Bilancio e prospettive del presidente di UDC Svizzera

Mag 6 • Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 214 Views • Commenti disabilitati su Bilancio e prospettive del presidente di UDC Svizzera

�� Ciò che mi ha fatto più piacere: l’UDC ha ottenuto dei successi importanti in occasione delle ultime elezioni negli esecutivi. La rielezione di Pierre Alain Schnegg nel Consiglio di Stato del canton Berna è incontestabilmente una bella vittoria, tenuto conto dei massicci attacchi che gli sono stati lanciati per essere riuscito a limitare l’aiuto sociale allo stretto necessario. Con l’elezione di Daniel Wyler nel Consiglio di Stato obvaldese, l’UDC è per la prima volta rappresentata nell’esecutivo di questo semi-cantone. Infine, l’elezione di André Ingold quale nuovo sindaco della città di Dübendorf, apre nuove speranze nel canton Zurigo. (Nel frattempo, l’UDC ha anche piazzato il suo candidato, Ruedi Eberle, nell’esecutivo di Appenzello Interno, NdR.)

�� Ciò che mi ha più infastidito: non solo la volontà del popolo, ma anche le proposte degli iniziativisti non sono più prese sul serio nella Berna federale. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ne ha dato un triste esempio in occasione della sua ultima seduta. Secondo i resoconti della stampa, la commissione ha dedicato appena due ore di discussione all’iniziativa popolare per l’autodeterminazione. Si tratta peraltro di un progetto mirante a modificare in maniera fondamentale il rapporto fra il diritto svizzero e il diritto internazionale. La maggioranza della commissione se n’è infischiata altamente, rifiutando di avviare un vero dibattito e di audizionare degli esperti e, oltre a ciò, affossando qualsiasi idea di controprogetto. Questo comportamento illustra perfettamente il disprezzo che questi parlamentari provano per la democrazia diretta, della quale il diritto d’iniziativa è un elemento essenziale.

L’atteggiamento della Commissione delle istituzioni politiche è conforme alla maniera con cui la maggior parte dei parlamentari considera oggi i diritti democratici e i desideri della popolazione. Il quadruplo assassino di Rupperswil non è internato a vita, nonostante che la maggioranza della popolazione abbia sostenuto l’iniziativa per l’internamento. Il teppista tedesco condannato a Zurigo non viene espulso, nonostante che la maggioranza del popolo abbia accettato l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali. La promessa dell’ex-presidente del PLR di vegliare per un’applicazione severa di questa iniziativa, promessa che ha contribuito al rigetto dell’iniziativa per l’attuazione, erano parole al vento. I professionisti ultracinquantenni, ben formati ed esperti, devono sempre più temere di perdere l’impiego, mentre che la maggioranza di popolo e cantoni ha accettato l’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

È normale che degli eventi del genere provochino delle profonde frustrazioni. Le ultime elezioni cantonali e comunali, domenica scorsa a Zurigo e a Ginevra, hanno chiaramente dimostrato che, di fatto, l’UDC non perde elettori a vantaggio degli altri partiti, bensì che i nostri elettori sono in parte rimasti a casa per rassegnazione. Citiamo a titolo d’esempio la città di Uster (ZH), dove l’UDC aveva raccolto oltre 74’000 voti di partito ancora nel 2014, contro i 57’000 di quest’anno. La partecipazione è caduta dal 37 al 33%. La stessa osservazione vale per il canton Ginevra e, in precedenza, per il canton Berna.

Bisogna che riusciamo a far comprendere alle nostre famiglie, ai contadini, alle piccole e medie imprese e ai lavoratori, che noi ci battiamo per degli impieghi sicuri, delle opere sociali finanziariamente sostenibili, delle imposte e tasse moderate, una riduzione della burocrazia e per più libertà individuale. Non siamo noi che spendiamo a piene mani il denaro dei contribuenti per un congedo paternità pagato dallo Stato o per un’industria del sociale bulimica, come fa, per esempio, il PS che protegge i truffatori sociali opponendosi all’impiego di detective incaricati di smascherare gli abusi.

L’UDC ha sviluppato da tempo gli strumenti necessari a questa politica. L’iniziativa per l’autodeterminazione esige, né più né meno, che il diritto svizzero sia prioritario rispetto al diritto internazionale affinché, per esempio, il teppista tedesco citato sopra possa essere espulso verso il suo paese d’origine. Con la nostra iniziativa per la limitazione vogliamo proteggere in particolare i lavoratori svizzeri di oltre 50 anni dalla concorrenza a buon mercato proveniente dall’estero, e impedire un’esplosione demografica che sfocerà in una Svizzera con più di 11 milioni di abitanti.

Raggiungeremo questi obiettivi solo se agiremo sul terreno, nei comuni, nei cantoni e a livello federale, se ascolteremo le preoccupazioni della popolazione, se affronteremo i problemi e comunicheremo chiaramente le nostre azioni. Ecco il solo modo di spingere i nostri elettori a recarsi alle urne. Ciò esige non solamente un impegno coraggioso e forte da tutti noi, ma anche un massimo di contatti diretti e di lavoro di persuasione. Invito le nostre circa 1’000 sezioni e, soprattutto, i deputati comunali, cantonali e federali, a spiegare senza tregua alla nostra base, ciò che facciamo per il bene delle nostre cittadine e dei nostri cittadini – non solo per l’UDC, ma per la nostra meravigliosa Svizzera.

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