1° agosto 2014: Salmo svizzero o inno europeo?

Lug 25 • L'opinione • 965 Visite • Commenti disabilitati su 1° agosto 2014: Salmo svizzero o inno europeo?

Rolando Burkhard

Rolando Burkhard

Fra pochi giorni la Svizzera celebrerà la sua festa nazionale, il 1° agosto. Festeggerà la sua fondazione e i suoi 723 anni d’esistenza in libertà e indipendenza. Tuttavia, come raramente è successo in passato, non si sa bene quest’anno quale bandiera sarà issata sul nostro Palazzo federale: sarà ancora quella tradizionale rossa con la croce bianca, sarà una bandiera bianca in segno di capitolazione e resa, oppure già quella azzurra con le 12 stelle, alle quali si spera di aggiungerne una mediante i negoziati con l’UE?

La domanda è legittima, perché la nostra festa del 1° agosto non è mai stata così all’insegna dell’interrogativo a sapere se i nostri 723 anni di prospera esistenza debbano essere sacrificati sull’altare dell’esperimento UE, naufragato dopo due dozzine scarse di anni oppure no. In altre parole, mai come oggi (dopo la chiara decisione popolare contro l’immigrazione di massa) la nostra festa nazionale è stata in tale misura influenzata dal dibattito in corso sull’UE.

Adesso bisogna mantenere il sangue freddo!

L’UE ha licenziato il suo mandato negoziale per le questioni istituzionali con la Svizzera, recentemente approdato da noi tramite indiscrezioni.
La reazione svizzera è andata dalla scocciatura fino all’isterismo: “Per tanto così possiamo anche aderire” (PLR), “Per un paese sovrano non è accettabile” (PPD), “L’UE ci vuole imporre un contratto coloniale” (UDC). Queste sono naturalmente solo sciocchezze, a prescindere da quanto i singoli partiti sosterranno realmente i loro slogan!

Perché l’UE è decisamente partita con grandi speranze e aspettative, rispettivamente con le sue da tempo note pretese massimaliste (Pro memoria: ripresa del diritto UE presente e futuro, totale sottomissione alle decisioni dei suoi propri – per noi stranieri – giudici della CGUE, possibilità di sorveglianza e di sanzioni da parte dell’UE, ecc.). Questa tattica è del tutto comprensibile. Chiunque agisce ragionevolmente così prima dell’inizio dei negoziati. Prima della partita di calcio, anche l’allenatore del FC Vallemaggia declama pubblicamente e chiede alla sua squadra di battere il FC Basilea. Non è nient’altro che una guerra psicologica.

Conformemente a questo principio, la Svizzera dovrebbe partire nei negoziati con l’UE con pretese quali: 1. Nei rapporti giuridici fra Svizzera e UE, valgono l’attuale programma di partito dell’UDC e qualsiasi sua futura modifica. 2. In caso di divergenze fra la Svizzera e l’UE, decide inappellabilmente la Direttiva nazionale UDC (i giudici della CGUDC – la Corte di giustizia dell’UDC – sarebbero Brunner, Blocher, Amstutz, Mörgeli, Schlüer e Mellini). 3 L’UDC sorveglia l’UE circa l’applicazione del diritto svizzero e, se del caso, adotta sanzioni.

Ma, allo stato attuale, sono veramente necessari dei negoziati?

No. Gli attuali accordi bilaterali sono del tutto sufficienti. Non abbiamo mai cercato un’adesione totale al mercato interno UE, né questa ci è in alcun modo necessaria. I nuovi accordi sono unicamente nell’interesse dell’UE (dall’accordo sull’energia alla revisione dell’imposizione degli interessi). Possiamo vivere benissimo nell’attuale situazione. E allora?

