Che futuro per «Il Paese»?

Gen 11 • L'editoriale, Prima Pagina • 802 Views • Commenti disabilitati su Che futuro per «Il Paese»?

Eros N. Mellini

L’anno che inizia induce sempre a qualche riflessione inerente al futuro, prossimo o a medio-lungo termine che sia. Per tutti noi, ogni Capodanno è un momento di bilanci e di proponimenti, e anche “Il Paese” – o meglio noi che, fra mille difficoltà, ne abbiamo finora assicurato la pubblicazione – non può esimersi da questa operazione introspettiva. I problemi che un modesto organo mediatico come il nostro si trova quotidianamente ad affrontare, sono di varia natura e se, da un lato, è relativamente facile identificarli, dall’altro è invece estremamente difficile trovarvi delle soluzioni appropriate.

Una crisi diffusa dei media cartacei  

Fra le difficoltà generali in cui si dibattono gli organi di stampa, è senz’altro da annoverare una certa crisi generalizzata dei media cartacei. Sempre più testate chiudono i battenti o si ristrutturano prediligendo la diffusione via portali Internet. Motivo? Soprattutto, il forte calo di pubblicità che, a torto o a ragione, l’economia preferisce indirizzare a una potenziale clientela giovanile che i giornali non li legge più ma che, in compenso, passa un gran tempo a navigare su Internet da un portale all’altro e, per di più – cosa non del tutto irrilevante – gratis. Che poi chi è restio a spendere per l’informazione, sia poi potenzialmente il giusto bersaglio della citata pubblicità, è ancora da verificare, ma intanto la realtà è questa. Paradossalmente, questo è forse il minore dei problemi per “Il Paese”, perché il suo finanziamento è solo in minima parte assicurato dalle inserzioni pubblicitarie.

Un preoccupante calo degli abbonati  

No, ciò che preoccupa di più è il continuo calo di abbonati. “Il Paese” sopravvive poggiando essenzialmente su tre pilastri: gli abbonamenti, alcuni benemeriti sponsor e il lavoro totalmente gratuito dei suoi collaboratori. Il primo pilastro, gli abbonati, è purtroppo vieppiù traballante. Infatti, per molti – e di ciò li ringraziamo – l’abbonamento a “Il Paese” è un retaggio di famiglia, il papà era abbonato e il nonno prima di lui, per cui pagare la quota annua per ricevere il giornale a casa è quasi una “tradizione”. Ma si sa, le generazioni più giovani sono sempre più indifferenti alle tradizioni – i movimenti contro l’esercito o le aperture alla multinazionalità, lo stanno purtroppo a dimostrare – per cui, quando nella famiglia viene a mancare il genitore, continuare a sottoscrivere un abbonamento cui non si è particolarmente interessati appare assurdo. E a giusta ragione, diciamo noi, il che causa però un’assenza di ricambio generazionale che si fa sentire dolorosamente in termini di entrate.

Un sincero grazie a chi ci sostiene con donazioni e abbonamenti…  

Negli ultimi anni, abbiamo potuto parzialmente compensare questo calo con alcune donazioni ricevute da generosi sostenitori che, come noi, facendo loro il succitato discorso inerente alla “tradizione”, fanno tutto il possibile affinché “Il Paese” non debba por fine alla sua quasi centenaria esistenza (il giornale fu fondato nel 1922). C’è chi ci dona degli importi di varia entità, chi si abbona nella forma “Sostenitore” o “Club Amici de Il Paese” pagando una quota maggiorata, e chi sottoscrive dieci, venti o più abbonamenti che regala ad amici e conoscenti: a tutti costoro va la nostra riconoscenza, ben consapevoli del fatto che, senza di loro, “Il Paese” avrebbe ormai da tempo chiuso i battenti. Alla loro generosità ci permetteremo di appellarci nuovamente nel 2019.

… e anche a chi collabora con noi a titolo totalmente benevolo  

Un doveroso grazie va anche a tutti i collaboratori che, con scritti estemporanei o regolari rubriche, giustificano quel sottotitolo di “giornale d’attualità politica e cultura” posto in prima pagina. Tutti costoro prestano la loro opera rigorosamente gratis, e ci permettono di supplire alla mancanza di una redazione professionale o semi-professionale, che non potremmo altrimenti permetterci. Non ne citiamo i nomi perché non vorremmo dimenticarne qualcuno, ciò nondimeno si sappia che il giornale sopravvive anche e soprattutto grazie a loro.

