Cambiamenti importanti in vista al Lucerne Festival

Giu 29 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 150 Views • Commenti disabilitati su Cambiamenti importanti in vista al Lucerne Festival

Spazio musicale

Quasi sempre, quando si presenta il cartellone di una istituzione musicale o teatrale di vasta dimensione e di primo ordine qualitativo, non si può fare a meno di ripetere il solito ritornello: verranno grandi direttori, grandi solisti, grandi orchestre e, nel caso dei teatri d’opera, anche grandi cantanti, grandi scenografi e grandi registi,  i quali interpreteranno prevalentemente capolavori del passato con l’inserimento, in secondo piano, di qualche creazione contemporanea o di qualche riesumazione. Questo schema vale sostanzialmente anche per il Lucerne Festival e per la sua edizione estiva 2019.

Tuttavia, nel mese di maggio, un annuncio ha colto di sorpresa gli ambienti musicali, non solo quelli svizzeri. Da trent’anni l’istituzione lucernese organizza in primavera una rassegna della durata di una settimana dedicata prevalentemente a composizioni legate alla Pasqua. In più, in autunno, un’altra rassegna, pure della durata di una settimana, che pone al centro il pianoforte. Con tali iniziative l’attività venne estesa notevolmente oltre i limiti della manifestazione estiva. In futuro purtroppo – questa è stata la novità inattesa – i festival primaverili e autunnali saranno soppressi. È una notizia non da poco, che si presta anche a considerazioni generali sul significato e gli scopi di un Festival. Naturalmente di fronte a un taglio così drastico ci si interroga sui motivi della decisione. Tanto più che il valore degli interpreti chiamati per quelli che potremmo chiamare Festival satelliti non erano inferiori a quelli dei concerti estivi e il pubblico non mancava; si pensi che per il Festival pasquale di quest’anno si sono contati circa novemila ascoltatori, con una occupazione dei posti dell’88%, una frequenza sicuramente invidiata da molti organizzatori di concerti. Ma nonostante il successo la sovrintendenza ha giudicato che attorno alle due manifestazioni minori (minori solo in senso quantitativo) non si è creata quell’atmosfera speciale che dovrebbe caratterizzare un Festival e che non si è riusciti a stabilire un rapporto fruttuoso con gli avvenimenti musicali di agosto e settembre.  Poco promettente è stata considerata l’idea di infondere nuova vita a questi due Festival satelliti mediante qualche iniziativa molto speciale. A Salisburgo, per la rassegna di Pentecoste, si è fatto leva sulla fama e, occorre aggiungere, sul divismo di Cecilia Bartoli, ma un esperimento del genere è stato scartato come irripetibile. Si è pensato invece di concentrare gli sforzi sull’estate. Ma quali debbano essere le caratteristiche del nuovo corso è stato indicato, per il momento, solo in termini generici.  Una difficoltà è rappresentata dal fatto che le orchestre e i solisti famosi effettuano giri in molte città e che spesso il medesimo concerto può essere ascoltato tanto a Lucerna quanto in altre sedi; è difficile ottenere l’esclusività, anche se ci si accontenta di una esclusività limitata alla Svizzera. Per ovviare a questa circostanza si intende contare sulle forze proprie, principalmente la Lucerne Festival Orchestra, fondata da Claudio Abbado e ora diretta da Riccardo Chailly, e la Lucerne Festival Academy. Con ciò si potrebbe conferire al Festival un profilo proprio e fare in modo che coloro i quali si interessano di musica trovino a Lucerna avvenimenti non offerti altrove.

Secondo me gli organizzatori della rassegna lucernese dovrebbero tener presente che il prestigio della loro istituzione è basato soprattutto sui concerti sinfonici di largo respiro con orchestre di livello altissimo. Il resto costituisce un contorno ammirevole, interessante, perfino prezioso, da conservare e possibilmente da sviluppare, ma pur sempre solo un contorno. Certamente non è ideale che talvolta il medesimo concerto sia eseguito anche in altre città. Però solo a Lucerna è possibile ascoltare uno dopo l’altro, nel giro di un mese, molti dei complessi più ammirati in tutto il mondo (con l’immancabile presenza ogni anno dei tre europei più quotati). Questa concentrazione costituisce un punto di gran peso e conferisce al Festival lucernese una caratteristica rilevantissima e forse unica.

Non so se tra le idee che probabilmente stanno passando al vaglio per l’impostazione futura del Lucerne Festival ce ne siano anche alcune riguardanti l’opera. Per conto mio non insisterei in questa direzione. A Lucerna manca un teatro adeguato (e sarebbe mancato anche se si fosse costruita la “salle modulable”, troppo piccola per poter ospitare melodrammi tradizionali). Le esecuzioni in forma di concerto sottraggono alle opere la parte visiva, il che equivale a una amputazione. Peggiori poi sono gli allestimenti semiscenici, non carne e non pesce.

Molto meglio varrebbe perseverare nel campo in cui si è forti, senza escludere prudenti innovazioni nei programmi e nelle manifestazioni di contorno. Credo che quest’anno Lucerna desterà ammirazione e richiamerà un vasto pubblico venuto soprattutto per ascoltare la West-Eastern Divan Orchestra, la Shanghai Symphony Orchestra, la Leipzig Gewandhaus Orchestra, la Mahler Chamber Orchestra, la Berlin Philharmonic, la Mariinsky Orchestra, la Israel Philharmonic Orchestra, la Royal Concertgebouw Orchestra, la Vienna Philharmonic, la Rotterdam Philharmonic Orchestra, la London Symphony Orchestra, l’Orchestre Nationale de France oltre, naturalmente, alla Lucerne Festival Orchestra (questi sono i complessi annunciati per agosto e settembre).

Musica a Sobrio

Dopo aver parlato di un gigante del concertismo come il Lucerne Festival, potrebbe sembrare strano dedicare una nota al Sobrio Festival. Eppure, anche la manifestazione organizzata nel minuscolo villaggio della Valle Leventina è per parecchie ragioni attraente e merita almeno un cenno. Quest’anno, per la sesta edizione, si comincerà sabato 6 luglio con un concerto dedicato a musiche del Seicento italiano e tradizionali irlandesi, eseguite da un complesso comprendente Maria Luisa Montano, flauto, Francesco Facchini, violino, Carlo Maria Paulesu, violoncello e Marco Baronchelli, liuto. Giovani violinisti partecipanti alla Masterclass di Aline Champion (primo violino dei Berliner Philharmoniker) si esibiranno il 13 luglio. Seguirà un concerto di canto tenuto dal tenore Federico Veltri con al pianoforte Francesco Armienti. Un avvenimento molto importante sarà quello del 21 luglio, quando il pianista Alexander Romanovsky interpreterà pagine di Chopin. Il 27 luglio, l’arpista Jasmine Gitti suonerà composizioni  di vari autori, tra cui Bach e Debussy, mentre domenica 28 luglio sarà la volta di una mattinata con Veronika Miecznikowski (viiolino) e un pianista da designare. Ma il tratto più speciale del Sobrio Festival di quest’anno sarà la prima edizione del Premio Cajkovskii, patrocinato da Elizabeth Claudine Cajkovskij, cugina di terzo grado dell’illustre compositore: il 20 luglio si farà la finale con i tre pianisti vincitori, i quali eseguiranno pagine del grande repertorio pianistico.

Carlo Rezzonico

Comments are closed.

« »