Arlecchino servitore di due padroni

Set 25 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 531 Visite • Commenti disabilitati su Arlecchino servitore di due padroni

Due padroni, due pasti. Questa la semplice e lineare equazione che il servo Arlecchino crede di poter volgere a suo vantaggio. A fargli difetto è l’istruzione, non certo l’ingegno. Arlecchino è veloce di testa e di gambe. È ben in grado di destreggiarsi tra i suoi diversi compiti, lasciando tutti soddisfatti. E con la pancia piena, che certo non guasta.

Ogni volta che si parla di questo magnifico testo di Carlo Goldoni, composto nel 1745, il mio pensiero corre alla spinosa e irrisolta questione dei doppi passaporti. Questa commedia, in chiave certamente ironica, ripropone prepotentemente il tema della fedeltà. La fedeltà a un solo padrone, a un solo Paese. E sì perché, al di là dei sorrisi che Goldoni riesce a strappare al pubblico da centinaia d’anni ormai, Arlecchino si pone come un personaggio scaltro, camaleontico, capace di adattarsi e di sopravvivere per servire solo il suo interesse. Non voglio spingermi, in questo parallelismo, fino a ipotizzare un minor attaccamento patrio di chi detiene più passaporti ma, come lo concepisco io, quello  che alcuni ritengono essere solo un semplice pezzo di carta che porta raffigurata una croce bianca su sfondo rosso non è un libricino da farsi timbrare quando viaggiamo all’estero. È, al contrario, una testimonianza materiale di un legame forte e immutabile tra noi e il nostro Paese . Forse sto descrivendo ciò che penso insistendo su un’idea fin troppo romantica della cittadinanza, ma non ho mai nascosto di essere un conservatore, uno che ai principi, ai valori e alle tradizioni attribuisce ancora molto peso.

E allora questa considerazione mi porta a riflettere nuovamente se sia corretto che i politici possano vantare più passaporti. Questi rappresentanti del popolo come si comporterebbero in caso di divergenze d’interesse tra due Stati del quale detengono a pari titolo la cittadinanza? Non voglio buttarla in caciara, ma se ti metti al servizio del tuo Paese vedo male come tu possa indossare, per così dire, anche un’altra casacca.

Dal 1° gennaio 1992 in Svizzera è ammessa senza limitazione la doppia cittadinanza. Altri Paesi, molti, non la permettono. Al Consiglio nazionale vi sono parlamentari che hanno nei propri cassetti più passaporti. Non lo condivido  e mi auguro che la mozione dell’UDC Reimann possa finalmente mettere chiarezza. Per me esiste un solo passaporto. Io sono fiero di servire un solo padrone. La mia Svizzera.

 

Marco Chiesa

Candidato UDC al Consiglio nazionale

Lista 2, N° 3

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