9 febbraio 2015: conferenza stampa di UDC Ticino

Feb 20 • Dal Cantone, Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 759 Views • Commenti disabilitati su 9 febbraio 2015: conferenza stampa di UDC Ticino

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(enm) A un anno esatto dalla votazione sull’iniziativa UDC “contro l’immigrazione di massa”, l’UDC Ticino ha voluto fare il punto alla situazione con una conferenza stampa aperta al pubblico, tenutasi presso l’albergo Dante di Lugano. Relatori: il presidente di UDC Ticino, Gabriele Pinoja, e due consiglieri nazionali UDC, Pierre Rusconi (TI) e Peter Keller (NW).

Gabriele Pinoja ha posto l’accento sulla situazione ticinese che, in attesa dell’applicazione della nuova norma costituzionale, si trova in particolare a doversi confrontare con un crescente numero di frontalieri e di padroncini, con i licenziamenti di Svizzeri e residenti per far posto a stranieri, con dei minimi salariali che non crescono e con la reciprocità fra Svizzera e Italia che, nella vicina repubblica, non viene applicata nei nostri confronti. Da questa errata visione politica di Berna, consegue la disoccupazione il cui tasso in Ticino tocca il 9% (considerando anche le persone a beneficio dell’assistenza), addirittura il 16% fra i giovani e i problemi di traffico e inquinamento causati dal viavai dei frontalieri che quotidianamente si recano al lavoro.

“Purtroppo, a un anno dal voto, si può affermare  che  non si è fatto praticamente nulla; l’articolo votato non è stato ancora applicato, e il Consiglio Federale , malgrado abbia a più riprese detto che la volontà del popolo va rispettata, non ha fatto un granché per eseguire gli ordini” – ha affermato Pinoja. E ha perorato la causa dell’iniziativa costituzionale cantonale “Prima i nostri”, lanciata dall’UDC Ticino per effettuare da subito una svolta sul mercato del lavoro a favore dei Ticinesi e dei residenti. Un’iniziativa che si sposa perfettamente con la votazione federale del 9 febbraio.

Pierre Rusconi ha fatto il punto della situazione in un’ottica federale, più istituzionale e conciliante con la politica condotta dal Consiglio federale – una visione peraltro non del tutto condivisa dal partito – puntando il dito anche su quella parte dell’economia che ha smodatamente approfittato degli accordi bilaterali a scapito della popolazione. Più possibilista verso le autorità federali, ritiene di dover concedere a quest’ultime il tempo necessario per portare avanti il mandato negoziale con l’UE prima di decidere cosa fare.

Peter Keller, consigliere nazionale del canton Nidvaldo, si è espresso in un ottimo italiano (è spesso in Ticino dove possiede un appartamento di vacanza). Molto critico nei confronti dell’atteggiamento del Consiglio federale, ha rammentato che la Svizzera NON è membro dell’UE. “La SVIZZERA NON VUOLE ENTRARE nell’UE, neanche dalla porta di servizio” – ha affermato – “ma il problema è che la maggioranza del Consiglio federale ha altri piani. Questo Consiglio federale vuole più UE e meno Svizzera”. In altre parole, il problema non è l’iniziativa popolare, è il nostro governo.

Ha affermato letteralmente: “Abbiamo un Consiglio federale che non rispetta la volontà del popolo. Abbiamo un Consiglio federale che vuole subordinarci alle regole dell’UE e ai suoi giudici. Abbiamo un Consiglio federale che non dà importanza alle preoccupazioni della sua popolazione, bensì è impegnato a mettersi in mostra a Bruxelles, per fare bella figura. Questo Consiglio federale è inadatto alle circostanze. Questo è dimostrato anche da quanto è avvenuto con la crisi dell’euro. L’economia deve lottare per sopravvivere e il Consiglio federale segue un’utopica “transizione energetica” con conseguenze imprevedibili per la piazza del lavoro svizzera. Un Consiglio federale competente e dotato di senso di responsabilità adesso dovrebbe dimostrare come andare incontro agli imprenditori e dove tirarsi indietro per il bene dell’economia. Ma ciò non succede”. E ha terminato dicendo: “Il nostro Consiglio federale potrebbe farsi valere con la sua forza. In fin dei conti è stato incaricato dal Popolo. C’è forse bisogno di una legittimazione più forte della decisione popolare? Cosa prevede questo incarico? Non vogliamo contratti con la UE che limitano la nostra sovranità. Non vogliamo contratti quadro che ci obbligano automaticamente a riprendere o a sottostare alle regole della UE. Vogliamo un Governo che si impegni a difendere gli interessi della Svizzera e prenda posizione mettendo in atto la decisione del Popolo per limitare l’immigrazione di massa”.

I tre oratori hanno poi risposto alle domande poste dai giornalisti e dal pubblico presenti, intrattenendosi anche informalmente con loro durante il rinfresco che ha fatto seguito alla conferenza stampa.

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