Autodeterminazione e prossimità delle cittadine e dei cittadini

Ago 9 • Dall'UDC, Prima Pagina • 798 Visite • Commenti disabilitati su Autodeterminazione e prossimità delle cittadine e dei cittadini

Thomas Burgherr Presidente UDC Argovia, Candidato Consiglio nazionale, Wiliberg (AG)

Thomas Burgherr
Presidente UDC Argovia, Candidato Consiglio nazionale, Wiliberg (AG)

La ripresa eccessiva e sconsiderata del diritto internazionale non solo limita la nostra democrazia diretta, ma lede anche il nostro federalismo.  Lo scopo del federalismo è di permettere alle cittadine e ai cittadini di decidere sovranamente e a tutti i livelli dello Stato circa le loro leggi, regole e imposte. Non sono certamente i dirigenti che determinano la nostra sorte, bensì noi stessi e al livello più locale possibile. Un SÌ all’iniziativa per l’autodeterminazione è quindi un SÌ a un federalismo vivo.

 

La Svizzera non festeggia il suo primo agosto nella capitale federale. Non esiste una festa centrale, grandi parate o accoglienze pompose di ospiti stranieri. La festa federale di sabato scorso ha avuto luogo nei comuni, là dove abitano le cittadine e i cittadini. C’è una buona ragione per questo: la Svizzera funziona dal basso verso l’alto. Sussidiarietà significa che le decisioni sono prese il più vicino possibile ai cittadini e che sono delegate verso il livello gerarchico più alto dello Stato solo in caso di assoluta necessità. Il nostro diritto, ossia i nostri divieti e obblighi, le nostre regole e le nostre imposte, è determinato dalla base.
Il diritto internazionale è stabilito lontano dalle preoccupazioni del popolo

 

Il diritto internazionale, invece, è definito da diplomatici e capi di Stato assistiti da un’orda di professori di diritto, di funzionari e di politici. Solo una cosiddetta élite partecipa all’elaborazione di questo regime. Lontano da qualsiasi struttura democratica, dei funzionari e dei politici decidono le nostre regole e le nostre leggi. Questo sistema può essere giustificato per dei settori tecnici e di minore importanza. Ma il diritto internazionale tende a influenzare vieppiù le nostre leggi e perfino le strutture del nostro Stato. Il potere decisionale passa dai comuni e dai cantoni alla Confederazione e da lì, per esempio, a Bruxelles. La prossimità delle cittadine e dei cittadini è definitivamente perduta. Diversi studi hanno d’altronde confermato che questo processo non indebolisce soltanto la nostra democrazia diretta, ma anche il nostro sistema di procedure di consultazione, i nostri parlamenti (in particolare i legislativi cantonali) e, purtroppo, anche il federalismo. Anche il nostro sistema di milizia ne è colpito.


Il paese delle piccole città e dell’autodeterminazione

Il fatto che non possediamo una capitale importante come Vienna, Parigi o Londra, ma che abbiamo un paese di piccole città, è un’altra espressione del nostro federalismo e della nostra autodeterminazione. La Svizzera non possiede una capitale che si crede il centro della nazione. La Svizzera non ha mai avuto re o imperatori. Per molto tempo abbiamo ignorato cosa fosse una burocrazia centrale. Accanto a qualche grande centro come Zurigo, Ginevra, Berna o Basilea, la Svizzera è soprattutto caratterizzata dalle sue piccole città. Il canton Argovia è senza dubbio l’espressione più viva di questa autodeterminazione decentralizzata. Anche all’interno di questo cantone non esiste un vero e proprio centro. Il paesaggio argoviese è cosparso di piccole e simpatiche cittadine con una lunga storia, come Baden, Aarau, Zofingen, Lenzburg, Brugg o Rheinfelden. Il distretto e i comuni occupano una posizione importante.

Questo federalismo fa anche parte della nostra cultura di autodeterminazione. Non sono le autorità, funzionari e giudici lontani a decidere le nostre faccende bensì, nei limiti del possibile, le decisioni sono prese dalle cittadine e dai cittadini sul posto. Ciò che è importante per un Ginevrino, può essere di secondaria importanza per un Appenzellese. A maggior ragione, ciò che va bene per il Portogallo, non l’è necessariamente per Zurigo, e ancora meno per l’Indonesia. Bisogna pure osservare che il diritto internazionale ci porta un flusso di regolamentazioni e controlli statali. Il diritto internazionale è l’espressione della mania di regolamentazione e di statalizzazione che comincia ad attecchire anche in Svizzera. La libertà economica e la responsabilità individuale si stanno progressivamente perdendo nel sistema.

Il diritto internazionale rompe l’autodeterminazione locale

 

Il diritto internazionale definito da autorità lontane estromette la nostra cultura della sussidiarietà e dell’autodeterminazione locale. Anche la Svizzera rischia di non avere occhi che per Berna o Bruxelles. Il nostro paese non sfugge a queste tendenze centralizzatrici. L’iniziativa per l’autodeterminazione ridà vita all’autodeterminazione locale. L’uniformizzazione e il controllo a livello europeo e addirittura mondiale, non sono una buona soluzione per il nostro paese. Al contrario, bisogna rianimare la responsabilità individuale, come pure quella collettiva, a livello locale. La società civile e l’impegno nella cerchia personale devono ritrovare il ruolo che loro compete. Dobbiamo tornare alle piccole entità, alle dimensioni umane, a ciò che è comprensibile e concepibile per ognuno. Le norme internazionali sono spesso talmente complesse che in realtà più nessuno le capisce. La loro interpretazione è privilegio di un piccolo gruppo di esperti e di giudici. Si pretende sovente che il semplice cittadino non sia più atto a capire e a prendere delle decisioni utili.
Ma la Svizzera si è costruita dal basso all’alto. Il cittadino è considerato come un essere adulto atto a prendere decisioni delle politiche importanti. È perfino considerato abbastanza qualificato per riempire lui stesso la sua dichiarazione d’imposta e per conservare in casa la sua arma di servizio in quanto soldato di milizia (un diritto unico a livello mondiale). Noi dobbiamo salvaguardare questa cultura politica. L’iniziativa per l’autodeterminazione non è quindi solo un baluardo a difesa della democrazia diretta, bensì rafforza anche la sussidiarietà e il federalismo. Autodeterminazione significa anche prossimità dei cittadini.

Berna, 03 agosto 2015

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