Care concittadine, cari concittadini

Ago 3 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 568 Visite • Commenti disabilitati su Care concittadine, cari concittadini

Albert Roesti Presidente UDC Svizzera

Albert Roesti
Presidente UDC Svizzera

Il 1° agosto festeggeremo il 725° anniversario del nostro meraviglioso paese. Il fatto di poter vivere in Svizzera mi riempie di gratitudine. Sono perfettamente consapevole che non era per nulla scontato quanto la generazione delle nostre madri e padri e dei loro antenati hanno conquistato. Tocca a noi ora conservare queste eccezionali conquiste, quali la democrazia diretta, la libertà personale, la sicurezza e il benessere anche per i nostri figli.

Conserviamo i nostri atout

Nonostante la difficile situazione economica, il nostro paese se la cava bene nella concorrenza internazionale. Perché? La via del successo della Svizzera è segnata dall’indipendenza e dall’autodeterminazione. L’irrefrenabile anelito di libertà esiste fin dalla nascita della Confederazione. Nella storia, l’autonomia della Svizzera è sempre stata messa in discussione, sia dall’esterno che dall’interno, ed è sempre stata chiaramente confermata. Consapevole del valore dell’indipendenza, il popolo svizzero ha nel 1992 rifiutato l’adesione all’accordo SEE, il quale avrebbe portato inevitabilmente all’adesione all’UE. Da allora, la Svizzera gestisce i suoi rapporti con l’UE sulla base di accordi bilaterali, nei quali i reciproci interessi sono trattati pragmaticamente a parità di diritti. Inoltre, in primo piano c’è la collaborazione economica.

Nessuna integrazione nell’UE

Oggi ci troviamo nuovamente di fronte a una svolta decisiva. Il Consiglio federale e il Parlamento vogliono stipulare con l’UE un cosiddetto accordo-quadro istituzionale. Questo accordo obbligherebbe la Svizzera a riprendere il diritto UE. La Corte di giustizia dell’UE dovrebbe interpretare in maniera vincolante questo diritto e decidere in caso di divergenze d’opinione. Se la Svizzera non accettasse delle singole decisioni, l’UE avrebbe il diritto di emettere delle sanzioni. L’applicazione di questo accordo dovrebbe essere controllata in Svizzera da funzionari stranieri di sorveglianza.

Tale accordo-quadro farebbe della Svizzera, di fatto, una colonia dell’UE. Essa rinuncerebbe alla sua legittima autodeterminazione su temi politici di importanza capitale. Parlamento e popolo non avrebbero praticamente più nulla da dire su questioni importanti quali la collaborazione economica, l’immigrazione o i trasporti. Con la progressiva integrazione nell’UE, importeremmo sempre più nel nostro paese anche i grandi problemi che affliggono l’UE: dalla crisi finanziaria a quella dei rifugiati.

Manteniamo la sperimentata via

bilaterale

Tale accordo segnerebbe anche la fine della via bilaterale adottata fi no a oggi. Perché, invece di concludere degli accordi su singoli dossier nel reciproco interesse come finora, sarebbero poi solo gli organi dell’UE a decidere in futuro che cosa sia valido e cosa invece no. Ciò non è ammissibile. Bisogna invece mantenere la sperimentata via bilaterale. Laddove la Svizzera e l’UE, rispettivamente i singoli paesi, hanno degli interessi comuni, si stipulano degli accordi. Come fatto finora.

Manteniamo l’indipendenza

La ripresa obbligatoria del diritto UE segnerebbe la fi ne dell’indipendenza e dell’autodeterminazione della Svizzera. Un tale accordo non entra perciò nemmeno in considerazione. La Svizzera deve mantenersi libera e indipendente, affinché possiamo continuare a gestire noi stessi la nostra politica e il nostro futuro: è perciò ora di finalmente attuare una gestione e una limitazione ragionevoli dell’immigrazione, come il popolo ha deciso più di due anni fa. La Svizzera deve pure provvedere lei stessa alla sicurezza delle cittadine e dei cittadini. A questo scopo, è indispensabile un esercito di milizia credibile. Altrettanto bisogna difendere le frontiere contro i passatori e contro l’immigrazione illegale. Anche nel settore dell’economia, abbiamo bisogno di maggiore libertà. Di questa fanno parte il mantenimento di un diritto del lavoro flessibile, un minore carico fi scale per tutti, un approvvigionamento energetico sicuro e a buon prezzo, ma anche la sicurezza della previdenza-vecchiaia.

Rafforziamo l’unità

In altre parole: la nostra libertà, la nostra indipendenza e i nostri diritti popolari sono i garanti che nel nostro paese possiamo sempre affrontare e risolvere i problemi con tempestività e lungimiranza. Queste garanzie di successo devono essere mantenute e raff orzate, non indebolite come tentano continuamente di fare dei politici affamati di potere. Il diritto svizzero legittimato democraticamente deve conservare anche in futuro il suo ruolo fondamentale, accanto al diritto contrattuale internazionale.

Insieme, siamo in grado di continuare ad assicurare il successo della storia, vecchia di 725 anni, della Svizzera. Con la consapevolezza delle nostre forze e con il dovuto rispetto delle sfide che ci attendono. Battiamoci insieme per la conservazione del nostro meraviglioso e unico paese!

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