Bilaterali, PIL e i polli di Trilussa

Mar 19 • L'opinione, Prima Pagina • 739 Visite • Commenti disabilitati su Bilaterali, PIL e i polli di Trilussa

Eros N. Mellini Segretario cantonale UDC Ticino

Eros N. Mellini
Segretario cantonale UDC Ticino

“Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’ anno:

e, se nun entra ne le spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perché c’è un antro che ne magna due.”

 

L’amara ironia del mitico Trilussa è decisamente intramontabile. L’articolo del CdT del 16.03.2016, riportante degli studi commissionati dalla SECO sull’impatto dei Bilaterali, titolava “Ogni Svizzero senza Accordi bilaterali guadagnerebbe 4’400 franchi in meno”.

A parte l’infelice mancanza di un paio di virgole (sembrerebbe che ci siano degli Svizzeri con gli accordi bilaterali e degli Svizzeri senza), il titolo non può non far pensare ai suddetti polli statistici. È ovvio che di un aumento del PIL traggono beneficio tutti, ma l’effetto sul borsellino del singolo cittadino, anche quando si parla di PIL pro capite, è ben diverso per massa di salariati che non si vede necessariamente aumentare lo stipendio, rispetto al numero – importante sì, ma pur sempre di gran lunga minoritario – degli imprenditori sui cui introiti (con i tempi che corrono, non necessariamente sugli utili) l’aumento del PIL ha un effetto diretto. Intendiamoci, lungi da me l’idea di prendere una posizione ostile all’economia: sono convinto che detto aumento sia infatti prevalentemente dovuto all’attività imprenditoriale, di cui la manodopera salariata è solo un sostegno. Un sostegno indispensabile, certamente, perché le due parti non possono esistere l’una senza la presenza dell’altra ma, assumendo che sia nato prima l’uovo della gallina, il ruolo dell’uovo non esito ad assegnarlo all’imprenditoria.

Detto questo, però, un paio di riflessioni sull’articolo di Rocco Bianchi mi sembrano doverose.

In primo luogo, tutti questi studi (SECO, economiesuisse, Consiglio federale, eccetera), essendo volti a osteggiare l’applicazione della decisione popolare del 9 febbraio 2014 contro l’immigrazione di massa, sono viziati da un pregiudizio basato sulla gratuita illazione che un’unilaterale reintroduzione di contingenti e tetti massimi farebbe sì che l’UE rescinda tutto il pacchetto di Bilaterali I. Dico gratuita perché, al di là della voce grossa e delle minacce che l’UE legittimamente mette in campo in fase negoziale, fra tutti i difetti che – io per primo – le attribuiamo, non ha sicuramente quello del masochismo. E far saltare tutto il pacchetto per ostinarsi a non riconoscere il diritto allo Stato indipendente Svizzera di gestire autonomamente l’immigrazione sul territorio accettando la rescissione della sola libera circolazione delle persone, farebbe dell’UE il marito della barzelletta, che si taglia gli attributi per far dispetto alla moglie. Infatti, libera circolazione a parte, gli altri sei accordi del pacchetto sono d’interesse che va dal reciproco al prevalente per l’UE. In particolare, vedo male quest’ultima optare per la rinuncia a quello sui trasporti terrestri. Dato che per tale rescissione occorrerebbe l’unanimità degli Stati UE, basterebbe il voto contrario dell’Austria che sicuramente non vorrebbe vedere il Brennero diventare l’unico valico alpino dell’asse stradale Nord-Sud.

Ecco che quindi lo studio non dovrebbe essere sull’effetto dei “Bilaterali”, ma solo dell’accordo di libera circolazione. Sempre che sia fatto senza pregiudizi di parte perché, purtroppo, è d’uso da noi che la domanda posta dal committente non sia di solito “La situazione ics ha un impatto positivo o negativo?”, bensì “Neh che la posizione ics ha un impatto positivo (o negativo)?”, tentando così – spesso con successo – d’influenzare la imparzialità del giudizio.

Ora, anche senza ricorrere a un esperto, appare chiaro che quello di libera circolazione delle persone è l’unico accordo del pacchetto di Bilaterali I a dare un bilancio costi/benefici (laddove per costi s’intendano non solo quelli finanziari, ma tutti gli effetti negativi sull’occupazione indigena, frontalierato, padroncini, eccetera) nettamente negativo per la Svizzera. Contro una facilitazione ad assumere personale estero da parte dell’imprenditoria – facilitazione, però, non che prima le fosse impossibile qualora dimostrasse di aver cercato e non trovato personale indigeno adeguato – sull’altro piatto della bilancia bisogna mettere l’estromissione dal mercato del lavoro del nostro personale qualificato divenuto troppo caro rispetto alla concorrenza estera, la concorrenza dei cosiddetti “padroncini” nei confronti del nostro artigianato, tanto per citare due effetti che sono particolarmente acuti in Ticino.

Con tutto il rispetto che nutro per l’imprenditoria, non posso che vedere più benefici che svantaggi in una rescissione dell’accordo di libera circolazione con l’UE. Se poi, cosa di cui dubito molto, l’UE vorrà persistere nell’intenzione di far dispetto alla moglie, faccia pure. La Svizzera non avrà problemi a sopravvivere al breve periodo che precederà il ritorno a più miti (e ragionevoli) consigli dell’UE.

 

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