Accordo-quadro? Rafforzamento della via bilaterale?

Lug 14 • Dalla Svizzera • 895 Visite • Commenti disabilitati su Accordo-quadro? Rafforzamento della via bilaterale?

eu-no.ch INFO del 03.07.2014

Due concetti dal «Glossario dell’adesione strisciante», per mostrare con che concetti tranquillizzanti il Consiglio federale dissimula le sue reali intenzioni inerenti all’UE:

Accordo-quadro

Con un accordo-quadro, il Consiglio federale svizzero intende obbedire alla pretesa dell’UE di un’integrazione istituzionale della Svizzera nelle strutture dell’UE. Questa integrazione istituzionale fa sì che la Svizzera sia degradata da Stato sovrano controparte a pari condizioni, a mera  esecutrice delle decisioni e delle leggi dell’UE.    

Con l’accordo-quadro, si mira a un contratto fra la Svizzera e l’UE, il quale stabilisce delle regole superiori vincolanti per tutti gli accordi bilaterali e per le convenzioni fra la Svizzera e l’UE.

L’idea della creazione di un accordo-quadro con regole e convenzioni vincolanti per tutti gli accordi bilaterali con l’UE fu in origine lanciata dall’allora ministra degli affari esteri svizzera Micheline Calmy-Rey. Quando fu chiaro che tale accordo-quadro non si sarebbe potuto raggiungere senza una notevole perdita di sovranità, l’idea sparì dalla discussione. 

Solo quando il presidente della Commissione UE Barroso, pretese nel dicembre 2012 dalla Svizzera “l’integrazione istituzionale nelle strutture UE”, il concetto di accordo-quadro tornò all’ordine del giorno del Consiglio federale. Di nuovo con l’intenzione di anteporre tutti gli accordi e le convezioni bilaterali fra la Svizzera e l’UE alle regole valide per tutti i singoli accordi. Il rapporto fra la Svizzera e Bruxelles dovrebbe essere regolato in un unico accordo-quadro valido per tutti i passati e i futuri accordi.    

Con l’accordo-quadro, il Consiglio federale obbedisce alla richiesta dell’UE di un’integrazione istituzionale della Svizzera nelle strutture UE. A questo scopo, conformemente al “Non-Paper”, la Svizzera dichiara di accettare le tre condizioni seguenti:

  1. La Svizzera è pronta a riprendere “automaticamente” – ossia rinunciando a qualsiasi forma di co-decisione – tutto il diritto creato dall’UE in materia di accordi bilaterali e convenzioni odierne e futuri.

  2. In caso di divergenze d’opinione sull’interpretazione di accordi bilaterali e convenzioni, la Svizzera riconosce la “Corte di giustizia dell’UE (CGUE)”quale suprema e inappellabile istanza anche nei confronti della Svizzera.

  3. Se la Svizzera (per esempio a seguito di una decisione popolare) non può accettare una sentenza (in seguito denominata dalla Svizzera “decisione”) della Corte di giustizia dell’UE, l’UE ha il diritto di emettere sanzioni nella forma di misure punitive (“misure di compensazione”) contro la Svizzera.

     

    Rafforzamento della via bilaterale

    Dissimulando la sua disponibilità a una notevole rinuncia alla sovranità, stabilita nell’accordo-quadro Svizzera/UE, il Consiglio federale tenta di nascondere al sovrano svizzero che, in realtà, questo accordo-quadro distrugge la via bilaterale: con questo accordo,  la Svizzera si lascia degradare dall’UE dal precedente status di partner contrattuale sovrano e di pari diritti, a esecutore di ordini unilaterali di Bruxelles.

    Il retorico rafforzamento della via bilaterale deve nascondere la volontà del Consiglio federale di “aderire subdolamente all’UE” mediante l’integrazione istituzionale della Svizzera nelle strutture dell’UE.

