C’era una volta un Grand Hotel

Apr 17 • Dal Cantone, Prima Pagina, Sport e Cultura • 1096 Visite • Commenti disabilitati su C’era una volta un Grand Hotel

Urs von der Crone Presidente ds-SVP Tessin

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

A Lugano, sul lungolago Vincenzo Vela è cambiato qualcosa. L’annoso cantiere è stato rimosso. Si può passeggiare meravigliosamente sulla vasta piazza antistante la Chiesa degli Angioli fino al nuovo LAC, che dovrebbe essere aperto in settembre.  Sulla storia della costruzione del nuovo polo culturale “Lugano Arte e Cultura” è stato scritto molto, c’è solo da sperare che il notevole edificio sia in grado di soddisfare le molte aspettative. La chiesa, quale ultimo elemento restante del chiostro francescano edificato nel XV° secolo, con i suoi grandi affreschi rinascimentali di Bernardino Luini, è da anni un polo d’attrazione per il pubblico. Ma chi conosce la storia dell’edificio accanto e chi si ricorda ancora del tempo in cui in questo rinomato albergo entrava e usciva una schiera di clienti benestanti internazionali?

A metà del 19° secolo, Giacomo Ciani trasformò una parte del vecchio chiostro in un albergo. Era conosciuto allora con il nome di Hotel du Parc. Diventò Grand Hotel solo più tardi, quando l’imprenditore della Svizzera interna Franz Josef Bucher-Durrer (1834-1906) acquistò l’edificio, lo elevò e lo decorò con una facciata in stile neorinascimentale. Il nome fu cambiato e il blasonato albergo si chiamò da allora Palace Hotel Lugano.

Chi era questo imprenditore del canton Obvaldo che segnò l’albergheria luganese di alto livello? Secondo sua madre era troppo pigro per lavorare. A 30 anni fondò, con il suo partner Josef Durrer, una segheria e fabbrica di parquet. Poco dopo costruì il suo primo albergo a Engelberg, il Sonnenberg, al quale doveva seguirne poi tutta una serie. Al suo impero alberghiero appartenevano gli impianti sul Bürgenstock, alberghi a Lucerna, Basilea e, appunto, il Palace a Lugano. All’estero costruì alberghi a Milano, Roma e al Cairo.  Il costruttore tecnicamente dotato costruiva ogni volta anche le strutture di trasporto necessarie per lo sfruttamento dei suoi alberghi: un tram a Genova, la ferrovia del San Salvatore, la funicolare nella città di Lugano. Praticamente non parlava lingue straniere e sembra che d’italiano conoscesse un’unica parola: “Avanti!”. Alla domanda, perché sulla ferrovia attraverso il San Gottardo viaggiasse sempre in terza classe, sembra che rispondesse: “Perché non c’è la quarta!”.

L’impero del re obvaldese degli alberghi è crollato da tempo. Un discendente della famiglia possiede ancora oggi il Grand Hotel Villa Serbelloni a Bellagio, sul Lago di Como. Di altre strutture alberghiere esemplari come il Palace di Lugano non è restato altro che le belle facciate. Conservare dei Grand Hotel stile Belle Époque e gestirli in modo redditizio, in molti posti appare al giorno d’oggi  una “mission impossible”. Il Grand Hotel di Locarno, chiuso ormai da oltre dieci anni, ne è la chiara dimostrazione. A chiunque passi davanti alle facciate del Palace di Lugano si presenta simbolicamente questo chiaro onere imprenditoriale: all’entrata principale, l’architetto ha piazzato quattro figure maschili, i cosiddetti Atlanti (telamoni), che sorreggono l’intero peso della facciata anteriore del vecchio albergo con tutti i suoi graziosi balconi. E una volta, chissà quando, il carico è divenuto troppo pesante…

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