Assumersi le proprie responsabilità: ma che cosa significa?

Feb 24 • L'editoriale, Prima Pagina • 864 Visite • Commenti disabilitati su Assumersi le proprie responsabilità: ma che cosa significa?

Eros N. Mellini

Il caso dei “permessi facili” sta suscitando l’interesse del pubblico ma, soprattutto, sta dando la stura ai commenti e ai giudizi – naturalmente inappellabili – di chi sempre più spesso ritiene di utilizzare il palcoscenico dei “social network” per diffondere le fesserie più allucinanti con una parvenza di serietà, preoccupazione, senso civico, sdegno e chi più ne ha più ne metta.

Chi è mosso da un giustificato sdegno per la mancanza d’integrità dell’apparato governativo, chi dalla smania di non essere secondo a nessuno nello scagliare la classica prima pietra – il requisito di essere senza peccato non è ormai più richiesto, è obsoleto quasi quanto quelli che una volta determinavano la concessione della cittadinanza svizzera – e chi, infine, è semplicemente felice di cavalcare la tigre in funzione anti lega, rispettivamente anti Norman Gobbi.

Premetto che io stesso non ho lesinato critiche – e non lo faccio tutt’oggi, quando ritengo sia il caso – né alla Lega né al consigliere di Sato in questione – ma, nella fattispecie, ritengo le esternazioni di certi politici esagerate, pretestuose e perlomeno azzardate se si considera il pulpito partitico da cui viene la predica.

Natalia Ferrara attacca la Lega: “Da decenni la Lega frantuma sistematicamente ogni istituzione” e – al di là di cosa, almeno a me, va frantumando da qualche anno la deputata PLRT, fin dalla sua campagna elettorale del 2015 – la critica ci può stare. È infatti risaputo che, se il dibattito politico è degradato al punto di assorbire come normali l’attacco personale e la denigrazione di istituzioni e organizzazioni, ciò è dovuto all’entrata in scena del movimento di Nano Bignasca all’inizio degli anni ’90. Resta poi tutto da dimostrare che il linguaggio più “politicamente corretto” non nascondesse semplicemente delle porcherie che comunque avvenivano dietro le quinte, come spartizioni di seggi in consigli d’amministrazione, appalti e mandati, nepotismo a vari livelli, eccetera, con la sola condizione del “purché non si sappia i giro…”. Ma poi scade in quell’attacco personale che si denuncia come prerogativa della sola Lega, sollevando dubbi e scetticismo sull’idoneità di Norman Gobbi alla carica di consigliere di Stato. “Mi preoccupa un Ministro che dà la colpa alla nazionalità degli imputati o a precedenti governanti. – dice la deputata in un suo articolo su LiberaTV – Il Consigliere di Stato è chiamato a spiegare come è stato possibile quanto accaduto e, soprattutto, cosa intenda fare per mettere al sicuro dalla corruzione l’integrità e la credibilità delle istituzioni. Un primo passo sarebbe quello di assumersi le proprie responsabilità, invece di addossarle a pregiudizi e passanti.”

A me sembra che, con le misure prese dal governo e annunciate in conferenza stampa, il nostro “ministro” si stia giustamente assumendo le proprie responsabilità nella misura che gli compete. Il fatto poi che faccia notare “en passant” che alcuni dei funzionari disonesti siano stati assunti dal suo predecessore e, addirittura quando non erano ancora in possesso della cittadinanza svizzera, può essere considerato semmai poco elegante, ma nessuno può contestare che sia la verità.

Anche il neo-eletto presidente del PLRT, Bixio Caprara, in un comunicato nel più perfetto politichese (dice tutto e dice niente), afferma che “… la direzione del Dipartimento delle Istituzioni, invariata negli ultimi 5 anni, è chiamata alle proprie responsabilità…”. In ambedue i casi, non so voi, ma io interpreto l’”assumersi le proprie responsabilità” auspicato dai due deputati PLRT come un invito a Norman Gobbi a dimettersi dalla sua funzione.

Ma nel caso del Ticinogate, di Asfaltopoli, delle tirature falsificate del GdP, ci furono forse delle dimissioni più o meno eccellenti? Non mi risulta. Inoltre, “assumersi le proprie responsabilità” è forse sinonimo di “fuggire di fronte alla proprie responsabilità” (pratica cui negli ultimi anni ci hanno purtroppo abituato certi presidenti di partito dopo dei fiaschi elettorali di particolare rilievo)? No, a mio avviso, “assumersi le proprie responsabilità” significa restare e cercare di porre rimedio a una situazione della quale si è a capo, anche se non necessariamente se ne è la causa diretta. Ed è quanto sta facendo Norman Gobbi, al di là di tutte le strumentalizzazioni politiche o partitiche che ne stanno facendo Ferrara, Caprara e gli infiniti scagliatori di pietre (beninteso senza peccato) naviganti in Internet.

 

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