Attribuito a Simonetta Sommaruga il disonorevole “Dhimmi d’oro” 2018

Apr 20 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 164 Views • Commenti disabilitati su Attribuito a Simonetta Sommaruga il disonorevole “Dhimmi d’oro” 2018

Simonetta Sommaruga é la vincitrice del «Dhimmi d’or» 2018 : il premio disonorevole destinato a  chi promuove attivamente l’islamizzazione della Svizzera. 

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

La decisione adottata a Losanna dall’assemblea dell’ASVI, presente il Guastafeste

Il premio è stato istituito dall’«Association suisse vigilance islam» e viene conferito ogni anno a una personalità che si è distinta per il suo contributo attivo all’islamizzazione del nostro paese.

Da un paio d’anni l’«Association suisse vigilance islam» (ASVI) attribuisce un premio “disonorevole”, denominato “Dhimmi d’or”, a una personalità svizzera che si è particolarmente distinta per il suo contributo attivo all’islamizzazione del nostro Paese. I “dhimmi” erano i cristiani e gli ebrei che, nei Paesi islamici o occupati dall’Islam, se non volevano convertirsi alla religione di Allah o se non volevano essere uccisi, dovevano pagare una tassa che aveva il sapore di un ricatto di stampo mafioso, e dovevano assoggettarsi a una serie di limitazioni discriminatorie ancor oggi in uso in molti Paesi islamici, fra cui il divieto di fare proselitismo o di edificare nuovi luoghi di culto (per ulteriori informazioni sullo status giuridico dei dhimmi, che potrebbe prestarsi a qualche riflessione su eventuali misure di reciprocità da adottare in Occidente, invito gli interessati a leggere l’articolo su: http://ilguastafeste.ch/premiodhimmidor.pdf ).

La Sommaruga e il burqa

Per il 2017 la poco gloriosa distinzione dell’ASVI era stata attribuita alla presidente della Commissione federale contro il razzismo, Martine Brunschwig Graf. Per il 2018 la scelta dell’assemblea, riunitasi a Losanna lo scorso 30 marzo, è caduta su Simonetta Sommaruga. La motivazione? Lo scorso anno la consigliera federale socialista, nell’intento di far fallire in votazione popolare l’iniziativa federale contro la dissimulazione del volto in pubblico (sulla quale i cittadini svizzeri saranno chiamati a votare verosimilmente nei primi mesi del 2020), si era data da fare per contrapporre all’iniziativa un controprogetto “indiretto” che verrà sottoposto nei prossimi mesi alle Camere federali. Questo controprogetto non prevede alcun divieto di nascondere il viso in pubblico, ma solo l’obbligo di mostrarlo se qualche funzionario federale lo richiedesse allo scopo di procedere all’identificazione della persona interessata (ad esempio su un treno o su un aereo). Se accolta dal Parlamento, questa legge entrerebbe in vigore solo in caso di bocciatura dell’iniziativa da parte del popolo. È quindi evidente che questa bella trovata del Consiglio federale, e in particolare della signora Sommaruga, è solo uno specchietto per le allodole che mira a sottrarre voti a favore dell’iniziativa, nell’intento di farla fallire. I soci presenti all’assemblea dell’ASVI, fra i quali vi era pure il sottoscritto, hanno dunque deciso di “premiare” la consigliera federale perché la stessa si è opposta alla proibizione del burqa con il pretesto che le donne dovrebbero vestirsi come vogliono, rifiutandosi così di riconoscere che questa “prigione ambulante” è un simbolo di sottomissione e di alienazione.

Le autorità politiche “complici” degli islamisti?

Come premio per aver vinto il disonorevole e simbolico “Dhimmi d’or” la consigliera federale riceverà una copia del libro intitolato «Le radicalisme dans les mosquées suisses», dedicato alla crescente dominazione che gli islamisti esercitano sulla maggior parte delle moschee in Svizzera. Un libro la cui lettura dovrebbe essere resa obbligatoria per tutti quei politici (e quei giornalisti…) che sottovalutano il problema dell’islamizzazione della Svizzera.

Di recente, in Francia è uscito un libro del giornalista Hamid Zanaz intitolato «L’Europe face à l’invasion islamique» nel quale, fra l’altro, si punta il dito contro la classe politica svizzera, accusata di ingenuità e di connivenza, se non addirittura di complicità, per il suo arrendevole atteggiamento nei confronti del doppio discorso degli islamisti portato avanti dai Fratelli musulmani. «Nessuna moschea in Svizzera – scrive fra l’altro l’autore esperto di Islam – è risparmiata dal fondamentalismo islamico radicale, tutte sono contaminate (…). Seguendo l’esempio degli altri paesi occidentali, le autorità preferiscono voltare lo sguardo per non vedere l’islamizzazione galoppante che imperversa nel loro paese (…)». O il signor Zanaz le spara grosse, e qualcuno dovrebbe dunque smentire le sue pesanti accuse, oppure sarebbe ora che qualcuno si svegli … e non solo nelle aule parlamentari ma pure nelle redazioni degli organi di informazione.

Mireille Vallette, una donna coraggiosa

Autrice del libro consegnato a Simonetta Sommaruga è la giornalista e scrittrice ginevrina Mireille Vallette, la quale aveva iniziato la sua carriera professionale lavorando in un piccolo settimanale di estrema sinistra, e aveva cominciato a interessarsi di Islam dopo la rivoluzione iraniana del 1979, quando al potere si installò una teocrazia feroce verso i suoi oppositori e verso le donne. E più Vallette approfondiva le sue conoscenze sull’Islam, più cominciò ad allontanarsi dagli ambienti di sinistra a causa della loro compiacenza verso le rivendicazioni retrograde di questa religione, particolarmente discriminatoria verso le donne. Fino a quando, qualche anno fa, restituì la tessera del Partito socialista e nel 2015 fondò (presiedendola da allora) l’Association Suisse Vigilance Islam, l’unica associazione che nel nostro Paese si batte apertamente per “proteggere la Svizzera dall’islamizzazione”, come si legge nei suoi statuti.

Ecco dunque un raro ed emblematico caso di socialista che, dopo aver approfondito le sue conoscenze sull’Islam, ha aperto gli occhi sui pericoli costituiti da questa ideologia totalitaria e sull’incomprensibile sostegno di cui essa gode negli ambienti rosso-verdi. Per inciso, osservo che lo scorso anno Vallette aveva vinto, per il settore della Svizzera francese, il premio “Swiss Stop Islamization Award”, creato dal Guastafeste allo scopo di attribuire un pubblico riconoscimento a quei rari coraggiosi che si battono contro l’islamizzazione e contro la radicalizzazione dei musulmani, e consistente in un assegno di 2’000 franchi per ciascuno dei tre vincitori di ogni regione linguistica. Premio che verrà riproposto anche quest’anno, assumendo un carattere più internazionale. Per concludere, consiglio a chi vuol fare qualcosa di concreto contro l’islamizzazione della Svizzera, di diventare socio dell’ASVI, riempiendo l’apposito formulario pubblicato sul sito internet dell’associazione (www.vigilanceislam.com).

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