¬L’Europa secondo gli europei

Giu 2 • L'opinione, Prima Pagina • 142 Visite • Commenti disabilitati su ¬L’Europa secondo gli europei

Dr. Francesco Mendolia

La fiducia nell’UE. Le paure che attraversano l’Europa trovano nelle istituzioni continentali un bersaglio sul quale “scaricarsi”. Se nel Regno Unito un atteggiamento freddo nei confronti dell’Europa rappresenta una costante di lungo periodo, nei paesi del Sud Europa si tratta di un fenomeno più recente. Fa un certo effetto, soprattutto in Italia, ma anche in Francia, mettere a confronto i livelli di fiducia nell’UE rilevati (circa) vent’anni fa con quelli di oggi.

Alla fine degli anni Novanta, in Italia, il 73% dei cittadini dichiarava di riporre fiducia nell’Europa: tale dato si è ridotto a meno della metà, all’inizio del 2017 (34%).

Stessa traiettoria e stesso punto di arrivo anche in Francia, che però partiva da un livello di fiducia più basso: anche in questo caso, tuttavia, l’europeismo, da fenomeno maggioritario (57%), è sceso abbondantemente sotto la soglia del 50% e coinvolge oggi poco più di una persona su tre. Italia e Francia condividono grossomodo lo stesso livello di fiducia registrato nel Regno Unito che, dopo il voto sulla Brexit, si appresta ad abbandonare l’Unione. Diversa la dinamica in Spagna dove, nonostante

una certa contrazione della fiducia, l’indicatore rimane sopra la soglia della maggioranza assoluta, grazie a una leggera ripresa nel corso dell’ultimo anno: dal 58% registrato nel 1998, nel 2016 era sceso al 45%, per poi risalire al 52% nel 2017. Traiettoria inversa in Germania, la cui crescente centralità nel progetto europeo si è abbinata a un incremento della fiducia, che oggi si attesta intorno al 55%. È però nei due paesi dell’Europa Centro Orientale, tra i sette in cui è stata realizzata l’indagine, che la fiducia nell’UE raggiunge i massimi livelli. Sia in Polonia che in Ungheria l’indice di fiducia supera il 60%. In altre parole, i paesi che più di recente hanno fatto il loro ingresso in Europa, sebbene l’allargamento che li ha coinvolti risalga ormai a 13 anni fa, esibiscono anche l’atteggiamento più favorevole nei confronti delle istituzioni di Bruxelles. La loro concezione dell’UE si distanzia però dagli ideali che hanno accompagnato la fondazione dell’alleanza continentale: ispirata al pragmatismo e alla domanda di protezione internazionale; più interessata all’integrazione economica che all’integrazione politica. Omissis. In sei su sette, il perimetro della “delusione” supera il 70%, con punte dell’82-83% in Italia e Germania. Persino il 58% dei cittadini britannici esprime il proprio rimpianto per una “diversa Europa”. Ma esistono ancora margini per riconciliare lo spirito del 1957 con la frustrazione del 2017? Per i cittadini del Regno Unito, dopo il “divorzio” tra Londra e Bruxelles celebrato dal referendum del 2016, una riflessione in questo senso sembra arrivare fuori tempo massimo. Ma anche in altri contesti nazionali il quadro appare largamente compromesso. Anche se non irrecuperabile. Certo, in Francia, Italia e Spagna – confermando ancora una volta la criticità dell’area mediterranea – la componente di chi crede che, “nonostante i suoi difetti di oggi, il progetto dell’UE sia ancora importante e debba essere rilanciato” non supera il 50%.

Sfiora tale soglia in Spagna (48%), mentre si scende al 45% per l’Italia e al 40% per la Francia. In tutti e tre i paesi, è ampia, prossima al 40%, la frazione dei “delusi”: persone che credevano nel percorso avviato dai Trattati ma che, visto come è stato realizzato, pensano che non abbia più senso. La quota residua

è invece formata da persone che non hanno mai creduto nell’Europa unita: il 19%, in Francia; il 16%, in Italia; il 12% in Spagna. Anche in questo caso è la Germania, insieme a Polonia e Ungheria, a veder prevalere in modo più netto gli atteggiamenti favorevoli nei confronti dell’UE, o comunque ottimisti circa la possibilità di rilanciare il patto tra i paesi del Vecchio continente. Omissis.

