Autodeterminazione del cittadino, della famiglia e dello Stato

Ott 29 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 991 Visite • Commenti disabilitati su Autodeterminazione del cittadino, della famiglia e dello Stato

Ueli Maurer Presidente della Confederazione

Ueli Maurer
Presidente della Confederazione

Il discorso del presidente della Confederazione all’assemblea dei delegati UDC

Conoscerete senza dubbio la celebre citazione di Jeremias Gotthelf: “Im Hause muss beginnen, was leuchten soll im Vaterland” – “In casa deve avere inizio ciò che deve brillare in patria”.

 

Sovente ci si serve di questa citazione come di uno slogan. Le si fa torto, perché essa riassume in una sola frase un principio fondamentale della nostra società liberale.

 

La società liberale ha due ambiti: Gotthelf li chiamava “casa” e “patria”. La “casa” rappresenta l’ambito privato dei cittadini e la famiglia, mentre che la “patria” simbolizza l’ambito pubblico, la società e lo Stato. Questi due ambiti devono essere in equilibrio.

 

Lo Stato può funzionare solo grazie agli sforzi dei cittadini e, soprattutto, delle famiglie. Le famiglie trasmettono tutto ciò che fa la forza della nostra società: le buone maniere, il rispetto, i valori, il senso del dovere, le tradizioni, eccetera.

 

Inversamente, il compito dello Stato è di vegliare sulla sicurezza e sulla libertà dei cittadini e delle famiglie. In questo modo, i due ambiti sono in equilibrio. I rapporti fra la “casa” e la “patria”, come diceva Gotthelf, sono giusti. Oggi parliamo piuttosto di rapporti fra i cittadini e lo Stato.

 

Desidero approfondire questa tematica che è di un’attualità scottante. Ciò che vediamo guardando al di là delle nostre frontiere deve servirci da monito. Dappertutto osserviamo dei paesi che hanno perso l’equilibrio.

 

Il debito pubblico è un tema ricorrente da parecchi anni. Gli Stati, a turno, fanno i grandi titoli nei media – gli Stati uniti, poi il Giappone, quindi certi membri dell’UE. I paesi sono diversi, ma l’evoluzione è la stessa: le spese sfuggono al controllo e il debito aumenta.

 

I debiti pubblici sono come degli iceberg: se ne vede solo la punta, ma i problemi sono molto più profondi. E i problemi derivano dalla perdita d’equilibrio negli Stati: l’amministrazione e la burocrazia crescono, diventano ogni giorno più potenti, assumono nuovi compiti, fanno nuove leggi, regolamentano vieppiù l’economia e la vita dei cittadini.

 

Equilibrio fra cittadini e Stato

 

Abbordiamo così un principio essenziale, quello del ruolo dei cittadini e del ruolo dello Stato. Giustamente, l’equilibrio fra i cittadini e lo Stato.

 

Se noi Svizzere e Svizzeri siamo ancora in una buona situazione, è perché da noi l’equilibrio non è ancora stato distrutto come in altri paesi. Ma anche noi dobbiamo restare vigili. Anche da noi la tendenza sta andando verso uno Stato onnipresente.

 

Sarete ben presto chiamati a prendere delle decisioni importanti: pensate, per esempio, alle iniziative popolari che esigono un salario minimo imposto dallo Stato, oppure un reddito di base versato senza condizioni o, ancora, a quei progetti che mirano ad aumentare le entrate dello Stato come l’imposta sulle successioni.

 

Accettare queste proposte sarebbe partire in una direzione sbagliata. Copieremmo i regimi statalisti di altri paesi che oggi soffocano sotto il peso del debito e delle regolamentazioni.

 

Se abbiamo del successo, è perché abbiamo scelto un’altra via. Abbiamo bisogno dello Stato, è evidente, ma abbiamo innanzitutto bisogno di cittadini capaci di decidere loro stessi della propria vita.

 

Essere cittadino non significa soltanto possedere un passaporto rosso con la croce bianca. Non è sufficiente, per essere cittadino, pagare le imposte. Essere cittadino significa essere indipendente.

 

L’autodeterminazione del cittadino

 

L’autodeterminazione del cittadino poggia su tre pilastri: la proprietà, la sfera privata e la famiglia. Ecco perché non sorprende che gli ambienti che rifiutano uno Stato liberale di cittadini indipendenti, attacchino principalmente questi tre pilastri.

 

Proprietà: colui al quale si rifiuta la proprietà o che si autorizza a detenerne soltanto una modesta  sarà, per forza di cose, dipendente dagli altri. E colui che è dipendente non può permettersi un’opinione indipendente. Quindi non sarà mai un cittadino libero.

 

La proprietà è così bene radicata nella nostra società, che nessuno osa metterla apertamente in questione. Gli attacchi contro la proprietà privata sono quindi camuffati. È, per esempio, il caso con l’imposta sulle successioni.

