17 anni di avventura militare in Kosovo, basta!

Nov 25 • Dall'UDC, Prima Pagina • 457 Visite • Commenti disabilitati su 17 anni di avventura militare in Kosovo, basta!

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Il Consiglio federale vuole prolungare di tre anni l’impegno dell’esercito svizzero in Kosovo, ma rifiuta di decidere che sarà l’ultima proroga. Il proseguimento di questa avventura militare senza scopo e di dubbia utilità in Kosovo, rispettivamente la sua proroga oltre questi tre anni, è un grave errore. I nostri soldati devono finalmente essere rimpatriati. Le risorse che si libereranno dovranno essere investite direttamente nella sicurezza del nostro paese e della sua popolazione.  

Il Consiglio federale intende prolungare l’impegno militare in Kosovo, la cui utilità è più che dubbia, che non risponde ad alcun obiettivo preciso e che, inoltre, viola la tradizionale neutralità della Svizzera. Ancor peggio, rifiuta di porvi fine anche dopo questi tre anni supplementari. Sono ormai 17 anni che “Swisscoy” interviene al servizio della NATO, presto saranno addirittura 20, se la proroga sarà accettata. Se effettivamente la presenza dell’esercito svizzero avesse dovuto servire a stabilizzare questo piccolo Stato, questa missione sarebbe dovuta essere finita da tempo. E da tempo ci si sarebbe anche dovuti porre delle domande circa l’effettiva utilità di questa missione della NATO. D’altronde, quest’ultima ridurrà in un prossimo futuro il suo effettivo in Kossovo, che inizialmente era di 50’000 uomini, a circa 2’600.

Per l’UDC è fuori questione che i soldati svizzeri siano incaricati di “togliere le tende e spegnere le luci” quali ultimi partenti, quando altri paesi hanno già da tempo posto fine al loro impegno o hanno ridotto massicciamente le loro truppe. L’UDC interverrà quindi nelle commissioni di politica di sicurezza delle due Camere e nei plenum, affinché si ponga termine a questa storia infinita. È fuori questione per l’UDC, accettare una nuova proroga senza che la Svizzera fissi un rimpatrio definitivo dei suoi soldati nel 2020. Le risorse che saranno così liberate dovranno essere investite direttamente nella sicurezza del nostro paese  e della sua popolazione.

 

Berna, 24 novembre 2016

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