    La lussemburghese Viviane Reding, fino a fine 2014 commissaria della giustizia dell’UE,  in un’intervista rilasciata al “TagesAnzeiger” il 6 dicembre 2013, si è espressa sulle evocazioni del Consiglio federale in merito alla via bilaterale, dandone nel contempo il prezzo da pagare all’UE per il suo proseguimento. Alla domanda a sapere come vedesse il futuro della via bilaterale, Viviane Reding ha detto letteralmente: “Sono da molto tempo dell’avviso che la via degli accordi bilaterali è ormai superata. Abbiamo 120 diversi accordi bilaterali, abbiamo una dozzina di commissioni tecniche: ciò non è trasparente, è burocratico e non più conforme ai tempi. Bisognerebbe discuterne. E come detto: chi vuole partecipare al mercato interno, deve anche adottare il diritto del mercato interno. Il formaggio svizzero è buon9o, ma non in politica”.

    Fino a oggi, in totale 16 “accordi bilaterali” hanno ottenuto la validità tramite votazione popolare. Oltre a ciò, sono state stipulate circa centodieci ulteriori convenzioni, il cui contenuto è ritenuto da entrambe le parti contrattuali d’importanza secondaria. 

    L’accordo-quadro attualmente in fase di negoziato, è superiore a tutti gli accordi bilaterali e convenzioni, e obbliga la Svizzera a integrarsi istituzionalmente nelle strutture dell’Unione europea. 

    Il concetto “integrazione istituzionale” è stato oggetto di critiche in Svizzera, perché è stato collegato alla rinuncia della sovranità e alla subordinazione. Per questo, da alcuni mesi, il Consiglio federale evita questo concetto. Al suo posto, la Berna federale parla di “rafforzamento (oppure “rinnovamento”) della via bilaterale” o anche di “Bilaterali III”.  

    In realtà, con l’integrazione istituzionale della Svizzera nelle strutture UE, si mira a un rapporto fra Berna e Bruxelles che sostituisca la parità fra i partner contrattuali con un rapporto di sudditanza. L’accordo-quadro che dovrebbe codificare l’integrazione istituzionale della Svizzera, è un contratto coloniale che degrada il bilateralismo a un rapporto di sudditanza. Non rafforzamento, non rinnovamento, bensì la distruzione del bilateralismo è il vero obiettivo cui il Consiglio federale mira con l’accordo-quadro. Con questo accordo, la Svizzera passa da partner contrattuale di pari livello a sottomessa esecutrice di ordini. Il Consiglio federale non progetta evidentemente né il proseguimento né il rafforzamento, bensì l’eliminazione del bilateralismo.   

    Se si sottoscrivesse l’accordo-quadro per l’integrazione istituzionale della Svizzera nell’UE, il nostro paese sarebbe obbligato alla “ripresa automatica” del diritto UE, senza qualsivoglia co-partecipazione svizzera. Inoltre, la Svizzera dovrebbe sottostare alla Corte di giustizia dell’UE quale suprema istanza decisionale, in caso di divergenze d’opinione sull’interpretazione degli accordi bilaterali e delle convenzioni. Qualora non potesse accettare una decisione di questa Corte di giustizia dell’UE, dovrebbe sopportare delle “sanzioni” (quindi delle misure punitive) da parte dell’UE. 

    La Svizzera sarebbe suddita dell’UE. Con il termine eufemistico “rafforzamento della via bilaterale” il Consiglio federale dissimula la sua evidente disponibilità a rinunciare alla parità bilaterale, all’autodeterminazione della Svizzera e alla sovranità elvetica.

    L’odierno bollettino UE-NO vi presenta due parole-chiave e il relativo commento, come sono inseriti nel “Glossario dell’adesione strisciante”. Questo “Glossario dell’adesione strisciante” apparirà in questi giorni dapprima in tedesco, un po’ più tardi anche in italiano e francese sul nostro sito Internet:

    www.eu-no.ch

    www.ue-non.ch

    www.ue-no.ch

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