 

Sfera privata: essa è un altro pilastro della nostra autodeterminazione. È soprattutto a questo livello che uno Stato totalitario si distingue da uno Stato democratico. Uno Stato democratico è trasparente, mentre che in uno Stato totalitario sono i cittadini a essere trasparenti. Lo Stato li può osservare e li sorveglia in permanenza.

 

Da noi si pretende di accordare una grande importanza alla protezione dei dati privati. In realtà, la sfera privata è oggi più minacciata che mai. Essa rischia soprattutto di andare persa nell’ambito finanziario.

 

Famiglia: essa è il terzo pilastro dell’autodeterminazione del cittadino. Ho citato poco fa Jeremias Gotthelf. La famiglia è la più piccola unità della società. Gli uomini e le donne s’organizzano liberamente nella famiglia. I giovani vi vengono preparati alla vita. Dei valori fondamentali vi sono vissuti, trasmessi e integrati.

 

I genitori rivestono quindi un ruolo importante non soltanto per i propri figli, ma anche per tutta la società. È grazie a loro che dei giovani diventano dei cittadini responsabili. Se rafforziamo la famiglia, rafforziamo anche il cittadino e, con esso, l’equilibrio politico fondamentale nel nostro paese.

 

Riassumendo, i paesi perdono l’equilibrio quando i cittadini perdono la loro autodeterminazione. Tale è il caso quando lo Stato relativizza la proprietà, limita la sfera privata e s’immischia nella vita delle famiglie.

 

L’autodeterminazione dello Stato

 

Fin qui abbiamo considerato una faccia di questo equilibrio, ossia la posizione del cittadino. La salvaguardia di questo equilibrio esige tuttavia anche che lo Stato s’assuma rigorosamente i suoi compiti primari. È spesso vero il contrario: lo Stato si occupa di troppe cose e non smette di procedere su questa via. Per contro, trascura i suoi compiti primari che sono la ragione della sua esistenza.

 

Sicurezza: il primo compito dello Stato è di garantire la sicurezza – all’interno come all’esterno. La sicurezza è alla base della prosperità e della qualità della vita.

 

Oggi dobbiamo constatare che lo Stato trascura la sicurezza. L’esercito è costretto a duri risparmi, mentre che tutte le altre spese dello Stato sono aumentate massicciamente.

 

L’opposizione fondamentale di certi ambienti nei confronti dell’esercito, quindi contro la sicurezza, è quantomeno sorprendente. L’anno prossimo voteremo probabilmente sull’acquisto dell’aereo da combattimento Gripen. Di fatto, questo acquisto è solo un pretesto, la domanda reale è a sapere se siamo ancora pronti a investire nella sicurezza del nostro paese.

 

Prendiamo un altro esempio d’attualità: nel cantone di Basilea-Campagna, dei soldati in corso di ripetizione hanno sostenuto la polizia in un’azione contro dei rapinatori. Ci sono dei deputati politici e dei giornalisti che osano criticare a gran voce questo intervento. Non è assurdo? Si criticano i nostri soldati che aiutano la polizia a proteggere la popolazione da dei criminali!

 

Indipendenza: il secondo compito centrale dello Stato è di assicurare l’indipendenza del nostro paese. Diventerà di primo piano politico nei prossimi anni. La crisi dell’indebitamento ne è una spiegazione e così si chiude il cerchio: avendo un gran numero di Stati perso l’equilibrio, la loro politica nei confronti degli altri paesi diventa ogni giorno più brutale. I responsabili di questi paesi cercano di distogliere l’attenzione dai problemi interni e cercano nuove fonti di denaro. Essi tentano d’indebolire le altre piazze economiche e finanziarie perché la loro economia sta perdendo terreno nei confronti della concorrenza internazionale.

 

La Svizzera risente chiaramente di questa evoluzione. Grandi paesi e organizzazioni internazionali criticano il nostro ordine liberale. Essi vogliono imporci dei cambiamenti che fanno comodo a loro. Si esige da noi che adeguiamo il nostro regime legale basato su decisioni democratiche. Ci si vogliono addirittura imporre dei giudici stranieri.

 

Ma ricordiamoci l’equilibrio fra i cittadini e lo Stato. Come accettare di adeguare il nostro ordine a quello di Stati che, in tutta evidenza, hanno completamente perso il loro equilibrio? Le conseguenze sarebbero disastrose per noi. Ci ritroveremmo nella stessa situazione degli altri. E perderemmo rapidamente il nostro equilibrio.

 

Il nostro obiettivo deve essere l’esatto contrario: dobbiamo salvaguardare il nostro equilibrio che ha dato buona prova di sé, che ci ha assicurato finora il successo e che continuerà a farlo. Dobbiamo perciò rafforzare l’autodeterminazione del cittadino e, quindi, proteggere la proprietà privata e la sfera privata, essendo coscienti del ruolo fondamentale rivestito dalla famiglia nella nostra società.

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