Celebri composizioni di Grieg e Dvorak con l’OSI al LAC

Nov 2 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 102 Views • Commenti disabilitati su Celebri composizioni di Grieg e Dvorak con l’OSI al LAC

Spazio musicale

Il concerto per pianoforte e orchestra di Grieg, che ha occupato la prima parte del programma svolto il 25 ottobre al LAC dall’Orchestra della Svizzera italiana, diretta da Krzysztof Urbanski e con la partecipazione di Jan Lisiecki in qualità di solista, inizia con una breve cadenza del pianoforte, che effettua una discesa impetuosa e dirompente in “fortissimo” seguita da arpeggi ascendenti. Tuttavia la volontà del compositore di usare accenti energici vien meno subito e i legni, con l’aiuto ritmico del corno, tratteggiano un motivo dolcemente oscillante, fine e grazioso. Emergono così, già nelle prime battute, i due poli espressivi del concerto: mentre però i passaggi drammatici sono estranei alla sensibilità di Grieg e suscitano l’impressione della forzatura, quelli sentimentali fluiscono in modo spontaneo e rappresentano la parte migliore del lavoro. Con qualche riserva però, poiché in parecchi punti la delicatezza, la soavità, il “profumo” e il modo di procedere carezzevole delle melodie escono un tantino dall’ambito del gusto, acquistando un che di salottiero e compiaciuto. L’avvio del secondo tempo offre un esempio particolarmente evidente di questi sconfinamenti: le battute iniziali presentano un contrappunto degli archi molto pregevole, quasi una preghiera; purtroppo l’entrata del solista, che esegue grappoli di note gentili ed eleganti, tali da mandare in sollucchero gli animi ipersensibili, ma anche banalucci, guasta l’atmosfera creata prima. Una buona vena anima l’ultimo tempo, in cui Grieg dà libero corso a motivi di danza e ritmi scatenati che ricordano la sua origine norvegese. In generale il concerto possiede spunti assai belli ma non trova il respiro dell’opera sinfonica ampia ed estesa.

Che il compositore fosse conscio di tali limiti viene dimostrato da parecchi fatti. Il periodo di creazione fu lungo e l’esecuzione prevista per il Natale 1868 a Kopenhagen venne annullata poiché la partitura non era pronta; bisognò aspettare fino al 3 aprile 1869. Indubbiamente le suadenti melodie del lavoro incontrarono il gusto degli ascoltatori e il successo fu strepitoso; gli applausi scrosciarono, non solo alla fine del concerto e non solo tra un tempo e l’altro, ma anche durante i tempi stessi (sia detto però che comportamenti del genere erano abbastanza frequenti a quei tempi). Nonostante i favori del pubblico il compositore non cessò di lavorare sulla partitura fino alla morte, avvenuta nel 1907, specialmente per quanto attiene alla parte orchestrale (qualcuno ha fatto il conto delle differenze tra la prima versione e l’ultima: trecento). Infine sia menzionato che Grieg non volle comporre un secondo concerto per pianoforte e orchestra benchè ricevesse caldi inviti a farlo.

A Lugano direttore e solista hanno presentato una esecuzione diligente, attenta e molto controllata. In ciò sta il pregio e il limite delle loro prestazioni. Da un lato certi difetti del concerto sono stati attenuati e ogni sia pur minima concessione alla leziosaggine evitata, nell’ambito di una costante sorveglianza del gusto, dall’altro lato la musica ha perso slancio e si è appiattita. Credo che quando un lavoro cede a qualche languore non giova tentare ad ogni costo di correggerlo in sede interpretativa ma va accettato come è, pena una certa opacità. A tratti il pianista ha tentato di infondere nella musica aspetti meditativi che non le appartengono, ad esempio nella cadenza del primo tempo, diluita anche da pause assai lunghe. Sul piano tecnico il Lisiecki ha messo in luce seria preparazione e sicurezza, qualità che gli hanno procurato larghi consensi da parte del pubblico. Alcuni ottimi momenti sono stati offerti dall’orchestra: così all’inizio dell’”adagio” gli archi con sordina hanno prodotto un velluto affascinante e il corno solo si è distinto con interventi molto belli e appropriati.

Nella seconda parte della serata la sinfonia “Dal Nuovo Mondo” di Dvorak, suonata encomiabilmente, ha deliziato gli ascoltatori.

Musica nel Mendrisiotto

L’Associazione Musica nel Mendrisiotto si è sempre fatta segnalare per una programmazione di ampio respiro, che include brani particolari e la rende diversa dalle altre istituzioni concertistiche. Nella mattinata del 21 ottobre questa caratteristica è apparsa ancora più del solito. Infatti il pubblico ha potuto ascoltare un pezzo addirittura in prima mondiale, come dice il programma, o quasi mondiale, come si è precisato verbalmente, visto che poco prima c’è stata una esecuzione altrove. Si è trattato di un lavoro per violino, violoncello e pianoforte, avente una durata di sei minuti, dal titolo “Dancing Universe”, scritto dalla compositrice americana Linda Dusman in memoria dei genitori. Comincia con brevi frammenti intercalati da pause e svolge inizialmente un discorso molto ritmato ma in seguito si sofferma su note lunghe, meditative, pervase di tristezza e alla fine sfocia in un “pianissimo” dove la musica si disperde a poco a poco fino al silenzio. Grazie agli ottimi interpreti (il Trio des Alpes, composto da Hana Kotkova, violino, Claude Hauri, violoncello, e Corrado Greco, pianoforte) il brano ha acquisito un certo interesse. Il pubblico ha applaudito cortesemente, oltre agli esecutori, la compositrice, presente in sala.

Il Concertino per flauto diritto, violino, violoncello e pianoforte op. 49 dell’inglese Lennox Berkeley, vissuto tra il 1903 ed il 1989, include tra due tempi veloci un’aria I e un’aria II. La prima viene portata dal violoncello, nella seconda domina il violino. In entrambe appare un tono elegiaco. Anche in questo numero l’alta qualità dell’esecuzione (al Trio des Alpes si è aggiunto il flautista Stefano Bagliano) ha reso godibile una composizione non eccelsa. Tuttavia il violino è rimasto un poco in ombra mentre il clavicembalo (al posto del pianoforte) è risultato scarsamente udibile.

Ha coronato il tutto la Sinfonia HobI:97 in do maggiore, versione per flauto, violino, violoncello e pianoforte, di Haydn. Anche con questo numero Musica nel Mendrisiotto (che festeggia il quarantesimo anno di attività: complimenti ed auguri!) ha confermato il carattere speciale dei suoi programmi. Presentare una sinfonia ad uso di un quartetto non è operazione così semplice come si potrebbe pensare. Occorre non soltanto semplificare la partitura ma, soprattutto, gli interpreti devono essere capaci di riviverla nello spirito della musica da camera, quindi farne una conversazione tra pochi strumenti, posti su un piano di parità, che si scambiano idee e stimoli. Tale disciplina hanno saputo rispettare e tale atmosfera hanno saputo creare mirabilmente il Trio des Alpes e il flautista Stefano Bagliano, autori di una lettura precisa, limpida, attenta ad ogni particolare, insomma inappuntabile, dello spartito.

 

Carlo Rezzonico

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