2019: una luminosa croce svizzera o dodici stelle sempre più sbiadite?

Gen 11 • L'opinione, Prima Pagina • 262 Views • Commenti disabilitati su 2019: una luminosa croce svizzera o dodici stelle sempre più sbiadite?

Rolando Burkhard

È passato un altro anno e anche il 2018 d.C. è ormai archiviato per lasciare il posto a uno nuovo. I media si sprecano, come sempre, in retrospettive e previsioni. Retrospettive piuttosto cupe, dappertutto crisi e conflitti. E le previsioni segnate fortemente da una grande insicurezza: a livello mondiale, ma anche per la Svizzera. Che cosa ci porterà il nuovo anno? In generale, in materia di imposte, di politica sociale, di previdenza-vecchiaia, di assicurazione-malattia, di cambiamento climatico, di approvvigionamento energetico, di difesa nazionale, di migrazione, eccetera? Nessuno lo sa, la politica è divisa e al momento sembra essere confusa. Perfino l’astrologia e Nostradamus non ci sono d’aiuto.

Una cosa appare assolutamente prevedibile per la Svizzera: sicuramente, il 2019 sarà un anno cruciale per le nostre decisioni preliminari su quanto dovremo legarci all’Unione europea (UE). Quale convinto Europeo, mi sembrano opportune alcune riflessioni al riguardo.  

UE = non Europa

Sicuramente, l’Europa è il continente più significativo culturalmente ed economicamente (militarmente non più, e perciò non più il più importante) e, in qualche modo, è alla lontana anche la patria di noi Svizzeri. Io mi trovo bene in Svizzera, ma anche in Europa. Ma appunto, in Europa, non nell’UE. L’odierna UE non è stata pensata nemmeno lontanamente dai suoi padri fondatori nel 1957 nella sua attuale forma: un mostro amministrativo monumentale creato dall’amministrazione di Bruxelles per la regolamentazione a livello europea di tutti i settori della vita, in modo che ormai va contro gli interessi di tutti gli Stati membri, perché ognuno di questi ha la sua propria storia, il suo modo di essere, i suoi problemi, aspettative, possibilità e speranze. Tutto ciò non lo si può trattare allo stesso modo o mettere sotto lo stesso cappello, nemmeno con una moneta unica creata artificialmente a tale scopo. Si può capire perciò l’attuale crisi esistenziale dell’UE (Brexit, Italia, Francia, Germania, per non parlare della fallimentare Grecia e l’opposizione di principio degli Stati UE dell’est, eccetera). L’idea della CE e più tardi dell’UE, era sicuramente ben intenzionata, ma tutto è arrivato troppo in fretta e sconsideratamente. Gli sforzi per unificare l’Europa non potevano raggiungere in pochi decenni un obiettivo per il quale già nella sola piccola Svizzera ci sono voluti secoli di strenue battaglie. Questa UE è condannata al fallimento.

La Svizzera in questa UE?

La questione dell’adesione non si pone. Tuttavia, con un accordo-quadro secondo le direttive di Bruxelles, ci troveremmo a bordo di una nave che si trova in alto mare in rotta di collisione, con enormi falle nello scafo, e che naviga senza carte nautiche, bussola e radar, senza alcuna idea della profondità e delle distanze, verso un’utopia immaginaria. Tentare di salvarsi su una nave in quelle condizioni potrebbe farlo soltanto chi si trova in grave pericolo di naufragio. E noi non lo siamo. La Svizzera sta, sotto ogni spetto, meglio di tutti gli Stati UE. Il salvataggio non l’abbiamo bisogno noi, bensì l’UE.

L’UDC è contraria

L’UDC è sempre e di principio stata contraria all’accordo-quadro con l’UE (non per interessi personali, bensì perché animata dai princìpi tradizionali di indipendenza e di autodeterminazione degli antichi Confederati; la Svizzera deve continuare a essere padrona in casa sua). I sindacati e il PS sono contrari solo momentaneamente e per mero calcolo interessato; di loro non ci si può fidare, perché in realtà vogliono l’adesione all’UE. Al contrario, per cinico interesse personale, attualmente parte della nostra economia d’esportazione si schiera accanitamente A FAVORE di questo trattato di sottomissione. Per loro importa solo guadagnare denaro, dell’indipendenza della Svizzera (per la maggior parte, ad avere voce in capitolo al loro interno sono dei manager stranieri) non gliene frega niente, fintanto che i loro conti tornano.

Per l’Europa, ma contro l’UE

Io sono di principio un convinto Europeo, ma un feroce avversario dell’UE. Perché, appunto, l’UE non è l’Europa. Secondo me, un accordo dettato da Bruxelles come quello attualmente sul tavolo, che ci incatena alla nave UE che sta affondando e che mette gravemente in discussione la nostra indipendenza, è improponibile. E perciò deve essere respinto; oppure prendiamoci il tempo, tanto tempo, per pensare perlomeno a un negoziato intelligente, corretto e a pari diritti. La questione dell’adesione all’UE non si pone innanzitutto perché, quando la Svizzera dovesse votare sulla questione, l’UE nella sua forma attuale non esisterebbe comunque più. In Europa mi trovo molto bene anche senza le dodici stelle su fondo azzurro, anche se sono dorate. Ma la mia patria è e rimane una semplice croce bianca su campo rosso.

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