Attività del comitato nazionale UDC Svizzero

Apr 20 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 286 Visite • Commenti disabilitati su Attività del comitato nazionale UDC Svizzero

Roberta Soldati
Membro Comitato centrale UDC Svizzera

In occasione della riunione tenutasi ad Appenzello il 24 marzo 2017, il comitato nazionale ha discusso e deciso la raccomandazione di voto in relazione alla legge sull’energia, approvata dalle camere federali durante la sessione autunnale 2016, che verrà sottoposta a votazione popolare il prossimo 21 maggio 2017.

Contro questa legge venne lanciato un referendum promosso da un comitato apartitico, capeggiato dall’UDC e sostenuto da diverse organizzazioni economiche.

A seguito del disastro di Fukushima il Consiglio federale decise di chiudere definitivamente le centrali nucleari svizzere al termine del loro periodo di servizio e non rimpiazzarle con delle nuove. La nuova strategia energetica mira a questo obiettivo, prevedendo la sostituzione dell’energia nucleare con energie rinnovabili.

Sotto diversi aspetti, questa strategia, denominata “Strategia energetica 2050”, avrà delle conseguenze importanti e molto pesanti, sia per i cittadini che per le imprese.

I costi per la produzione delle energie rinnovabili saranno molto elevati. Infatti oltre ai costi per la realizzazione dei nuovi impianti, vi saranno quelli per la pianificazione e l’estensione della rete elettrica per poter connettere i produttori ai consumatori.

La nuova legge prevede lo stanziamento di incentivi, tuttavia questo denaro dovrà comunque, in un qualche modo, prima entrare nelle casse della Confederazione.

I costi stimati per l’attuazione della nuova politica energetica ammontano a circa 150-200 miliardi, dilazionati fino al 2050. Questi costi saranno coperti dall’aumento del prezzo dell’elettricità (aumento stimato di 3ct/KWh), dell’olio da riscaldamento (aumento stimato di 67ct. al litro) e dei carburanti (la benzina aumenterà di circa 26 ct. al litro). È previsto anche un aumento della tassa sul CO2 e, se i fondi non saranno sufficienti, il Consiglio federale non esiterà a inventarsi nuove tasse o aumentare quelle esistenti (vedi il passato).

Concretamente, una famiglia con 2 figli, avrà un maggior onere finanziario annuo di circa Fr. 3’200.–.

Come detto, il prezzo della nuova politica energetica non verrà pagato solo dai singoli cittadini, bensì anche dalle piccole e medie imprese. In particolare il settore alberghiero, della ristorazione, delle arti e mestieri e del commercio al dettaglio subiranno delle importanti ripercussioni.

I grandi consumatori saranno invece a beneficio di sgravi, per il semplice fatto che essi dovranno restare competitivi.

Dal 2029 la Confederazione prevede inoltre di eliminare tutti i riscaldamenti a olio e questo comporterà per i singoli, ingenti costi di smantellamento e sostituzione con nuovi impianti.

La nuova strategia energetica ha quale obiettivo anche una diminuzione drastica dei consumi di energia. I produttori potranno prescrivere a ogni famiglia quanta energia potrà consumare.

Su questo punto, il Consiglio federale ha omesso di considerare che concretamente una riduzione dei consumi è utopica e irrealizzabile. In futuro, grazie alle sempre nuove tecnologie e all’aumento della popolazione, il fabbisogno di energia aumenterà in modo esponenziale.

Questo sistema perverso, fatto di sovvenzioni, tasse e contingentamenti sul consumo energetico dei cittadini e delle imprese, non ha nulla a che vedere con il libero mercato, bensì ha le tipiche caratteristiche di un regime socialista.

La nuova legge avrà un impatto anche sulla pianificazione del territorio. La Confederazione potrà infatti esigere dai Cantoni che essi prevedano delle regioni per la produzione di energie rinnovabili. Questo a scapito del federalismo e dell’autonomia cantonale.

Attualmente l’energia prodotta in Svizzera proviene per il 56% dalla forza idrica (le cui potenzialità sono pressoché esaurite) e per il 38% dal nucleare.

Per sostituire questa fonte energetica (circa 25’000 GWh) sarà necessaria la posa di pannelli solari su 8.75 milioni di tetti di immobili da circa 20 m2, oppure la posa di 6’250 nuovi impianti eolici (che corrispondono a circa 250 Km lungo le creste del Giura fra Zurigo e Ginevra), con il conseguente scempio per il nostro bel paesaggio), oppure la creazione di 41’250 nuovi impianti a biogas funzionanti con escrementi di mucche e maiali (oggi in Svizzera abbiamo 1.4 mio maiali e dovremmo arrivare ad almeno 10.4 mio!).

Alcune di queste nuove fonti rinnovabili sono soggette a variazioni in base alle condizioni metereologiche (grado di soleggiamento, intensità del vento).

Le nuove fonti di energia rinnovabile non copriranno integralmente il fabbisogno energetico svizzero, per cui per forza di cose il nostro Paese dovrà importare ulteriore energia dall’estero, per esempio: energia nucleare dalla Francia e dal carbone dalla Germania. Ciò avrà quale unica conseguenza che il nostro Paese dipenderà (anche sotto questo profilo!) sempre più da Stati terzi.

Inutile dunque elencare i rischi di ricatto, ai quali potrebbe essere oggetto la Svizzera da parte degli Stati terzi fornitori di energia.

Senza contare il paradosso contenuto nella nuova strategia energetica, che da una parte si vanta di abbandonare il nucleare e dall’altra, dietro le quinte, fa sì che saremo costretti a importare questo tipo di energia dall’estero.

Non da ultimo, una pianificazione strategica del settore energetico così a lungo termine è già di per sé assurda, ritenuta la velocità con cui vengono scoperte sempre nuove tecnologie.

In considerazione di tutti questi fattori e dopo ampia discussione, il comitato nazionale ha deciso di respingere la nuova legge sull’energia, così come lo ha fatto il giorno successivo l’assemblea dei delegati.

Di conseguenza, l’UDC raccomanda di votare un secco NO alla nuova legge sull’energia in votazione il prossimo 21 maggio 2017.

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