Attività dell’assemblea dei delegati UDC Svizzera

Set 10 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 127 Visite • Commenti disabilitati su Attività dell’assemblea dei delegati UDC Svizzera

Roberta Soldati
Membro Comitato centrale UDC Svizzera

In occasione della riunione tenutasi a Thun il 26 agosto 2017, l’assemblea dei delegati ha discusso e deciso le raccomandazioni di voto sui temi posti in votazione popolare il prossimo 24 settembre 2017, fra cui la riforma per la previdenza e per la vecchiaia 2020 e il Decreto federale sul finanziamento supplementare dell’AVS che prevede un aumento dell’IVA.

I due temi sono strettamente connessi, poiché le misure contemplate nella riforma della previdenza e della vecchiaia (denominata “riforma 2020”) potranno essere attuate unicamente grazie a un aumento dell’IVA. Entrambi i temi posti in votazione dovranno quindi essere accolti, in caso di accoglimento di solo uno dei due, decadranno entrambi.

Il nostro sistema previdenziale, introdotto nel 1972 è basato su tre pilastri, che hanno quale scopo quello di garantire un reddito dignitoso dopo la cessazione dell’attività lavorativa.

Il 1° pilastro AVS garantisce il fabbisogno dell’intera popolazione ed è basato sul sistema della ripartizione, ossia il denaro versato all’AVS viene subito ridistribuito ai pensionati. Questo sistema permette di poter determinare in modo relativamente preciso il numero dei beneficiari e stimare l’ammontare delle uscite. Siccome le entrate vengono subito riversate, la fluttuazione degli interessi e il rincaro hanno degli effetti ininfluenti. Lo svantaggio di questo sistema è che se c’è un forte aumento dei beneficiari, c’è il rischio della creazione di forti squilibri fra le entrate e le uscite.

Il 2° pilastro è costituito dalla previdenza professionale, il cui scopo è quello di incrementare la rendita AVS. Esso è basato sul principio della capitalizzazione. Gli assicurati versano dei contributi a una cassa pensione, che vengono capitalizzati e al momento della cessazione dell’attività lavorativa, questo capitale viene loro redistribuito sotto forma di rendita (o capitale).

Il rapporto tra il numero dei beneficiari e chi versa i contributi è sostanzialmente irrilevante. Tuttavia, la speranza di vita ha un influsso determinante sull’ammontare delle rendite, così come il rincaro e tassi di interesse. L’ammontare della rendita viene infatti stabilito dalla legge mediante l’”aliquota di conversione” che, sostanzialmente, dipende dalla speranza di vita: più essa è alta più l’aliquota dovrà essere bassa, per permettere che il capitale accumulato posa bastare per tutta la vita.

Il 3° pilastro è costituito dal risparmio individuale.

La “riforma 2020” va a colpire il 2° pilastro relativo alla previdenza professionale, mentre che il decreto sull’aumento dell’IVA va a colpire il 1° pilastro AVS.

L’AVS è e sarà soggetta a forti pressioni a causa del aumento demografico, ma soprattutto per il fatto che fra pochi anni, andranno in pensione i figli del baby-boom (anni 60-70).

La previdenza professionale sarà anch’essa sottoposta a forti pressioni, poiché la speranza di vita aumenta sempre più.

Nei prossimi anni il numero dei pensionati passerà dagli attuali 1.5 milioni fino a 2.6 milioni e il finanziamento del 1° e 2° pilastro non sarà più garantito.

Una riforma del sistema pensionistico a breve termine è indispensabile e necessaria. Su questo punto nessuno ha dubbi.

Tuttavia, le riforme proposte in votazione popolare presentano delle gravi lacune e delle pesanti conseguenze per tutte le fasce generazionali, tali da compromettere il principio della solidarietà intergenerazionale sul quale è basato il nostro sistema previdenziale.

Il progetto di riforma prevede un aumento di Fr. 70.– delle nuove rendite AVS, ossia per chi andrà in pensione a partire dal 2018.

Questo significa che chi oggi percepisce già una rendita AVS non beneficerà di alcun aumento. Questo creerà una prima disparità di trattamento fra i pensionati.

