Alberto Siccardi risponde all’editoriale dell’ultimo numero de Il Paese

Mar 8 • L'opinione, Prima Pagina • 514 Visite • Commenti disabilitati su Alberto Siccardi risponde all’editoriale dell’ultimo numero de Il Paese

Alberto Siccardi Presidente Medacta International

Alberto Siccardi
Presidente Medacta International

Rispondo con piacere all’articolo di Eros Mellini su Il Paese (ultima edizione del 19 febbraio 2016) e premetto alcuni punti fondamentali per questo dibattito.

Il primo è che ritengo Eros Mellini una persona seria e obiettiva, della quale condivido i valori e la visione della situazione attuale in Svizzera e in Ticino.

Il secondo è che, pur essendo un imprenditore di media grandezza, condivido i valori dell’UDC e di Area Liberale, nonché molti della Lega, in particolare per quest’ultima i valori a livello federale.

 

Ho votato a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa perché sono convinto, anche  e soprattutto come imprenditore, che solo in una Svizzera che conservi certi valori una industria come la mia possa sopravvivere nel medio termine. In Europa non investirei più.

Credo nei contingenti, a patto che essi siano applicati dall’Autorità statale, non assolutamente dai sindacati, con la massima celerità nel disbrigo di ogni pratica di assunzione di uno straniero nell’ambito della gestione dei contingenti. Nella nostra impresa è regola ferrea di cercare in prima istanza il personale fra gli svizzeri e i residenti e, anche se può sembrare una forzatura, quella di offrire un salario decisamente più alto a chi vive in Svizzera.

Occorre però tenere nella massima considerazione alcune realtà ticinesi contro le quali dobbiamo batterci con molta decisione.

 

Il fenomeno della “sostituzione” di uno svizzero più caro con due o tre frontalieri meno cari è da combattere con una legge seria, perché non risponde a una condotta di protezione della manodopera locale. Legge difficile da concepire ma comunque da realizzare. D’altra parte, invito Eros e chi ci legge a riflettere sulla possibilità di fare un censimento dei casi di “sostituzione” in Ticino. Potrebbe essere proprio Il Paese che invita la cittadinanza a segnalare i casi di cui è a conoscenza, e io sono pronto a utilizzare spazi a pagamento in quotidiani allo scopo di aiutare e completare questo censimento. Non mi sembra infatti giusto che si creda di risolvere la descrizione del fenomeno con un eccesso di generalizzazione e intendo dire con questo che sono quasi certo che troveremmo poche sostituzioni. Si vedrà.

 

La realtà ticinese non è caratterizzata dalle sostituzioni, che ci saranno state sicuramente e che sono da combattere con decisione, ma dal cambiamento epocale del ruolo delle banche e delle finanziarie nel nostro Cantone. Esse hanno per decenni creato un benessere economico eccezionale, benessere che oggi non c’è più. Esorto anche qui a fare un’inchiesta su quanti nel terziario hanno visto o diminuire il proprio salario (certe grandi banche) o addirittura sparire il proprio posto di lavoro. Di conseguenza la disoccupazione ospita anche molti di loro, disoccupazione che però mi si dice non essere aumentata da molti anni.

 

Sono aumentati i frontalieri, ma non hanno preso il posto di altrettanti svizzeri. Il calcolo è semplice. 65000 frontalieri a cui si sottraessero 14000 disoccupati diventerebbero 51000, di cui continueremmo ad avere bisogno, se vogliamo credere ad un futuro economico in Ticino che si fondi, anche e soprattutto, su un’attività imprenditoriale. Questi numeri mettono in evidenza la realtà della mancanza di formazione di molti ticinesi. Anche qui mi piacerebbe che si chiedesse la pubblicazione delle qualifiche di tutti i disoccupati. Sarebbe un lavoro serio che darebbe a tutti noi una visione altrettanto seria del problema e toglierebbe a certa politica di bassa lega (magari scritta con la L maiuscola?) che fa di ogni erba un fascio e confonde le idee.

Solo coi numeri si può giudicare una situazione così grave.

 

Esorto quindi le Università ticinesi a occuparsi del gap della formazione dei giovani che potrà essere colmato solo con un orientamento di questa ai bisogni delle industrie locali, così come invito i gestori della disoccupazione a pretendere dai loro iscritti che essi accettino senza tante discussioni, e distinguo, i lavori che vengono loro offerti.

Ben venga quindi “Prima i nostri”, ma insieme a questa iniziativa e proprio per renderla efficace, riorientiamo la formazione dei giovani e chiediamo ai disoccupati di accettare serenamente, magari per periodi di tempo limitati, il lavoro che viene loro offerto, in attesa di trovarne uno che sia di maggior gradimento.

 

Contingenti ben gestiti, reperimento di manodopera qualificata locale, volontà di lavorare seriamente, tutto ciò è la vera soluzione al nostro problema. Sono pronto a organizzare o ad aiutare questi studi nel nostro Cantone.

 

Alberto Siccardi, Presidente Medacta International, Vice Presidente di Area Liberale

 

Nota della redazione: l’idea di un’indagine volta a darci qualche dato più concreto su cui basare il dibattito – che, a nostro parere, va assolutamente continuato ed esteso – ci piace. Il Paese ne discuterà prossimamente la realizzazione con il Dr. Siccardi. Contiamo di poter presto dare ulteriori notizie a questo oggetto.

 

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