Ancora più denaro per i frontalieri disoccupati? NO, grazie

Lug 13 • Prima Pagina • 249 Views • Commenti disabilitati su Ancora più denaro per i frontalieri disoccupati? NO, grazie

Echi dal Gran Consiglio

Un’iniziativa cantonale del nostro gruppo parlamentare

Lara Filippini
Per il gruppo UDC-La Destra

Lo scorso 22 giugno, il comitato di UDC Svizzera ha chiesto ufficialmente a tutte le sezioni cantonali di depositare una richiesta di iniziativa cantonale, volta a far sì che Berna no accetti di applicare l’ennesima normativa UE che – ma guarda un po’ che caso – costerebbe al nostro paese un sacco di soldi. Detto e fatto, il nostro gruppo (prima firmataria, Lara Filippini) ha volentieri dato seguito alla richiesta con il seguente atto parlamentare:

 

NO all’integrazione delle regole europee riguardanti le indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri nel nostro ordinamento giuridico!

 

Giovedì 21 giugno 2018, i ministri responsabili della sicurezza sociale degli Stati membri dell’Unione europea hanno deciso di modificare le regole riguardanti il versamento delle indennità disoccupazione dei lavoratori frontalieri.

Le modifiche, se adottate anche nel nostro Paese, costerebbero carissimo alla Svizzera.

Attualmente, i lavoratori residenti nell’UE in possesso di un permesso G per frontalieri ricevono un’indennità da parte dell’assicurazione svizzera contro la disoccupazione solo in caso di disoccupazione parziale, mentre se vi è la perdita totale del posto di lavoro, le indennità sono versate dal loro paese di residenza.

La Confederazione svizzera rimborsa in seguito ai paesi di residenza un importo pari a tre mesi di disoccupazione per i frontalieri che hanno lavorato meno di un anno o a cinque mesi per chi ne ha lavorati di più.

A titolo indicativo, si consideri che nel 2015 sono stati versati ai disoccupati residenti all’estero 193 milioni di franchi, di cui 13,7 milioni in Italia.

Con 320’000 frontalieri attivi sul suo territorio, la Svizzera è estremamente interessata a questa direttiva. Come detto gli importi in gioco sono enormi. Secondo Cornelia Luethi, vicedirettrice della Segreteria di Stato della migrazione “i costi potrebbero aumentare di centinaia di milioni di franchi” e alcuni commentatori stimano la fattura molto vicina al miliardo di franchi.

In teoria, spiega la Segreteria di Stato dell’Economia, la Svizzera non facendo parte dell’UE non è giuridicamente obbligata ad adottare queste regole, qualora entrassero in vigore.

Le nuove regole passeranno ora al vaglio del parlamento dove tuttavia non sono previste sorprese. Si tratterà di definire alcuni dettagli, ma il tutto sembra ridursi a una formalità.

A questo punto le nuove regole entreranno prepotentemente anche nel dibattito politico svizzero e la posizione dei cantoni, in particolare di quelli di confine, deve necessariamente essere nota a Berna.

Richiesta:

Alla luce di quanto sopra esposto, i sottoscritti deputati chiedono che il Consiglio di Stato si attivi presso la Confederazione affinché la stessa non adotti le regole europee riguardanti le indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri.

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