I fondi per poter fare fronte a questo aumento saranno garantiti grazie all’aumento dell’IVA dello 0.6% (0.3% dall’1.1.2018 e 0.3% dall’1.1.2021 – Decreto). Su questo fatto bisogna precisare che anche i beneficiari di rendite AVS sono dei consumatori e pagano dunque l’IVA. Questo significa che il pensionato che non avrà diritto all’aumento di Fr. 70.– si vedrà confrontato con ulteriori spese e chi invece beneficerà dell’aumento, esso sarà ben inferiore ai Fr. 70.–.

Senza contare che le rendite AVS (compreso l’aumento di Fr. 70.–) sono fiscalmente imponibili. L’aumento prospettato dell’AVS risulterà una farsa.

Tanto più che l’aumento dell’IVA andrà anche a colpire tutti, creando così solo un ulteriore nuovo aggravio per le economie domestiche.

La riforma prevede inoltre di portare l’età di pensionamento per le donne a 65 anni (come per gli uomini). Questa modifica non è certo mossa da intenti di parità di diritti e doveri. Anzi, l’unico scopo è quello di fare aumentare le entrate per poter fare fronte al prospettato aumento della rendita AVS di Fr. 70.–. Studi hanno dimostrato che le donne non avranno alcun beneficio economico dal fatto che dovranno lavorare un anno in più.

La “riforma 2020” prevede inoltre la diminuzione dell’”aliquota di conversione”, che passerà dall’attuale 6.8% al 6.0% (tra il 2019 e il 2022). Questo implicherà una diminuzione dell’ammontare delle rendite del 2° Pilastro. A dire dei fautori della riforma, questo verrebbe compensato con l’aumento di Fr. 70.— dell’AVS ma, come dimostrato sopra, a conti fatti questa compensazione si annulla.

La diminuzione dell’”aliquota di conversione” andrà a colpire unicamente le persone che oggi hanno un’età inferiore a 45 anni, mentre la fascia di età fra i 45 – 65 anni (di transizione) non verrebbe colpita. Esse verranno tuttavia colpite dall’aumento dell’IVA.

La “riforma 2020” e il Decreto sull’aumento dell’IVA intendono riformare il sistema pensionistico che ha necessità di essere riformato, ma non in modo così pasticciato e confuso che va a colpire tutte le generazioni in modo discriminatorio. Il nostro sistema pensionistico è basato sul principio della solidarietà e sull’equilibrio intergenerazionale.

La riforma in votazione il prossimo 24 settembre 2017, non propone delle soluzioni a medio-lungo termine. Essa si limita a pasticciare il 1° e il 2° pilastro e a corto termine non farà altro che fare emergere gli stessi problemi attuali, poiché già nel 2020 mancheranno comunque risorse finanziarie per l’AVS.

Malgrado la riforma, nei prossimi anni il deficit dell’AVS continuerà a crescere. Infatti dal 2021 al 2025 esso passerà dai 1.4 miliardi a 3.5 miliardi e nel 2030 ammonterà a ben 7 miliardi di franchi.

Chi vi dovrà fare fronte? Non solo le giovani generazioni saranno costrette a pagare questi debiti, ma tutti, grazie alla, non probabile, bensì certa, introduzione di nuove tasse, imposte, aumenti, ecc.

In parlamento la “riforma 2020” e il Decreto sull’aumento dell’IVA sono stati accolti con solo 1 voto di scarto.

Il 26 agosto 2017, l’assemblea dei delegati UDC ha dunque confermato il voto contrario, già espresso dai suoi parlamentari.

Di conseguenza, essa ha raccomandato alle cittadine e ai cittadini svizzeri di votare 2 volte NO, sia alla “riforma 2020” che al decreto che prevede l’aumento dell’IVA.

Un rigetto dei due temi sarà un monito e un segnale forte all’attenzione del Consiglio federale, che lo costringerà ad attivarsi e studiare una riforma seria, che proponga soluzioni durature e tuteli le nuove generazioni.

Comments are closed.

« »