Aggregazioni, cantone ridimensionato?

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Piero Marchesi Sindaco di Monteggio

Piero Marchesi
Sindaco di Monteggio

Molti cittadini e politici hanno preso posizione in merito al Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) presentato nelle ultime settimane dal Consiglio di Stato. Un ripensamento dell’assetto istituzionale e politico del Canton Ticino è sicuramente auspicabile, per garantire al nostro cantone efficienza e competitività negli anni. Dopo aver analizzato attentamente il documento PCA, condivido il principio di creare comuni più popolosi, più forti e strutturati. Il fatto di ridurre il numero di enti locali potrà però essere un aspetto positivo allorquando si potrà garantire una prossimità al cittadino almeno come nell’attuale situazione. Il Ticino è attualmente molto variegato, spazia da comuni come Corippo con poche decine di abitanti, alla città di Lugano che ne conta quasi 70’000, una certa omogeneità sarebbe opportuna, se non altro per avere interlocutori più omogenei anche per il cantone. Per definire se un comune è efficiente, il migliore criterio è quello di verificare la soddisfazione degli abitanti del comune stesso. Capacità d’investimento, struttura amministrativa adeguata, capacità di creare collaborazioni, buona offerta di servizi e vicinanza ai cittadini, sono a mio avviso criteri importantissimi. Appare dunque chiaro che, per fornire tutti questi servizi alla cittadinanza, vi debba essere un comune con un formato minimo. In termini di popolazione, 4-5000 abitanti sono considerati il minimo per avere una struttura organizzativa e per giustificare economicamente certi servizi. Questi numeri diventano sempre più realtà anche a fronte dei numerosi compiti e oneri che il cantone, nell’ambito del risanamento dei conti pubblici e non solo, riversa in modo sciagurato ai comuni. Polizia strutturata intercomunale, direttore didattico scolastico, compiti amministrativi e tecnici, oneri in merito alla socialità e quant’altro. All’interno del PCA si evince chiaramente che il cantone auspica che i comuni siano più forti e con maggiori capacità nell’erogare servizi alla cittadinanza, anche in considerazione della prossimità dell’istituzione comunale alla popolazione. Il ragionamento mi vede anche piuttosto favorevole, ma solo a una condizione: se i comuni saranno più presenti e, di conseguenza, più strutturati, l’amministrazione cantonale dovrà fare l’esatto contrario. Il cantone dovrà per forza di cose ridimensionarsi in modo importante, per fare in modo che i costi posti a carico del cittadino vengano ridotti. In parole povere, se il costo per il cittadino a oggi è di 100 (imposte cantone e comune), con la nuova riorganizzazione politica del Ticino dovrà essere al massimo 95, non 120, altrimenti non è chiaro il beneficio di questa operazione. Da troppi anni si discute in merito alla revisione dei compiti dello Stato senza trovare soluzioni concrete, in occasione della discussione sul PCA è inevitabile che si estenda la riflessione anche alla riorganizzazione dell’amministrazione cantonale.  Sono dunque uno di quei sindaci che accoglie il PCA delle aggregazioni con ottimismo e con buona condivisione di fondo, a condizione che anche il cantone apporti una riforma istituzionale e amministrativa radicale e immediata.

 

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