(Febbraio 2017-X Rapporto sulla sicurezza in Italia e Europa)

——————————————————————————————————

Le marce di Sala e Grillo? A Milano e Assisi le fabbriche di sogni

Sogni per tutti è l’essenza delle due manifestazioni in cui, con tutto il rispetto per i 130000 partecipanti che hanno marciato a fianco di una politica ipocrita e surreale, si è giocato con la pelle di tanti italiani già sufficientemente solidali.

Poveri, emarginati, migranti economici e rifugiati, tutti ricordati nei cortei.

Gli unici dimenticati? I 59 milioni d’italiani che da tempo comprendono, lavorano accolgono, ma forse non la pensano al cento per cento come il popolo delle marce.

La prima nel centro di Milano, sostenuta dal Sindaco Giuseppe Sala e dall’assessore per le Politiche Sociali Pierfrancesco Majorino a favore dell’accoglienza per tutti, senza muri, se e senza ma.

La seconda, da Perugia ad Assisi, promossa dal lider maximo Beppe Grillo per manifestare contro la miseria e le diseguaglianze e per promuovere il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia dei pentastellati. Omissis.

Ma come è possibile manifestare sull’accoglienza nel paese più accogliente del mondo? Ma forse non basta. Da ieri i politici presenti insieme alle ONG, ai centri sociali, agli orientali, agli islamici marcianti hanno voluto manifestare per dire ai tantissimi volontari, medici, militari, paramedici che 24 ore su 24 in mare e in terra raccolgono, curano e aiutano il popolo dei migranti che non stanno facendo abbastanza.

(affari italiani.it di Daniele Rosa)

————————————————————————————————

Dopo Macron l’Europa cambia volto

Omissis. Sull’esito delle presidenziali francesi rimane l’ombra dell’elevato tasso di astensione (25,4% di astensione pura, più 8,5% di schede bianche), la più forte dal 1969. Inoltre, i quasi 11 milioni di voti per la Le Pen, un risultato mai visto prima, riflettono l’insoddisfazione di una larga parte della popolazione che ha voluto bocciare i partiti tradizionali. Omissis. In Europa è stata confermata l’attuale politica monetaria. Mario Draghi, nella conferenza stampa successiva alla riunione del board della BCE di fine aprile, ha ribadito la coerenza degli strumenti monetari adottati fin ora con l’attuale scenario economico. Ha inoltre evidenziato il superamento dei rischi di deflazione, sebbene il quadro di rialzo dei tassi inflativi non sia ancora soddisfacente. Pertanto il consiglio direttivo della BCE ha deciso di mantenere invariato il livello dei tassi di riferimento, confermando gli acquisti netti di attività condotti al nuovo ritmo mensile di 60 mld di euro sino alla fine di dicembre, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi coerente con il proprio obiettivo d’inflazione. L’esito delle votazioni presidenziali in Francia ha diffuso fiducia per il progetto europeo; il risultato elettorale del secondo turno ormai incorporato dai mercati ha permesso il proseguimento del trend di riduzione degli spread a favore dei paesi periferici. Le vendite delle emissioni tedesche hanno portato il decennale a un livello superiore a 0.4%. Il comparto francese ha beneficiato della fiducia degli operatori, con il relativo effetto sullo spread, ritornato ai livelli di inizio anno sotto i 44 bps. Lo spread Spagna verso il Bund tedesco decennale si attesta sotto i 120 bps mentre la relativa scadenza della curva italiana oscilla intorno al livello di 180 bps.

Per quanto riguarda la componente valutaria, si segnala la decisione di eliminare il fondo monetario in valuta svizzera che era stato introdotto come strumento di copertura nel caso della vittoria della candidata di estrema destra e anti-Euro Marine Le Pen alle presidenziali francesi.

Il mercato valutario ha infatti fatto registrare un ulteriore rafforzamento dell’Euro nei confronti del dollaro, in virtù dei positivi dati economici, dell’assenza di sostanziali novità nel programma economico divulgato dalla BCE ma, soprattutto, della graduale diminuzione nelle probabilità di vittoria della corrente anti-euro sostenuta da Marine Le Pen.

Omissis.

(My Uniblog)

Comments are closed.

« »