Bilancio di un anno di politica federale

Gen 13 • L'editoriale, Prima Pagina • 2238 Visite • Commenti disabilitati su Bilancio di un anno di politica federale

Dr. Gianfranco Soldati Presidente onorario UDC Ticino

Dr. Gianfranco Soldati
Presidente onorario UDC Ticino

Un bilancio che taluni vorrebbero positivo, non fosse che per il fatto che il presidente Didier Burkhalter ha ricoperto anche la carica di presidente dell’OCSE, ricavandone, a dire della stampa di regime e soprattutto dei media elettronici di parastato, grande prestigio internazionale, prestigio che naturalmente ridonda sull’intero Paese. Un presidente che di fronte all’annessione della Crimea, voluta plebiscitariamente dal popolo, ha pensato bene, in omaggio alla neutralità svizzera, di biasimare pubblicamente il presidente di una grande potenza, Vladimir Putin. Mostrandosi così, come tutta l’OCSE e tutta l’UE, servo della vera potenza aggressiva, quella che vuole essere egemone su tutto il pianeta, gli USA.

In Svizzera, una sicura maggioranza della popolazione è schierata su posizioni più vicine a quelle della destra che a quelle di sinistra: votazione sulle 6 settimane di vacanza, sul salario minimo, tutte le votazioni concernenti i nostri rapporti con l’UE, in particolare quella del 9 febbraio scorso, vinta contro venti e maree del tam tam del Consiglio federale, delle due Camere, di tutti i partiti salvo l’UDC-SVP e di tutti i media elettronici e stampati, privati o di parastato, sono un’inconfutabile dimostrazione di questo mio assunto. Eppure, come cercherò di dimostrare, con l’aiuto anche della “Weltwoche”, grazie al comportamento dei rappresentanti a Berna del partito della Giuda in gonnella, del PPD-CVP e dei verdi liberali, il CF e le due Camere, in modo particolare il Consiglio degli Stati dove i democristiani predominano malgrado la scarsa consistenza nazionale del partito, proseguono imperterriti nella loro politica che chiamerò sinistrorsa per non limitarmi a un più confacente “di sinistra”.

LAVORO: continua la diminuzione in atto da anni del prodotto pro capite. Solo parametro in crescita, continua a essere quello della spesa pubblica, per l’amministrazione, la sanità, la socialità e la formazione, tutti campi il cui sviluppo comporta, come ineluttabile conseguenza, una crescita della burocrazia. L’iperregolazione del mondo del lavoro, in parte dovuta a spinte di sindacati che vogliono i due piccioni con una fava (sicurezza dell’impiego da una parte, contratti collettivi di lavoro dall’altra, contratti che garantiscono ai già ricchissimi sindacati ulteriori entrate plurimilionarie), l’iperregolazione, dicevo, imperversa con i suoi contratti collettivi, le commissioni paritetiche, le sanzioni, gli organi di controllo, la burocrazia e le montagne di carta stampata. Ne soffre la libera contrattazione, premessa indispensabile allo sviluppo positivo.

FISCO: i cittadini svizzeri lavorano attualmente, in media, 5 mesi per lo Stato e 7 mesi per il proprio tornaconto, con tendenza al pareggio: 6 mesi per lo Stato, 6 mesi per il contribuente. Misure nel campo dell’affitto tendenti all’eliminazione della libera contrattazione, abbandono o limitazione massiccia del segreto bancario (la Giuda in gonnella voleva perfino limitare i versamenti in contanti per meglio controllare i cittadini, per fortuna le Camere le hanno imposto il fermo), la proposta di eliminare la possibilità di prelevare soldi dal secondo pilastro per l’acquisto di una casa o per finanziare un proprio investimento, sono tutti provvedimenti di chiara matrice socialista, possibili solo quando partiti che si proclamano borghesi si trasformano in realtà in filiali del PST. In questo campo, bisogna riconoscerlo, a particolarmente distinguersi sono i rappresentanti di quel partito che è stato, ai tempi dei tempi, il partito conservatore.

SICUREZZA: il CF, è innegabile, accettando la giustificazione messa in campo dalla Signora SS (Simonetta Sommaruga), quella dell’obbligo di ossequiare il principio di proporzionalità, rifiuta di applicare la decisione del popolo concernente l’espulsione degli stranieri che si macchiano di ben determinati crimini. Vuole invece legiferare contro gli hooligan, limitando la libertà di chi si comporta correttamente, tramite misure che comportano solo burocrazia e costi.

ESERCITO: il CF rifiuta in pratica di concedere all’esercito i 5 miliardi votati dal Parlamento. Il nostro esercito, anche grazie, bisogna riconoscerlo, al voto popolare che ha rifiutato il finanziamento dell’acquisto dei Gripen, è oramai ridotto al lumicino, vicino all’impotenza funzionale.

IMMIGRAZIONE: invece di rendere esecutiva l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri con condanne cresciute in giudicato, il CF cerca di reintrodurre dalla finestra il controprogetto che il popolo ha cacciato, nel 2010, dalla porta. Così facendo dovremo tenerci in casa parecchie centinaia di criminali. Beninteso, a nostre ulteriori spese.