Invece di fare già ora un balzo in avanti proponendo (come purtroppo è già successo!) prematuramente all’UE delle ipotesi di negoziato sulle “questioni istituzionali” e con richieste di adeguamento dell’accordo di libera circolazione delle persone, sarebbe meglio:

Per ora, semplicemente applicare in modo autonomo (ossia senza permettere all’UE di mettervi bocca) il nuovo articolo costituzionale sull’immigrazione di massa, conformemente alla volontà popolare: ciò significa limitare l’immigrazione di massa, mediante il contingentamento, a un livello sopportabile per la popolazione (e anche ecologicamente), con la dovuta considerazione per le nostre necessità economiche. Perché, non dimentichiamolo, quale paese con una comunque altissima densità demografica, la Svizzera registra (fatta eccezione per il Lussemburgo) con il 22,8%, la più alta quota in assoluto di stranieri d’Europa e un saldo immigratorio netto per abitante cinque volte più elevato della media UE!

Ciò significa per noi semplicemente aspettare con la dovuta calma come l’UE reagirà poi alla nostra decisione autonoma di applicare l’articolo costituzionale.

L’UE rifletterebbe bene prima di reagire

L’UE, e in particolare gli Stati a noi vicini, reagirebbero con estrema prudenza, perché:
– La Svizzera è per l’UE uno dei principali partner commerciali (e non solo l’inverso);
– la Svizzera, con l’immigrazione e il frontalierato, diminuisce in buona parte l’elevata disoccupazione dell’UE;
– le regioni UE di frontiera ne hanno piene le tasche dell’UE: dopo che già mezzo Nord Italia sogna da tempo un’adesione alla Svizzera, anche in Germania la Svevia e la Baviera manifestano lo stesso desiderio (ciò è per il momento fonte di indulgenti sorrisi, ciò nonostante il tutto è sintomatico della situazione andatasi a creare nell’UE in crisi economica e istituzionale).

Potremmo tranquillamente stare a vedere cosa succederebbe da parte dell’UE, qualora chiudessimo l’accesso ai disoccupati UE e ai frontalieri, se non del tutto, tenendolo aperto soltanto a circa la metà di loro!

Consideriamo semplicemente quanto segue:

– un buon rapporto fra la Svizzera e l’Europa è, sia geograficamente che economicamente, di reciproco interesse (e questo lo sa anche l’UE!);

– l’UE non può ragionevolmente pretendere davvero che noi – quale Stato non membro dell’UE – tramite un’illimitata libera circolazione delle persone, risolviamo fino alla morte i suoi gravi problemi di disoccupazione, sopportando inoltre con Schengen/Dublino, in modo sproporzionato e ben maggiore alla media degli Stati membri, le conseguenze fatali delle sue utopie di frontiere aperte (il numero di rifugiati pro capite è in Svizzera praticamente il più alto d’Europa!).

La Svizzera chiede a buon diritto all’UE nient’altro che delle relazioni corrette in considerazione della sua particolare situazione. Nessuno vuole isolarsi dall’Europa.

Schiller invece di Beethoven!

In questo senso – svizzero sì, ma nel contempo aperto al mondo – vogliamo anche noi continuare orgogliosi a cantare quest’anno al 1° agosto (se possibile proprio durante la nostra festa UDC al Forte Mondascia di Biasca) il nostro inno nazionale (il Salmo svizzero –  e possibilmente non ancora una nuova versione “politicamente corretta” scelta dalla “Società svizzera d’utilità pubblica”) – e non, ormai rassegnati, mugugnare l’inno europeo “alla gioia” tratto dall’ultimo movimento della nona sinfonia di Ludwig van Beethoven.

Invece che a Beethoven, dovremmo piuttosto orientarci sui consigli datici da un altro eminente Tedesco, Friedrich Schiller, nella sua opera “Guglielmo Tell”, nella quale fa dire al nostro eroe nazionale: „Il forte è fortissimo quando solo” ** e „Anche il debole ha un arme” **. E a Gertrude, la moglie del titubante Stauffacher (che teme una battaglia che “una debole nazione di pastori” ** dovrebbe combattere contro “il Signore del mondo” **) Schiller fa dire: “Dio sovviene ai coraggiosi!”**.
** Prima traduzione in italiano di Pompeo Ferrario, Milano 1819.

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