Bilancio e prospettive del presidente di UDC Svizzera

Gen 1 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 463 Views • Commenti disabilitati su Bilancio e prospettive del presidente di UDC Svizzera

Cari membri, simpatizzanti e amici dell’UDC,

ciò che mi ha fatto maggiormente piacere nel 2017: consultando la mia agenda, constato che ho partecipato a più di 150 manifestazioni UDC per intrattenere degli stretti contatti con tutte le sezioni cantonali. Gli organizzatori di questi incontri hanno dato prova della loro motivazione, della loro voglia di agire e del loro senso di responsabilità. Sono tutti pronti a continuare la loro lotta per una Svizzera libera, indipendente, autodeterminata e sicura, e hanno fiducia nella loro azione. Non si tratta per loro di far valere il proprio partito, ma di salvaguardare la nostra prosperità per le future generazioni. Affinché la Svizzera rimanga la Svizzera.

Mi ricordo, per esempio, con orgoglio il 25° anniversario dell’UDC del canton San Gallo. Nonostante il cattivo tempo invernale, più di 700 persone si sono riunite sotto la tenda per questa manifestazione incorniciata da gruppi musicali e folcloristici. Ho recepito lo stesso ambiente in occasione della festa per il 25° anniversario dell’UDC del canton Lucerna nel mese di maggio e, naturalmente, in occasione della celebrazione del centenario dell’UDC zurighese in marzo. Si sente perfettamente che il movimento popolare che 25 anni fa impedì l’adesione della Svizzera all’UE tramite il trattato SEE, è sempre vivo e continua a opporsi con la stessa forza ai tentativi di ricatto di Bruxelles, che vuole imporre alla Svizzera un trattato che farebbe del nostro paese una colonia dell’UE.

E non mancherò neppure di citare la sezione UDC di Neuchâtel. In un’epoca nella quale le cose non vanno bene quanto si vorrebbe, è importante trovare degli uomini e delle donne che non mollano e che rimettono il treno sui binari. Il nuovo comitato, guidato da Stephan Moser, è pronto a riprendere piede organizzando diverse manifestazioni. Lo sosterrò con tutte le mie forze. Una Svizzera forte ha bisogno di sezioni UDC forti in tutti i cantoni.

Ciò che più mi ha infastidito nel 2017: benché fosse evidente che non potevamo vincere da soli la votazione sulla strategia energetica, questa sconfitta mi ha comunque irritato. Perché? Abbiamo dovuto batterci da soli contro un progetto che non poteva essere più antiliberale di così, perché impone una pesante burocrazia e un forte aumento di imposte e tasse. Visto che l’UDC, con la sua quota elettorale del 29,4% è da sola riuscita a convincere il 42% della popolazione a votare NO, è evidente che, con l’aiuto del PLR e delle associazioni economiche, avremmo potuto vincere questa votazione.

Il referendum è comunque stato necessario e utile. Il Consiglio federale sta dando prova, da qualche tempo, di una crescente impudenza nell’annunciare le conseguenze degli oggetti messi in votazione. Nelle sue previsioni circa gli effetti della libera circolazione delle persone, affermava che solo 8’000 persone supplementari si sarebbero installate in Svizzera. Se ne contano invece dieci volte tante, perché l’immigrazione netta ha raggiunto le 80’000 persone. Doris Leuthard, presidente della Confederazione, ha osato affermare che la strategia energetica costerebbe 40 franchi annui per famiglia. Si è sbagliata di un fattore che s’avvicinerà senza dubbio a 100. La consigliera federale già sin d’ora proposto delle misure fiscali che raddoppieranno il prezzo del gasolio da riscaldamento. Pur arrabbiandomi di fronte alle sue manovre ingannatrici, sono lieto di appartenere al partito politico che ha sin dall’inizio messo in guardia la popolazione circa i costi supplementari che l’attendono. Il nostro impegno finirà per essere pagante.

Prospettive 2018: durante l’anno politico 2018, dovremo batterci per il principio che è alla base della nostra Svizzera, ossia per l’autodeterminazione. Come dice l’adagio, non c’è niente di nuovo sotto il sole. Nel corso dei secoli della sua storia, la Svizzera ha sempre dovuto difendersi dai tentativi delle grandi potenze di assorbirla e battersi per la salvaguardia della particolare forma della sua organizzazione statale. Nel solo 20° secolo, questa battaglia ha dovuto essere combattuta ogni 25 anni circa: durante la prima e la seconda guerra mondiale, contro il movimento del maggio ’68 che ci avrebbe spinto nel comunismo e, infine, nel 1992, contro il trattato dello Spazio economico europeo (SEE) che ci avrebbe fatto entrare nell’UE.

Oggi, ossia ancora una volta 25 anni più tardi, l’UE vuole imporci un accordo-quadro che ci obbligherebbe a riprendere automaticamente le leggi UE, a riconoscere dei giudici stranieri e ad accettare eventuali sanzioni punitive da parte dell’UE. Questo assoggettamento della Svizzera deve essere assolutamente rifiutato. Noi sosteniamo certamente gli accordi bilaterali, ma unicamente nella misura in cui permettano alla Svizzera di trattare da pari a pari con il suo partner. Il trattato di tipo coloniale che l’UE vuole farci ingoiare distruggerebbe l’autodeter5minazione della Svizzera ed equivarrebbe in realtà a un’adesione. Ci aspettiamo dal Consiglio federale che spieghi chiaramente all’UE che un tale trattato non sarà mai accettato dal popolo svizzero.

Un paese sovrano deve avere la competenza di regolare l’immigrazione nel suo territorio in maniera autonoma e in funzione delle necessità del suo mercato del lavoro. Ed è precisamente per difendere questo diritto elementare che l’UDC lancerà, in gennaio 2018, l’iniziativa per un’immigrazione moderata (iniziativa per la limitazione). Noi vogliamo impedire alla Confederazione di stipulare nuovi accordi di libera circolazione delle persone. L’accordo esistente con l’UE dovrà essere abrogato durante l’anno che farà seguito all’accettazione dell’iniziativa da parte di popolo e cantoni. Se questo obiettivo non potrà essere raggiunto per via negoziale, il Consiglio federale dovrà rescindere l’accordo nello spazio di un mese. La Svizzera potrà così di nuovo gestire in maniera autonoma l’immigrazione nel suo territorio, conformemente all’articolo costituzionale che stabilisce la fissazione di contingenti e di tetti massimi, articolo che il parlamento ha rifiutato di applicare, tenendo unicamente conto degli interessi dell’UE, ma dimenticando quelli della Svizzera.

Infine, l’iniziativa UDC per l’autodeterminazione che abbiamo depositato, sarà discussa nel 2018 in parlamento, e in seguito sottoposta al popolo. Essa esige che al diritto svizzero sia di nuovo dato il primato sul diritto internazionale. L’autorità politica non potrà allora più annacquare o rifiutarsi di applicare, con il pretesto del diritto internazionale, dei progetti approvati dal sovrano, come l’espulsione degli stranieri criminali o l’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

Un grande lavoro ci attende. Insieme potremo portarlo a buon termine. Ringrazio tutte le cittadine e tutti i cittadini della Svizzera, tutti i nostri membri, simpatizzanti e deputati, che ci sostengono nell’interesse della nostra bella Svizzera. Questo impegno vale la pena. Affinché la Svizzera rimanga la Svizzera.

Auguro a tutte e tutti Voi e alle Vostre famiglie molte soddisfazioni, una buona salute e molto benessere nel 2018.

 

Albert Rösti

Presidente UDC Svizzera

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