2018: migliorerà la politica estera della Svizzera?

Gen 14 • L'editoriale, Prima Pagina • 437 Views • Commenti disabilitati su 2018: migliorerà la politica estera della Svizzera?

Eros N. Mellini

La domanda è legittima, la speranza anche, ma un certo scetticismo è doveroso, visto che Parlamento e Consiglio federale sono gli stessi del 2017 e che i primi passi della “new entry” del governo – Ignazio Cassis che, stando ai titoli dei giornali, FINALMENTE ha riportato il Ticino nella sala dei bottoni – non sembrano distanziarsi molto dalla deriva che ormai da anni i vari capi che si sono succeduti al Dipartimento degli Affari Esteri (DFAE) hanno scelto di adottare: grande cura della propria immagine (all’estero, in particolare) e totale menefreghismo nei confronti dei reali interessi della Svizzera. Per la verità, i suoi ultimi predecessori – Joseph Deiss (locomotiva della nostra adesione all’ONU, Micheline Calmy-Rey (ideatrice della funesta “neutralità attiva”) e Didier Burkhaler (che ha impantanato la Svizzera in una palude denominata “accordo-quadro”, da cui Consiglio federale e Parlamento non sanno come uscire) – la cura della propria immagine l’hanno interpretata con la continua ricerca dei riflettori mediatici; Cassis non ancora, forse è troppo presto, tuttavia sembra ossessionato dalla paura di non piacere alla gente, il che l’ha portato a intraprendere dei passi patetici di rinnegamento, o anche solo di occultamento, di posizioni assunte in passato, peraltro più che legittime. Rinuncia al passaporto italiano, dimissioni da ProTell (associazione a difesa del diritto delle armi, cui aveva aderito poco prima dell’elezione in Consiglio federale), cancellazione di messaggi su Twitter che potrebbero essere fraintesi, gli sono valsi un articolo nel Tages Anzeiger, nel quale il giornalista Markus Häfliger rileva che il ticinese si è distinto soprattutto per la volontà di “ripulire” la propria immagine invece che per l’attività politica. Non è un inizio incoraggiante, e la smania di apparire da cui erano affetti i suoi predecessori potrebbe poi seguire, una volta terminata questa pseudo-catarsi. Si accettano scommesse!

Le potenzialità di un miglioramento della nostra politica estera ci sono. Ma non senza una spintarella (la più energica possibile) da parte del popolo. Se lasciamo carta bianca alla Berna federale, la deriva non potrà che continuare. Grazie a una purtroppo sempre meno giustificata fiducia in chi ci governa, negli ultimi decenni ci siamo lasciati trascinare nell’ONU e, in totale contraddizione con la nostra neutralità, ci troviamo ora a sostenere delle risoluzioni a favore o contro dei paesi dai quali dovremmo tenere invece la più totale equidistanza (sanzioni contro la Russia, risoluzione contro la decisione USA di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, e chissà quante altre). Non solo, ma, ereditata dai megalomani ministri che hanno preceduto Cassis, abbiamo pure l’ambizione di entrare a far parte del Consiglio di sicurezza dell’ONU, ossia dell’organo che decide a chi fare la guerra e a chi no!

Sempre sostenuti da questa fiducia, diventata ormai una grave malattia, abbiamo votato Schengen, Dublino, miliardo di coesione, nonché la letale libera circolazione delle persone. Schengen = libero accesso in Svizzera a criminali, togliendo i controlli personali alle dogane; Dublino = un accordo che, praticamente, siamo i soli a rispettare, riuscendo a rinviare agli Stati di prima registrazione solo una minima parte dei migranti illegali; miliardo di coesione = che doveva essere “una tantum” ma cui l’ineffabile ministra Leuthard, forse sedotta dai bacetti dell’«amico» Juncker, ha promesso di farne seguire un altro (ma questa volta di euro, ossia 1,3 miliardi di franchi), regalo che l’UE ci ha prontamente ricambiato negando l’equivalenza della borsa svizzera per più di un anno, se non ci piegheremo al ricatto dell’accordo-quadro; libera circolazione delle persone = ricordate? 8’000, al massimo 10’000, immigranti in più all’anno … e sono invece 60-80’000! A tutto ciò si aggiunge – ma non è attribuibile al popolo che non ha mai votato in merito, bensì a un abuso del Tribunale federale – il primato del diritto internazionale non cogente sul diritto costituzionale svizzero.

Ma quante fette dovremo mangiarne ancora, prima di accorgerci che si tratta di polenta?

Potrà migliorare nel 2018 – ma anche in seguito – la politica estera della Svizzera? Certo, ma a condizione che l’UDC non sia lasciata sola a combattere tutte le battaglie. Quest’anno avremo da affrontare, in primis, l’iniziativa per l’abrogazione della libera circolazione delle persone che sarà lanciata a giorni. Ci sarà poi, verosimilmente, la votazione sulla nostra iniziativa per l’autodeterminazione (primato del nostro diritto nazionale su quello internazionale non cogente) che deve ancora essere dibattuta in Parlamento. E se il Consiglio federale, rispettivamente il Parlamento, oseranno varare l’accordo-quadro istituzionale con l’UE, sarà indispensabile il lancio del referendum per impedire che la Svizzera diventi una vera e propria colonia dell’UE.

Come vedete, c’è abbondanza di carne al fuoco su cui chinarci.

Nel frattempo, Buon anno a tutti!

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