POLITICA DELL’ASILO: con Blocher eravamo a 10’000 richieste l’anno, adesso le domande d’asilo si avvicinano a 25’000. La protezione giuridica dei richiedenti è stata aumentata, le nuove possibilità di ripetuti ricorsi spalancano le porte agli abusi, in modo particolare per le domande da parte di minorenni. Il CF non ne vuole sapere di condizionare gli aiuti ai paesi di provenienza degli espulsi con l’obbligo di riprenderli.
FORMAZIONE SCOLASTICA: continua la politica di centralizzazione a scapito dell’indipendenza e della sovranità cantonali. Tipico esempio di questa politica è il cosiddetto “Programma 21”. La tendenza all’espansione del campo universitario a scapito del sistema duale dell’apprendistato si rafforza. Si spinge per progetti come “Erasmus +” e “Orizzonte 2020”, oggetti burocratici di falso prestigio, votati più che altro a favorire l’integrazione del paese nell’UE. Le nostre università stanno soffocando sotto il peso di troppi studenti stranieri, ma si proclamano più “aperte” che mai per ottenere ulteriori sovvenzioni, gridando continuamente al ladro per evocare un processo di ottuse chiusure che nessuno chiede.

SOCIALITÀ: su 3 franchi che escono dalle casse statali, uno finisce nella socialità. Nel 2000 erano 14 miliardi, a dicembre 2013 un buon 50% in più, 21 miliardi. La “socialità” svizzera comporta: AVS, AI, assicurazioni contro la disoccupazione, contro le malattie, per la gravidanza, contro gli infortuni (SUVA), assistenza, allocazioni familiari, aiuto complementare, secondo pilastro, perdita di guadagno. Nessun compartimento, di questi 12, con l’eccezione forse dell’assicurazione contro gli infortuni, è basato su un finanziamento sano. Al contrario, è finanziato con debiti. Solo rimedio che il nostro CF, grazie alla politica della concordanza a ogni costo, riesca a immaginare è l’innalzamento dell’IVA, imposta sul valore aggiunto, un’imposta indiretta che colpisce soprattutto le persone e le famiglie meno abbienti, proprio quelle che si vorrebbero aiutare. Propriamente, un togliere con una mano quello che si dà con l’altra. Siamo già all’8%, si vorrebbe forse, surrettiziamente, arrivare al minimo del 15%, imposto dall’UE per spiumare i polli (i cittadini-sudditi) in favore delle plutocrazie e della burocrazia di Bruxelles?

SANITÀ: ai tempi era la malattia che generava stati di bisogno. Adesso è il pagamento dei premi dell’assicurazione malattia. Lo Stato investe massicciamente in campagne di prevenzione, in atto oramai da decenni, quasi senza altro risultato che quello di “ingrassare” i loro promotori.

TRAFFICO: politica unilaterale in favore del pubblico e contro il privato. La strada, unica sede del traffico privato, versa 9 mrd l’anno nelle casse federali. Due terzi di questi soldi finanziano il traffico pubblico (le ferrovie in particolare) e altre uscite che nulla hanno a che vedere con la rete stradale. L’ammontare delle multe per l’infrazione di norme della circolazione fa oramai parte a pieno titolo dei preventivi comunali e cantonali di tutta la Svizzera. Con un bilancio complessivo che si sta avvicinando al miliardo.

ENERGIA: con il progetto “Energia 2050” e con un’insensata e prematura uscita dal nucleare CF e Parlamento si sono avviati su una china pericolosissima. Gli auspici e i nobili desideri sono  un’ottima, lodevole cosa,  ma la realtà è altro. Una vera possibilità di sostituire l’energia nucleare con quelle alternative rimane confinata nel mondo delle utopie. La “sovvenzionite” fuori misura decretata per le energie rinnovabili, mette in pericolo anche l’energia idroelettrica, ossia il 55% della produzione  energetica complessiva del Paese: lo dimostrano inconfutabilmente i bilanci delle grandi aziende idroelettriche svizzere, tutte oramai sull’orlo della bancarotta.

INFORMAZIONE: il CF privilegia chiaramente la televisione pubblica, servile, codina e ministeriale nei suoi confronti. Con un privilegio anche per noi comuni cittadini, quello del canone più alto del mondo, da rendere obbligatorio anche per chi non possiede alcun apparecchio che ne permetta la visione. Una televisione di parastato alla quale il CF permette anche di riservare ai soli propri dirigenti l’esame dei bilanci.

CULTURA: dal 2016 al 2019 si prevede di investire quasi un miliardo di franchi in questo ambito, in particolare aggregandoci anche a “Europa creativa”, un tipico esempio di cultura imposta dall’alto, centralizzando allo scopo anche quella che dovrebbe essere una cultura nazionale lasciata alla libera iniziativa.

CONCLUSIONE: la dicotomìa è innegabile. Siamo un paese di centro-destra con Governo e Parlamento di centro-sinistra.

Comments are closed.

« »