Caso „Carlos“ = Caso „Svizzera“!

Mar 7 • L'opinione • 1688 Views • Commenti disabilitati su Caso „Carlos“ = Caso „Svizzera“!

Patanegra

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Porcherie

 

 

Il caso „Carlos“ occupa ormai da mesi la Svizzera giuridica, politica e mediatica. Pro memoria: si tratta di un giovane delinquente violento già condannato 34 volte, la cui aggressività si è creduto apparentemente di poter mitigare solo con un “trattamento speciale”.  I costi di questa decisione ammontavano in totale a 29’200 franchi mensili. Il “trattamento speciale” comportava (oltre al costo di un appartamento di quattro vani, spese di assistenza, insegnante privato, lavoro con i genitori, paghetta e 500 franchi per il tempo libero e i weekend)  soprattutto 5’300 franchi per un allenamento di Thai-boxe presso un allenatore pregiudicato.

 

„Carlos“ non vuole intraprendere alcuna formazione professionale (dunque non vuole lavorare), vuole mangiare esclusivamente carne di manzo e pesce, e accetta solo indumenti griffati e cosmetici di marca. Il Dipartimento di giustizia di Zurigo – dopo una vivace protesta da parte del pubblico –  ha messo in detenzione questa “perla svizzera” (figlio di uno Svizzero e di una Brasiliana). Ma il 24 gennaio, il Tribunale federale ha deciso che la nuova messa in detenzione del delinquente “Carlos” era illegale e che il canton Zurigo gli deve pagare un indennizzo di Fr 3’500.-. Ultimo capitolo di questa storia: “Carlos” è di nuovo libero, riceve di nuovo un “trattamento speciale”, che però questa volta costa “SOLO” 19’000 franchi (invece dei precedenti 29’000) al mese. Inoltre, dovrebbe finalmente anche lavorare (il che significa verosimilmente che in futuro dovrà tagliarsi le unghie da solo).

 

Questa „storia infinita“ di „Carlos” suscita alcune spinose domande:

 

  1. Mi chiedo cosa ne pensi un onesto padre di famiglia, che, con poche migliaia di franchi, deve mantenere mese dopo mese la sua famiglia con bambini. Cosa pensa del fatto che un criminale condannato 34 volte, con le sue arroganti pretese, riceva 29’000 franchi mensili (e adesso SOLO” 19’000) e che il tribunale gli dia ancora ragione?

 

  1. Mi chiedo come le autorità d’esecuzione e i tribunali giungano alla conclusione che per la “risocializzazione” dell’aggressivo delinquente “Carlos” ci sia bisogno di un allenatore di Thai-boxe, che costa al contribuente più di quanto guadagli un normale cittadino in un mese. Un tempo, si sarebbe rinchiuso semplicemente un tale pazzoide, al costo minimo, fintanto che avesse dimostrato di averci ben ripensato, al fine di tornare a far parte di una società civile.

 

  1. E soprattutto mi chiedo se la débâcle giudiziaria, politica e mediatica su “Carlos” non sia anche sintomatica dell’attuale mentalità della Svizzera ufficiale. “Carlos” viene elevato dal Tribunale federale a caso di rilevanza sistemica (come il “too big to fail” nel caso di certe banche svizzere) e deve essere “salvato” a qualsiasi costo, altrimenti si va incontro a un biasimo da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. E con tale mentalità vogliamo affrontare le imminenti dure trattative con Bruxelles? Buonanotte, fratelli!

 

Ma per tornare al caso „Carlos“. I costi per coccolare questa “perla” li paga il contribuente zurighese, quindi la cosa potrebbe lasciarci indifferenti. Ma attenzione: se tale prassi – come sempre finora – attraverso tribunali svizzeri e decisioni politiche eurocompatibili, presto o tardi saranno applicate a livello nazionale, domani ne saranno toccati anche tutti gli altri cantoni.

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