Soluzioni? Suggerimenti?  

Di suggerimenti –  anche quelli gratuiti, ma spesso irrealizzabili – in questi anni ne abbiamo avuti parecchi. Eccone alcuni:

Informazioni più attuali; modificare l’impaginazione (tabloid?); rubrica dedicata ai giovani; pubblicazione settimanale anziché quattordicinale; distribuzione gratuita nelle cassette (tipo Mattino della Domenica o Il Caffè).

Ebbene, basta poco per capire come simili suggerimenti siano avulsi dalla realtà.

La realtà che, per “Il Paese” è la seguente: quattordicinale, con spese di stampa e spedizione contenute (50-60’000 franchi l’anno), pubblicità quasi irrilevante, e redazione a titolo benevolo.

Informazioni più attuali? Come sarebbe possibile, con la scadenza quattordicinale e un’impaginazione che avviene tre giorni prima della stampa? L’informazione attuale è terreno dei tele- e radiogiornali, semmai dei media elettronici che, pure loro, sono a volte intempestivi.

Modificare l’impaginazione? Sì, sarebbe fattibile, ma con quali vantaggi? C’è qualcuno che crede ci sia gente disposta ad abbonarsi solo perché gli piace il formato del giornale?

Rubrica dedicata ai giovani? L’abbiamo provata, riservando uno spazio ai Giovani UDC per esprimere i loro punti di vista, nella speranza di ampliare il giro dei nostri lettori. Ebbene, a parte che, dopo pochi articoli, non abbiamo più ricevuto contributi da parte loro, l’operazione non ci ha portato nemmeno un singolo abbonamento in più. La porta rimane quindi sempre aperta se i giovani ci faranno pervenire i loro articoli, ma ciò non costituirà sicuramente la soluzione dei nostri problemi.

Pubblicazione settimanale anziché quattordicinale? Due i motivi per dire NO: primo, il raddoppio dei costi di stampa e spedizione. Secondo, con una redazione amatoriale come la nostra, possiamo garantire che la scadenza quattordicinale è già assillante, raddoppiando il ritmo non ce la potremmo fare.

Distribuzione gratuita nelle cassette? Ma se già facciamo i salti mortali per finanziare le nostre 2’500 copie in abbonamento, qualcuno ci spiega come potremmo garantire l’uscita (magari anche settimanale) di 40 o 50’000 esemplari?

Una redazione professionale?

Per dare seguito ai suggerimenti sopra esposti, ci sarebbe un’unica soluzione: l’allestimento di una redazione perlomeno semiprofessionale. Peccato che, facendo solo due conti della serva, solo fra stipendi, stampa e distribuzione, si arriva subito a un investimento che si aggira sul mezzo milione di franchi. Se sono sufficienti.

Ora, torniamo alla crisi della stampa cartacea di cui abbiamo detto all’inizio. In un passato neanche tanto remoto, in Ticino c’erano 6 quotidiani, di cui quattro erano organi partitici: accanto agli indipendenti Corriere del Ticino e Giornale del Popolo, c’erano infatti Il Dovere (PLR – ala radicale), Gazzetta Ticinese (PLR – ala liberale), Popolo e Libertà (PPD) e Libera Stampa (PS).

I quattro organi partitici – perlomeno quali quotidiani – non esistono più e perfino il cristiano conservatore Giornale del Popolo ha chiuso i battenti.

In questo scenario quasi apocalittico, chi investirebbe quel mezzo milione di franchi (se basta) per finanziare la ricomparsa di un organo partitico settimanale (e non parliamo di quotidiano)?

Rimaniamo con i piedi per terra

Bando perciò alle utopie (tale riteniamo infatti essere la speranza che improvvisamente arrivi da noi qualcuno con 500’000 franchi da investire per puro ideale), e restiamo con i piedi per terra. Fintanto che la salute e l’età ce lo permetteranno, da parte nostra andremo avanti testardamente a diffondere le idee liberal-conservatrici che ci caratterizzano, per mezzo di un quattordicinale di modesta tiratura, finanziato dal contributo volontario di pochi (ma speriamo che aumentino) ma fedelissimi sostenitori.

A tutti i nostri lettori, e anche a “il Paese” auguriamo un felice e proficuo 2019.

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