacco è considerato come un veleno pericoloso per la collettività che non si può purtroppo proibire, ma del quale si può impedire il consumo rieducando la popolazione.
  • I progetti futuri dell’UFSP sono chiari: dopo tabacco e alcool, questo ufficio cercherà di estendere le ali protettrici dello Stato a una massa di altri settori con il pretesto della promozione della salute. Si pensa a delle regolamentazioni concernenti il rumore, i laser o i raggi UV, poi alla carne, allo zucchero e alle materie grasse. Alla fin fine, tutte le attività della vita sono considerate pericolose ed esigono un intervento dello Stato per proteggere la salute. Il risultato concreto è un’estensione della burocrazia e del controllo pubblico a tutti i settori della vita quotidiana della gente.
  • Queste azioni s’integrano perfettamente nella lunga fila di statalizzazioni e riorientamenti della sanità pubblica, il cui principale effetto è quello di aumentare costantemente gli oneri delle imposte e delle tasse:
    • richiesta di diplomi universitari per l’esercizio di professioni di cure mediche, per esempio con la nuova legge sulle professioni mediche
    • estensione delle attività di sorveglianza e di controllo, per esempio tramite la nuova legge sulla sorveglianza delle assicurazioni-malattia
    • centralizzazione, rafforzamento della burocrazia, sovraregolamentazione dei cosiddetti centri di qualità.

L’ideologia della “ingegneria sociale”

I burocrati, sedicenti esperti e altri travet dell’UFSP tentano con tutti i mezzi di spingere la società verso una vita presunta buona e sana. Un “uomo buono e sano” non solo è non-fumatore, astemio o vegetariano, ma anche aperto a tutte le pratiche sessuali, sportive e agisce in modo ecologico e duraturo. La storia ci offre degli esempi penosi delle conseguenze finali di queste ideologie volte a educare la gente per farne degli esseri uniformi. Con campagne pubblicitarie che costano milioni e una profusione di leggi, si cerca di rieducare le cittadine e i cittadini per farne degli “esseri umani buoni” secondo la definizione dell’autorità.
Uno Stato che interviene dall’alto nella libertà e nella responsabilità individuale dei cittadini è agli antipodi dell’idea democratica: in una democrazia, il popolo è sovrano. È il cittadino che forma lo Stato e non il contrario. I funzionari non hanno il compito di formare i cittadini. Il mandato dell’amministrazione è precisamente quello di amministrare e non di intervenire quale attore politico per riformare la società. Come lo Stato interviene nella vita della gente, si assiste inevitabilmente a degli eccessi burocratici e a misure ideologiche unilaterali, per esempio e nella fattispecie, con il pretesto della protezione della salute. Si chiama “ingegneria sociale”, ossia la messa in atto di un regime tecnocratico ed espertocratico che pilota tutta la società e che costa caro in termini di libertà individuale e anche di denaro.
L’UFSP non è gratuito

Si può infatti pilotare lo sviluppo della società con delle imposte che, contemporaneamente, finanziano la burocrazia. L’aumento delle spese dell’UFSP e, conseguenza indiretta, l’aumento dei premi sono le conseguenze di questa presa di potere incontrollata dei funzionari. Si spalancano così le porte all’influenza ideologica dello Stato e alle rivendicazioni finanziarie. Fra il 2007 e il 2013, l’organico dell’UFSP è aumentato di 70 unità, raggiungendo un totale di 476 impiegati. Questo sviluppo è giustificato con delle attività generiche di prevenzione. Secondo il piano finanziario della Confederazione, le spese crescono fra il 2010 e il 2014 di 431 milioni di franchi l’anno, per fissarsi a 2,9 miliardi. E questo nonostante che la politica della salute sia, nella nostra organizzazione statale, innanzitutto competenza dei cantoni. Ma anche nei cantoni, i costi della salute aumentano costantemente raggiungendo vertici finora mai sospettati. Si sarebbe dovuta bloccare questa evoluzione da molto tempo.

Modelli centralistici

Un osservatore attento fa in fretta a constatare che l’Organizzazione mondiale della salute (OMS) è manifestamente l’esempio cui s’ispira l’UFSP. L’OMS pratica anche lei un’ideologia moralizzatrice che fa intervenire lo Stato nella società, con il pretesto di aiutare la gente a condurre una vita sana. Questi ambienti coltivano l’idea assurda e totalmente illiberale che, per esempio, i divieti pubblicitari, delle campagne pubbliche o delle imposte permettano di risolvere dei problemi della società. Anche a questo livello non si cessa di oltrepassare le competenze assegnate. Dei funzionari e dei sedicenti esperti nazionali si servono di organizzazioni internazionali per far passare nei propri paesi dei progetti male accetti. Molte misure hanno così potuto essere imposte subdolamente con il pretesto dell’OMS. Chi oserebbe opporsi all’Organizzazione mondiale della salute? Un esempio: dopo la dello scandaloso centro d’educazione sessuale di Lucerna che, con l’aiuto finanziario dell’UFSP, tentava d’imporre la sessualizzazione precoce dei bambini nelle scuole infantili e primarie, l’OMS ha pubblicato un nuovo documento richiedente la sessualizzazione precoce dei bambini. Questo documento è stato realizzato con l’aiuto degli stessi esperti aventi già operato a Lucerna.

L’Ufficio federale della provocazione?
A giusta ragione si denomina a volte l’UFSP “Ufficio federale della provocazione”. Non sarà facile porre fine alle derive intollerabili di questo servizio. Il mezzo migliore sarebbe quello di tagliare massicciamente il suo budget e di ridurre i suoi effettivi. Inoltre, bisognerebbe impedire che l’UFSP sia coinvolto in certi progetti di legge.  Ecco il solo modo di tagliar corto a questi tentativi d’indottrinamento.

L’UDC è la sola forza politica di questo paese che combatte concretamente l’agire dell’UFSP. Ma quando le organizzazioni economiche, le associazioni e gli altri partiti aiuteranno l’UDC in questa azione di salute pubblica? O, in altre parole: chi fermerà con noi l’UFSP?

Comments are closed.

« »